Chiesto dal Codacons il sequestro del pozzo di Isca sullo Ionio

“Il Comune di Isca sullo Ionio, per superare la cronica carenza idrica, il 25 luglio 2018 ha adottato una Ordinanza di “somma urgenza” per realizzare di “pozzi di acqua potabile … in modo che si possa affrontare immediatamente il problema igienico imminente con il flusso turistico previsto sin dalla prossima settimana.”
Trattandosi, appunto, di interventi di “somma urgenza” il giorno dopo si è ordinato ad una società di fiducia di “effettuare i lavori di realizzazione del pozzo”. Passano i mesi e la crisi idrica viene brillantemente superata. Finché il 7 dicembre il Comune, facendo seguito a quella Ordinanza, spiega di aver individuato un pozzo nella zona denominata Località Lampi, specificando “il rilascio delle relative autorizzazioni finirebbero per dilatare i tempi senza poter affrontare immediatamente il problema”.

Strano, visto che il ricorso allo strumento della somma urgenza nonchè la soddisfazione esternata dagli Amministratori, lasciava intendere che la spesa sostenuta per la realizzazione del pozzo avesse consentito di poter immettere quell’acqua nella rete idrica comunale.
Per questo motivo il Codacons ha sollevato qualche perplessità, evidenziando come l’area individuata dal comune per la realizzazione del pozzo ricada all’interno della zona per insediamenti produttivi (PIP) ovvero dove vi sono attività potenzialmente inquinanti. Abbiamo, quindi, formulato una istanza di accesso – sostiene Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons – per avere copie delle prescritte autorizzazioni alla realizzazione del pozzo nonchè delle analisi effettuate prima di immettere le acque nella rete idrica.

Il Comune ha subito spiegato di non essere in possesso delle autorizzazioni rilevando come l’acqua del pozzo non sia stata ancora immessa nella “rete idrica”. Ma allora: Se viene adottata una Ordinanza, in via d’urgenza, per “affrontare immediatamente il problema igienico imminente con il flusso turistico previsto sin dalla prossima settimana” com’è possibile che il superamento delle criticità sia avvenuto senza immettere l’acqua di quel pozzo, la cui realizzazione immediata è stata disposta con tanta fretta ? Ed allora, o la “somma urgenza” era una bufala – prosegue Di Lieto – visto che a distanza di otto mesi ancora nulla è stato fatto per ovviare all’atavica carenza idrica … tranne il pagamento della ditta che ha realizzato un pozzo. Oppure quell’acqua è stata effettivamente immessa nella rete idrica.
In questo caso la preoccupazione è dettata non solo dalle analisi inviate dal Comune al Codacons, dalle quali si evince che i parametri microbiologici (Coliformi totali, Escherichia coli, Enterococchi) non sono conformi a quanto previsto dalla normativa vigente. Ma addirittura da quanto attestato dall’ASP di Catanzaro che, con nota prot. 28219 del 6 marzo 2019, attesta che “ad oggi non risulta rilasciato giudizio di potabilità in merito al pozzo artesiano sito in località “Lampi”, significando che mai è pervenuta da parte del Sindaco pro tempore del Comune di Isca Jonio, alcuna richiesta in merito.”

Il mistero s’infittisce. Perché si fanno opere di somma urgenza senza, poi, curarsi di chiedere all’ASP di verificare quelle acque. Per tutelare la salute dei Cittadini di Isca – prosegue la nota del Codacons – abbiamo ritenuto doveroso presentare una dettagliata denuncia e chiedere all’Ufficio di Procura il sequestro del pozzo artesiano nonchè di acquisire tutta la documentazione, presso il Comune di Isca sullo Ionio, presso la Regione Calabria e presso l’ASP, per avere documentale conferma di tutte le nostre preoccupazioni.

Riteniamo doveroso – conclude Di Lieto – che venga accertata ogni responsabilità commessa da chi ha consentito la spesa per realizzare un pozzo in un’area con insediamenti produttivi e, laddove rispondesse al vero, ha consentito che quell’acqua, senza alcun controllo e senza informare l’ASP, fosse immessa nella rete pubblica per essere destinata al consumo umano. Esponendo, in tal modo, la popolazione a rischi enormi.

 

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