Alleluia alleluia: finalmente un film RAI sulla mafia in Calabria

Io sono convintissimo, certissimo, senza averlo visto e tanto meno volerlo vedere, che il film Rai “Liberi di scegliere” è un… no, il capolavoro mondiale di regia, soggetto, testo, recitazione, sceneggiatura, scenografia, musiche, luci, canti e balli; e vincerà tre Oscar, sei Leoni d’oro e dodici Gatti di fate voi. Non so se sono stato chiaro.

Davvero un’ideona, un film sulla mafia in Calabria: chissà come mai non ci ha pensato nessuno, prima di ieri sera? Finalmente, in tutta Italia, poi in Europa, poi in tutto il Sistema Solare, si saprà che in Calabria c’è la mafia, detta più esattamente ndrangheta. Le mie più sincere congratulazioni.
Ora parliamo senza l’evidente ironia.

Dite voi, ma che c’è di male a girare un film sulla mafia in Calabria? Niente, ragazzi: in Sicilia saranno alla non so che serie di Montalbano; in Umbria, all’undicesima di don Matteo; in America si sono fatti i miliardi con il Padrino. E allora?

E allora, c’è che in America hanno girato anche, unici al mondo, dei ferocissimi film antiamericani; però poi ne girano mille di altro e tutt’altro segno: commedie, tragedie, comiche, western… E Montalbano è sì un valido commissario, però, tra un’impresa epica e l’altra, amoreggia, mangia, scherza… insomma, va in ferie, e non è antimafia a tempo pieno, o, come direbbe l’intellettuale calabrese di sentimenti europeistici, full time.
E in Sicilia con le gesta del furbo funzionario di PS, fanno vedere chiese, mari, paesaggi… Lo stesso per il pio Matteo in Umbria.

In Calabria, facce tristi e tese; paesaggi degradati; dialoghi scontatissimi e buonisti; e i cattivi medesimi appaiono cattivi per forza, senza piacere, giusto perché non hanno trovato un posto di bidello. E che caspita, solo loro non avevano un parente sindaco o deputato?

Ironia, conflitti… che sono il sale del teatro e del cinema, mai. I buoni sono buoni, i cattivi cattivi; intermedi, non ce ne sono. Il dubbio, che è l’inizio della sapienza, non se ne parla nemmeno. Insomma, il trionfo del politicamente corretto.

Ma, una volta tanto, non si può girare un film senza mafia, in Calabria? Per esempio, un giallo, con uno o più morti, però morti per delinquenza normale, comune, disorganizzata? Per ragioni strettamente private? O girare una commedia, in cui dei calabresi ridano e facciano ridere? Un filmone storico dai banchetti del re Italo ai giorni nostri? Una storiella quotidiana di amori e risvolti amorosi? E far vedere castelli, monumenti, parchi archeologici, montagne, marine, città…

E ce ne sono stati, film girati in Calabria, anche, soprattutto senza mafia: e lo abbiamo dimostrato. Ma poi arriva la mazzata, e tutti vedono solo una cosa: c’è la mafia in Calabria.
E invece, quanta storia, volendo; quanti paesaggi, volendo; quante varietà di paesi… Ma volendo, chi? L’intellettuale ufficiale calabrese, a forza di recitare la pare del depresso, alla fine è depresso davvero. La depressione, che è una malattia, viene insegnata a scuola come fosse un valore e non un malanno.

A chi glielo vado a raccontare che è il quinto centenario della santificazione di Francesco di Paola; e il 750 di Dante, attento seguace di Gioacchino da Fiore? Alla cultura della Regione: ahahahahah!

Ma la mafia esiste davvero. E come no, esiste; ma perché non possiamo girare un film con un commissario calabrese dal fegato sano e nervi saldi, il quale allegramente arresti i mafiosi e li assicuri alle patrie galere? E magari, tra un mafioso e l’altro, arresti anche i colletti bianchi, la zona grigia, e qualche antimafia segue cena! Una trama piccante, via!

Niente, la cultura ufficiale calabrese è solo piagnisteo… secondo me, quasi sempre fasullo e furbesco.
Intanto io sono condannato a canale 38, Giallo; o, in alternativa, 35, Focus, pieno di babbuini e dinosauri e balene.

Ulderico Nisticò