Ci sono soldi per le strade in Calabria, e per il ponte


statale 106

 Mi fanno simpatica pena certi amici in palese mal di fegato dopo aver letto che ci sono soldi per la Crotone – Catanzaro. Soldi, non chiacchiere, non predicozzi e proclamazioni in convegni segue cena. E nemmeno i capricci dei sindaci di turno che piangevano per far spostare il percorso sotto la casa della zia.

 La Crotone – Simeri, quindi Catanzaro, è un’arteria essenziale. Sappiamo tutti quanto sia difficile, e anche pericoloso, attraversare Simeri, Soveria, Sellia M., Cropani M., Botricello. Sono abitati sorti nel disastroso periodo degli anni 1950-70, a caso e senza alcun a idea di urbanistica: mucchi di case. Bastava un poco di piano regolatore, e allargare la veneranda 106.

 Accadde lo stesso e peggio da Davoli a sud. Nella parte nord del Golfo di Squillace, almeno, la nuova strada ha tutto lo spazio che vuole per essere tracciata con agevolezza: il progetto prevede che corra a mezza collina, in un territorio ampio e quasi non urbanizzato.

 Ci sono i soldi, c’è il progetto: ora non ci siano impacci di nessun genere. Cosa fatta, capo ha.

 I vantaggi di strade sicure e dritte sono così evidenti che solo chi è in mala fede li può tacere; in particolare, collegare Catanzaro con il Marchesato è un volano di economia, servizi, turismo.

 Ci sono anche i soldi per la Trasversale. Si sta lavorando nel tormentato tratto di Vazzano; stiamo aspettando il tratto Gagliato – Rotatoria. Il Comitato, che ha proposto questo tracciato, ha anche ottenuto il palese successo di impedire che venisse anche solo pronunziata la famigerata parola SVINCOLO. Ci basta e straavanza quello di Soriero ad Argusto.

 E ci sono soldi per la strada delle strade: il ponte tra Reggio e Messina.

 Riflessione finale. Tutti i lavori pubblici sono utili in sé, soprattutto i ponti e le strade. Vero, ma comportano anche un grande beneficio: con i lavori pubblici si assumono menti e braccia; e si crea l’indotto, e la gente lavora, guadagna, crea altro lavoro, mangia del suo, è libera.

 Lavora, la gente: non il solito ente calabrese tipo Prima Repubblica, con 99 dirigenti e un operaio in malattia!

Ulderico Nisticò