Avventura teatrale all’Expo

expocalabria Il 28 luglio sarà rappresentato all’Expo di Milano lo spettacolo in replica “Vivariense dei pesci e delle anime”, ispirato alla figura di Cassiodoro. La prima è stata data a Squillace, il 5 giugno per le scuole, il 13 per il pubblico; e si vede che fu con successo, se il GAL del presidente Puntieri chiede di portarlo così lontano, nella vetrina universale dell’Expo. Sarà Cassiodoro Mario Maruca; e dialogherà con un uomo moderno, che è lo stesso autore del testo, U. N. Attraverso questo espediente scenico, si affronteranno quattro momenti della personalità del grande del VI secolo: il politico, il teologo, l’uomo pratico amante del territorio, la morte.

 E diciamolo, che almeno una volta sarà in scena una Calabria senza morti ammazzati, e senza furbastro piagnisteo e antimafia segue cena. Forse qualche milanese si chiederà chi mai fu questo Cassiodoro, e, incuriosito dal teatro, ne vorrà sapere di più, e si farà un’idea della Calabria meno pacchiana. Qualche romagnolo si accorgerà che Ravenna era anche la capitale di Teodorico e di Cassiodoro. Qualche tedesco penserà a Cassiodoro e ai Goti… Del resto, le opere di Cassiodoro si trovano solo nei “Monumenta Germaniae historica”.

 Qualche francese no, perché da quelle parti raccontano solo le vittorie, e sicuramente ce l’avranno con Cassiodoro e Teodorico, che nel 507 mandarono Eutarico a dare uno squasso di legnate a Clodoveo re dei Franchi e gli tolsero la Provenza.

 Milanesi, francesi, tedeschi, romagnoli? Veramente anche in Calabria non è che si sappia molto, di Cassiodoro, a parte la frase fatta, e del tutto sbagliata, che avrebbe fondato “la prima università d’Europa” sei secoli prima di Bologna!

 Per mezzo del teatro, mostreremo Cassiodoro prima “corrector” (non tradurrò governatore, per noti motivi!) di Lucania et Bruttiorum con capoluogo Reggio; poi segretario e consigliere di re Teodorico; prefetto del pretorio, o primo ministro, degli ultimi re ostrogoti. Il suo progetto politico è di uno Stato retto dalle leggi e istituzioni civili romane, e difeso dalla forza militare dei Goti. È un intento sorretto da un chiaro supporto teologico: anche la “Città dell’uomo” può essere giusta, se la guidano la Rivelazione divina e la sapienza giuridica e politica dei Romani. È una risposta all’interrogativo di sant’Agostino se può esserci anche una giustizia terrena, e la risposta di Cassiodoro, diversa da quella agostiniana, è sì, se la legge viene sorretta dalla forza legittima dello Stato.

 Il progetto fallì per la Guerra gotica (535-53), che annientò i Goti; sottomise l’Italia a Costantinopoli, che poi non la saprà difendere dai Longobardi. Ma Cassiodoro si ritirò dalla vita attiva, e dedicò la seconda parte della sua lunga giornata terrena agli studi.

 È dunque una figura di squisita umanità, che seppe vivere a pieno il suo tempo difficile, salvando quanto poteva della romanità e iniziando una nuova storia.

 Perciò è anche una figura teatrale; o, se mai potessimo, da un grande film.

 La Calabria ha disperato bisogno di migliorare la sua fosca, anzi grigia immagine: all’Expo, il 28, daremo una mano.

Ulderico Nisticò

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