Caminia e gli abusivi legali e le leggi corruttrici

È probabile che il fetore del corso di Soverato sia dovuto ANCHE ad allacci abusivi: ecco un esempio olfattivo di come sia diffuso in Calabria l’abusivismo edilizio. Attenzione, però, perché la faccenda è molto più complicata di come la fanno gli ecologisti della domenica e i legalitari talebani.

L’abusivismo è raramente totale, nel senso che Pinco Palla una mattina ha costruito dal nulla la Torre di Babele; più spesso, Babele era una casetta colonica monolocale ampliata di anno in anno; o la Torre è stata fatta passare per casa colonica, e magari hanno pure preso i contributi… Tutto legale.

Trapela che almeno alcune delle villette di Caminia hanno una storia simile: una tettoia, poi la tettoia era rotta e ne hanno fatto un tetto; poi il tetto ha bisogno di sostegni e muri… Hanno, è un verbo con soggetto sottinteso: chi? Facilmente, la moglie residente a Stalettì di marito residente a Milano, ed entrambi a Milano domiciliati 11 mesi, poi – due cuori e una villetta – vacanze al mare. Tutto legale, vero? Sì, tutto legale.

Si viene a sapere che alcune villette sono state oggetto di compravendita; e molte di fitto estivo, ovviamente in nero. Ma ci siamo abituati, Soverato inclusa, anzi in testa.

E l’allaccio della luce, dell’acqua corrente? Se andiamo a scavare, troveremo un condono, un permesso, un foglio di carta qualsiasi – legale! – per cui ecco l’acqua, ecco la luce. E magari scopriremo che qualcuno – cittadino modello – ha pure pagato le tasse comunali. Tutto legale… o quasi. E giù ricorsi fino alla Corte Costituzionale, che di solito dà ragione a chiunque accampi un diritto qualsiasi. Tutto legale.

Passeranno altri annetti, prima che l’unico pollo su 71 si veda demolita, e nemmeno tutta, l’abusiva sua casa al mare.

E qui occorre una riflessione, già affacciata da Tacito tra I e II secolo d.C.: corruptissima republica, plurimae leges; ovvero, in uno Stato corrotto dilagano le leggi; e quando la legge manca, c’è sempre una sentenza creativa di TAR e Corte di Cassazione; e qualche regolamento comunale; e qualche guazzabuglio della Regione, per mano di impiegato ciuco strapagato, in pessima lingua italiana, e perciò suscettibile di ogni poetica interpretazione.

Il risultato è che tutti abbiamo ragione; e che ogni tanto si legge che il delinquente esce di galera per tornare a rubare; e che tutti siamo abusivi e tutti legali.

Qui urge un Giustiniano (527-65 d.C.), il quale faccia come il grande imperatore: 1. raccolta di tutte le leggi e leggine; 2. cancellazione e riscrittura ex novo; 3. riduzione delle norme a non più di cento parole; 4. divieto ai giudici di interpretazione ideologica e filosofica e morale e sociologica: alla lettera!

Del resto, con cento parole, che vuoi interpretare? Ecco un bell’esempio di parole dieci: “Si noctu furtum faxit, si im occisit, iure caesus esto”. Anche il più fanatico dei giudici buonisti evolutivi, avrebbe le sue difficoltà a dimostrare che la notte era giorno, per poter premiare il ladro e condannare il proprietario! Attenzione, è successo, con risarcimento danni… ai criminali!

Ed era tutto legale. Ahahahahahahahahahah!
Con queste premesse, volete che non provino a scansarsela anche a Caminia? Ne riparleremo tra qualche mese.

Ulderico Nisticò