Calo di demografia e di qualità a Soverato

I numeri sono pesanti: Soverato sta subendo un netto calo demografico; ed è scarsa consolazione che il calo sia di tutta la Calabria.
E non è nemmeno del tutto vero, se vediamo crescere Montepaone, Davoli e Laganosa di Satriano. C’è dunque un calo tutto soveratese, e che dobbiamo esaminare senza vanagloria di perle e perline, e senza quella spocchia ereditaria dei Soveratesi, tanto, ma tanto simile a quelle famiglie povere che vantano un nonno barone. Proviamo ad analizzare:

1. Soverato, quando era un centro economico importante, con grandi commerci, artigianato di valore, industrie, pesca, cioè attività economiche genuine e produttive, aveva sempre pochi abitanti. I 5.000 vennero raggiunti sono verso gli anni 1960.
2. La crescita numerica avvenne per i servizi e non per l’economia produttiva. Negli anni 1970 vennero aperti ospedale, scuole, uffici vari… Intanto, proprio intanto, chiudevano i commerci all’ingrosso e le botteghe artigiane. Insomma, Soverato subì la terziarizzazione, che sulle prime parve un progresso e ancora qualcuno lo vanta, oggi si rivela un fattore di crisi.
3. Le categorie sociali più rappresenta divennero: professori e addetti vari alla scuola; medici e addetti alla sanità; avvocati; impiegati anche di Catanzaro… Da questo, la favola che Soverato sarebbe la città più ricca della Calabria: ma è solo che i conti vengono fatti sul reddito fisso.
4. Il turismo, cioè i pochi giorni estivi di balneazione, porta qualche soldo, ma richiede scarso lavoro, e solo provvisorio.
5. I giovani emigrano, non trovando in città alcuna prospettiva.
6. Mentre il valore degli appartamenti scende di molto (leggete le vetrine delle agenzie), i proprietari di magazzini continuano a pretendere, per altro inutilmente, fitti esosi: donde le decine di saracinesche malinconicamente abbassate con scritte patetiche!
7. Il reddito fisso, che era quasi ricchezza fino agli anni 1990-2000, è oggi palesemente insufficiente al costo della vita in euro.

Ma, come spiegavo nel punto 1, il problema non è il numero di abitanti, è la qualità, che qui prendo in esame sotto gli aspetti sociali ed economici.

– Non ci servono più persone per fare numero, tanto meno se l’aumento dovesse essere immaginato con certe idee balzane.
– Se fosse vero, come ancora qualche calabrese crede, che la scolarizzazione sia cultura, Soverato supererebbe Atene e Firenze per glorie artistiche e letterarie; e invece le molte centinaia di insegnanti danno sì il massimo di professionalità, ma pochissimo e niente in termini di cultura, e meno del minimo in termini di socialità. Con qualche rara eccezione, ma potrei fare nomi, nomi ritenuti illustrissimi dalle leggende metropolitane, di gente di scuola che mi ha confessato non aver mai messo piede a Roccelletta, cioè Scolacium, km. 17! Idem, credo, per la Pietà del Gagini.

– Lo stesso per medici etc.
– Serve un ripensamento radicale dell’economia soveratese, con due punti di forza: un turismo che non sia folla di passaggio a ferragosto, ma di decente durata e non limitato ai bagni; e servizi adeguati al 2018 ormai 19, e non fermi, come sono, agli anni 1980 ad essere ottimisti.

Ulderico Nisticò

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.