Avete mai sentito parlare di turismo delle radici?


 La Calabria è, purtroppo, come la raccolta delle bottiglie di plastica: idee che restano solo parole. Nel nostro caso, nemmeno parole, dell’ideona del turismo delle radici: cioè prendere contatto con i discendenti degli emigrati, e attirarli in Calabria a rivedere i luoghi degli avi.

 Attenti, dell’emigrazione si hanno opinioni che sono luoghi comuni facili e infondati, e limitati a un’immagine dal solito piagnisteo retribuito, ovvero, in dialetto napoletano, chiagn’e fotte. E invece il fatto fu molto più variegato: dal 2015 al ’19 era presidente dell’Argentina un Macri, in realtà Macrì originario di S. Giorgio Morgeto; nessuno lo invitò a venire in Calabria, non dico lui, ma almeno mandare qualcuno a dare un’occhiata. A S. Giorgio c’è anche un castello munito di regolamentare fantasma; magari qualche scemo del villaggio rimasto all’illuminismo ha spiegato che i fantasmi non esistono, mentre in Toscana e Umbria con quello spettro ci farebbero i milioni. A proposito: è falso che l’emigrazione meridionale sia iniziata nel 1861; e bisognò aspettare i primi del Novecento. Molto, molto prima, emigrarono i Bergoglio: e se c’è uno che ha la faccia del piemontese è proprio Francesco.

 E nemmeno emigrarono solo degli affamati. Nel mio piccolo, cent’anni fa due fratelli di mio nonno Ulderico, entrambi farmacisti come vari avi dal XVII secolo, emigrarono uno in Brasile e l’altro in Argentina. Potrei rintracciarli in internet: ma mica me li posso accollare io, se i pronipoti decidessero di visitare Cardinale; e tutto il resto da Serra a Scolacio a Stilo a Gerace… Servirebbe un sistema, appunto, di turismo delle radici, cioè ricognizione degli eredi degli emigrati, e organizzazione della loro presenza in Calabria, con itinerari, con pubblicazioni in spagnolo brasiliano inglese, e con presentazione della Calabria vera, quindi niente piagnistei e niente invenzioni di un superpassato che non ci fu… come non ci fu in nessuna parte del mondo. E farli mangiare calabrese, non sofficini che li mangiano già a N. York e Rio.

 Sapete se Regione, Province, Comuni e “tour operator” stanno facendo qualcosa nel senso del turismo delle radici? Sul serio, dico, non parole al vento e a favore di tv e stampa amiche. Io non so nulla di nulla: potete informarmi?

 Soverato? Non ne ha bisogno: siamo già la Perla dello Ionio. Sabato sera i vicoletti ospitano ragazzini che a contarli non sono molti ma lo spazio è stretto e paiono una folla. I cittadini, andremo al mare. Quelli dei paesi continueranno a girare inquinando in cerca di un parcheggio gratis a due passi dalla spiaggia, tra un motorino e l’altro dalla marmitta rotta. Dal 20 luglio al 20 agosto – se tutto va bene – ci saranno anche forestieri. Immaginate se vengono d’oltre Oceano a settembre, quando è già difficile a Soverato trovare una birra, altro che… Il 2024 si trascinerà come è l’andazzo dagli anni 1980, il quale fa comodo a tanti.

Ulderico Nisticò