Agitazioni novelle della politica, e mi sto divertendo

Se la “sinistra” (scrivo così per sintesi, per modo di dire), prima del 4 marzo si fosse agitata metà della metà di come si agita ora, non dico che avrebbe vinto le elezioni, ma almeno avrebbe evitato la magra figura nazionale, seguita da magrissime regionali e comunali. A Bolzano, per fare un esempio, il PD ha preso il 3.8%

Adesso si muovono, a cose fatte e finite, non tanto il PD, la cui preoccupazione è quasi solo il congresso, ma frange minoritarie e accese come LeU, Bonino e roba simile; tutti miracolati dalla legge elettorale, o sarebbero a casa al caminetto, però tentano di darsi da fare.

Leoluca Orlando Cascio, per l’ennesima volta sindaco di Palermo e per l’ennesima volta a promettere primavere e rinascite e rivoluzioni mentre la sua città affoga nella spazzatura, si è posto alla testa del moto contro la legge sicurezza.
Dice che non la rispetterà, il che, in bocca a un sindaco, è molto grave. Dice che iscriverà gli stranieri all’anagrafe, il che è solo una perdita di tempo per gli impiegati: se, per esempiuccio, mandasse agli stranieri il certificato elettorale e quelli andassero a votare, qualsiasi giudice di pace annullerebbe al volo le elezioni.
Dice che si rivolgerà alla Corte Costituzionale. Non può farlo come sindaco o come singolo cittadino, ma, con una qualche procedura, un avvocato e un giudice potrebbero farlo. Mi pare mill’anni, così vediamo.

Nota importante: De Magistris, che ha studiato legge a differenza di suoi colleghi ex giudici, se la cava con l’elegante formula che la legge Salvini sarebbe “contro lo spirito della costituzione”; e non dice incostituzionale, perché, a differenza di Grasso, conosce il diritto, e sa che la legge Salvini di incostituzionale non ha nulla.

Chiunque può non essere d’accordo con Salvini e la sua legge. Ebbene, esiste il referendum abrogativo. Servono 500.000 firme (di cittadini italiani veri!!!); poi, se il referendum è ammesso, perché sia valido bisogna vadano a votare il 51% degli elettori, cioè circa 33 milioni. Ricordate tutti, credo, quanti referendum sono andati buca negli ultimi anni; a parte che, stando ai numeri del 4 marzo e seguenti, e ai sondaggi, se li possono scordare, 35 milioni; nemmeno 15, se tutto va come sognano.

Interviene, dicono i giornali, la Chiesa: e no, ha parlato il cardinale Bagnasco, il quale è stato, fu, il presidente della CEI; attualmente, non lo è, e parla a titolo personale. La Chiesa interviene con documenti scritti in latino, che si chiamano encicliche. Esiste anche il magistero, ma se ogni parola del papa fosse magistero, allora io, da cattolico, dovrei anche credere che le due figure migliori d’Italia sono, come disse pubblicamente il papa, Napolitano e la Bonino, cioè due atei, una delle quali fece carriera con gli aborti clandestini. A me non passa manco per la testa di stimare la Bonino. Napolitano, tutto sommato, vecchio comunista ed ex fascista, è una comune persona a modo come ce ne sono milioni; ma non è certo il migliore di questa sconclusionata Italia. Tanto per capire che non ogni parola è magistero. Aspetto, se mai, un’enciclica o altro documento scritto: sempre in latino.

Perché in latino? Perché se uno scrive in latino, prima è costretto a pensare: analisi grammaticale, analisi logica, analisi del periodo, proposizioni, consecutio temporum… Insomma, non si parla a caso, in latino. In greco classico sì, ma non si usa, nella Chiesa, dai tempi di san Girolamo.
Con tutto questo mi sto divertendo. Dopo anni di papavero e catalessi, almeno in questi mesi si ridesta un poco di politica.
Anche all’interno della maggioranza si litiga: non è un’alleanza ma una coalizione. La differenza è sottile: i coalizzati sono dei perfetti estranei che si uniscono per raggiungere un fine in qualche modo comune. Esempio, le molte coalizioni degli Europei contro la Francia e Napoleone. Ebbene, durante il Congresso di Vienna del 1814-5, i coalizzati stavano per dichiarare guerra alla coalizzata Prussia che voleva la Sassonia: poi si misero d’accordo, e l’accordo durò, con qualche screzio, fino al 1914.
Staremo a vedere.

Ulderico Nisticò

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