Chiodi sulla bara della sanità “indegna” in Calabria

La visita lampo del ministro Giulia Grillo ha mostrato bene che non era affatto lampo la sua preparazione, e la Grillo è perfettamente al corrente del disastro della sanità in Calabria, a cominciare dagli immani buchi di bilancio. E dice che è una situazione indegna.

Parole testuali del ministro:
“Non avrei mai pensato che la situazione fosse così grave. Avevo notizia della gravità che sta soffrendo questa regione e mi metto nei panni dei calabresi in una regione, unica in Italia, che ha visto peggiorati i Lea ed è peggiorato anche il disavanzo sanitario… siamo a -127 milioni di cui 28 extra gettito. Perché dei temerari, per non dire irresponsabili, non hanno fatto il proprio dovere. Abbiamo deficit di 32 milioni all’Asp di Cosenza, 32 a Crotone, 40 a Catanzaro, 22 a Reggio, mentre l’Asp di Vibo è in pareggio perché non eroga servizi e non perché sono bravi. L’azienda ospedaliera di Catanzaro ha chiuso con -28 milioni, il Policlinico -21, Reggio -14. Ho il timore che debbano essere gli stessi cittadini calabresi a pagare questo conto. Dobbiamo trovare delle soluzioni a dieci anni dal commissariamento. Bisogna cambiare squadra e strategia. La situazione deve cambiare. Ho già parlato con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con il ministro dell’Economia e col ministro dell’Interno per un decreto speciale contro una sanità indegna”.
Ora spero che nessun calabrese di qualsiasi specie e razza e idee e banda e loggia e cosca eccetera, nessuno se ne venga fuori con risibili rigurgiti di superbia magnogreca e meridionalismo della domenica, o se la pigli con i Borbone o con Garibaldi (per quello che ne sanno, è uguale!).

Qui delle due è l’una:

– o i numeri della Grillo sono inesatti, e bisogna correggerli non con chiacchiere ma con altri numeri; chi ha da eccepire, eccepisca con dati certi!
– o i numeri della Grillo sono quelli esatti, e allora bisogna vergognarsi.

Ovviamente, bisogna vergognarsi. La sanità, in Calabria, è nata male, e male non poteva che finire. Dagli anni 1970, l’apertura di un ospedale, e furono 42 (in verità, quasi tutti presidi ospedalieri spacciati per ospedali), venne concepita come una fonte inesauribile di “posti fissi”, e mica di medici e infermieri, ma di ogni più fantasiosa categoria: guardarobiere, barbiere, archibugiere, alabardiere, giardiniere… purché finisse in –iere! Seguiva concorso interno alle tre di notte, e l’alabardiere diventava direttore generale.

State zitti, o faccio nomi!
Aggiungo che ogni assunto all’ospedale fu un contadino in meno, un pastore in meno, un artigiano in meno, un commerciante in meno: ed ecco la Calabria ultimissima d’Europa!
Da queste belle pensate vennero fuori Soverato, Chiaravalle, Serra, Soriano, Pizzo, Vibo, Tropea… e sette ospedali nella Piana, uno a 5 km. dall’altro.
I malati veri? Anche ingiustamente e per mentalità, tutti a Milano.

Servono rimedi drastici, non pannicelli caldi. Il commissariamento deve giungere fino ai minimi particolari, alle direzioni sanitarie e amministrative, e sotto controllo di Governo e organi di polizia.
Aspetto con divertita ansia il decreto. Se la Regione si opporrà, facendo la solita figuraccia, sarà la prova, se ce ne fosse bisogno, che la sanità in Calabria è un affare privato e di politicanti, e che nulla ha a che spartire con la salute.

Ulderico Nisticò