Carrellata di politica estera

 Dal 1943, l’Italia ufficiale ha sempre avuto due politiche estere, una ufficiale e una clandestina. Secondo quella ufficiale, l’Italia è sempre stata entusiasticamente a rimorchio di qualcun altro: Stati Uniti, NATO, Europa, Israele, ONU… per i vecchi comunisti, anche l’allora URSS. Quella clandestina, e spesso unica reale, è ben difficile da seguire, e basti un esempio: a parole con tutto il cuore per Israele, di fatto in ottimi rapporti con gli Arabi.

 Quanto all’Europa, il ritornello che “ce lo chiede l’Europa” ha rimbombato nelle nostre orecchie nella maniera più acritica, soprattutto quando si trattava di aumentare tasse e diminuire interventi sociali. I governi di centrosinistra, ma anche Berlusconi, si sono adeguati a qualsiasi ordine di Bruxelles, e anche oltre. Esempio, la dissennata guerra di Libia del 2011, voluta da Sarkozy con Cameron al guinzaglio, con l’aggiunta di Obama, e l’8 settembre di Berlusconi.

 L’Europa intanto si è fatta sempre più carolingia. Nota storica: il Regno dei Franchi si estese dalla Francia alla Valle del Reno; Carlo Magno sottomise i Sassoni. Morì nell’814, e il suo Impero iniziò a dissolversi, fino alla nascita delle Nazioni europee, organizzate o no in Stati. Si chiama, non del tutto esattamente, Europa carolingia quella che comprende Francia e Germania, con Belgio, Olanda e Lussemburgo; e, per ragioni carolingie, considera periferica l’Italia; e caso per caso tratta la Spagna. L’Italia è rimasta periferica e subordinata, senza mai tentare di porre condizioni all’Europa degli eredi di Carlo Magno.

 Ora l’Europa poco Unita sta rischiando di sfaldarsi come nell’814. Allora la teneva assieme il mitico imperatore, e i suoi successori non ne furono minimamente capaci. Oggi ci sono i successori di Carlo senza Carlo, e nessun politico europeo ha mai mostrato alcuna autorevolezza. L’Europa, del resto, manca di ogni forza aggregante: non ha un ideale, un mito, un sogno, una cosa qualsiasi che susciti un sentimento.

 È l’Europa dominata da due ideologie rigorosamente materialistiche: il marxismo, per quanto annacquato; e il liberalismo. Entrambe le ideologie capiscono solo soldi; e ignorano ogni altro aspetto della vita umana: passioni, sentimenti, idee… Persino il cattolicesimo sembra promettere più il benessere in terra che il Paradiso in cielo.

 Il buffo paradosso è che le promesse di soldi e comodi non si realizzano mica: l’Italia conta cinque milioni di poveri assoluti; e la mia Calabria è l’ultima d’Europa. Insomma, abbiamo venduto l’anima al diavolo; ma almeno Faust ci guadagnava qualcosa; noi, no.

 Ottimo dunque che il Governo Conte – con qualche scricchiolio interno – guardi all’area danubiano-balcanica, stringendo rapporti politici con Ungheria, Albania, Austria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia; e anche Serbia e Montenegro e Croazia e Macedonia; e quella Grecia che, per i suoi errori e per la stratta di Bruxelles, ha urgente bisogno di cambiare rotta.

 Andiamo più lontano. Trump, in solo apparenti contraddizioni, usa la tattica di iniziare con paroloni di fuoco, per poi trovare accordi: lo ha fatto con la Corea, lo sta facendo persino con il Messico. Può essere un ottimo interlocutore, per bilanciare l’Europa carolingia, cioè francotedesca; e i burocrati di Bruxelles.

 La Cina ha un miliardo e mezzo di abitanti, ed è un’economia in grandissima, sebbene disorganica crescita; a sentire loro, sono comunisti, ma in realtà la Cina è tornata confuciana: lavoro, disciplina, frugalità e obbedienza all’imperatore, e, per lui, di fatto ai suoi mandarini; ha un mucchio enorme di soldi, e i soldi vanno investiti. Facciamo dunque benissimo a muoverci in tale direzione.

 Insomma, l’Italia sta facendo una sua politica estera sia ufficiale sia reale, e senza chiedere più il permesso a nessuno; e tanto meno agli eredi malati di Carlo. E l’Europa? Beh, o si dà una mossa, o succederà sempre di più che la Merkel e Macron resteranno ai margini, nel loro impero in impalpabile decadenza.

 A proposito: la Merkel si sta reggendo con gli spilli; e a Macron sta cadendo il governo. Altro che Carlo Magno!

Ulderico Nisticò

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