Catalogna indipendente?

Catalunya+Comarques+EspañolGiornali e tv non ne parlano con evidente paura e censura, ma domenica si vota in Catalogna per l’indipendenza dalla Spagna. Siccome la cosa è notevole in sé, e per diverse vie la sua vicenda s’intreccia con la storia dell’Italia Meridionale, chiariamo le idee.
Il Regno romano-barbarico dei Visigoti si divise in più Stati già prima dell’invasione moresca che, sotto la guida di Tariq (quello di Gebel el Tariq, Gibilterra), nel 711 li spazzò via tutti; il territorio fino ai Pirenei fu arabo, ma la minaccia di espansione venne stroncata a Poitiers nel 732 da Carlo Martello. Gli Arabi iberici costituirono un califfato indipendente da Bagdad, ma presto finirono per dividersi anche loro in emirati di fatto sovrani e in conflitto. Carlo Magno compì una sfortunata spedizione, quella in cui morì Orlando, e si dovette contentare di lasciare sui monti delle piccole contee. Da queste però ebbe inizio la “reconquista” cristiana, che si concluderà con la presa di Granada del 1492, pochi mesi prima che Colombo scoprisse le Americhe.
Nei sette secoli di guerra, successe di tutto, non senza guerre di ogni genere, in cui spesso cristiani e mori erano alleati contro altri mori e cristiani: si leggano sotto questa ottica la storia di Rodrigo Diaz de Bivar, el Cid Campeador, e il ciclo di leggende su di lui.
Ricordo appena, avendole parlato più volte, l’avventura dei trentatré cavalieri calabresi che vinsero i moreschi e fondarono Santa Eufemia sotto Alfonso VII l’Imperatore (1126-57), la cui memoria è duratura e mitica nella provincia di Cordova.
Si formavano allora e si dileguavano Stati, che, verso il XV secolo, si delinearono sostanzialmente in tre: Portogallo, Castiglia e Aragona; ciò di fatto, perché di diritto erano confederazioni di feudi e città; anche quando il matrimonio tra la regina di Castiglia, Isabella, e il re d’Aragona, Ferdinando, creò l’unità politica della Penisola.
Riassunto lampo dei rapporti con il Meridione. Nel 1282 la Sicilia, ribellatasi agli Angiò, chiamò a regnare Pietro d’Aragona, genero di Manfredi; per farla breve, nel 1403 l’isola si trovò sotto lo stesso re aragonese; nel 1442 Alfonso il Magnanimo divenne re di Napoli, dove si trasferì come principe italiano, lasciando alla morte Aragona, Sicilia etc al fratello, e Napoli al figlio Ferrante I; nel 1503, il re d’Aragona Ferdinando (III per noi) divenne anche re di Napoli. Fino al 1708 il Meridione fu legato alle Corone spagnole, e governato da viceré.
Corone, perché l’espressione “Regno di Spagna” è anacronistica, per quanto comunemente usata: il primo a proclamarsi re unitario fu Giuseppe Bonaparte, nel suo breve e disgraziatissimo passaggio, inseguito da guerrilla e Inglesi.
L’Aragona sembrava, più che un regno, il consiglio d’amministrazione di una grande società per azioni, di cui il re d’Aragona e Baleari e Sardegna e Sicilia e conte di Barcellona eccetera era il maggiore azionista soprattutto come abile imprenditore privato! Molto, molto lontano dall’austera e povera ed epica Castiglia.
Ma intanto Aragona e Barcellona perdevano l’autonomia; la ridussero anche gli Asburgo, e la annientarono i Borbone dopo la Guerra di successione 1700-13/4. La Catalogna si era schierata con Carlo VI contro Filippo V; e i Borbone, sulla scorta di Luigi XIV, miravano a un centralismo monarchico tale che poco si distingua dal futuro centralismo giacobino e napoleonico. Ne fu strumento lo “spagnolo”, che è un castigliano elegante e letterario, abbastanza diverso dalla lingua catalata.
Non sappiamo oggi, giovedì, come voteranno i Catalani domenica. Prima di farvi un’idea, però, studiatevi i precedenti. E se dovesse nascere in Europa un altro Stato… beh, dal 1989 sono sparite la Germania Est e l’URSS, ma sono spuntate Repubblica Ceca, Slovacchia, Estonia, Lettonia, Lituania, Russia, Bielorussia, Moldavia, Ucraina, Slovenia, Croazia, Bosnia, Serbia, Montenegro, Macedonia e forse Cossovo: uno più, uno meno…

Ulderico Nisticò

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