Commissari nuovi, vita nuova?

Saverio Cotticelli, con Thomas Schael vice, è il nuovo commissario governativo della sanità in Calabria; una sanità che ha bisogno di essere sanata, e che la politica ha ridotto alla disperazione, e il commissario Sgura, nominato da Renzi contro Oliverio, non ha salvato. Anzi, ha aggiunto guai a guai.

È una storia antica. Partita la riforma, negli anni 1970, la Calabria pensò bene di concedersi 32 (trentadue!) Unità Sanitarie Locali, ognuna con presidente, vice, assessori, consiglieri, maggioranza, opposizioni, giri di poltrone, crisi programmate e non.
Seguì apertura di ospedali come se piovesse, fino al numero di 42. Aperture sulla carta, come quello di Chiaravalle, che attese sei anni senza un mattone ma con gli stipendi; o di Soverato, vent’anni di nulla; e non vi dico di Mesoraca…

Ogni ospedale (in realtà, solo “presidi ospedalieri”) contava uno striminzito numero di medici e di infermieri genuini, e un nugolo di infermieri fasulli, e guardarobieri, giardinieri, alabardieri e somieri… tutti prima o poi promossi con qualche fasullo concorso interno.
Si aggiungano strutture private (e strapagate dal pubblico) come il famigerato Serra d’Aiello, che contò fino a 1.200 addetti; prima di fallire, “solo” 600.

La qualità di tutto questo circo Barnum è stata, detto in generale, mediocre, cioè sufficiente a piccole cose, ordinaria sanità; ma del tutto all’oscuro degli enormi progressi della medicina, e di tecnologie che altrove sono considerate ormai normali e banali, e qui ce le presentano come fossero film di fantascienza. Altrove è quotidiana la nanotecnologia “seduto, leggi il giornale e vattene guarito”, qui ancora parlano di “posti letto” come nell’Ottocento.

Risultato, chi ha una malattia seria e se lo può permettere, si cura a Milano; e qualcuno, in vena di amaro umorismo, sostiene che il più grande ospedale calabrese si trova fuori Calabria. E la Regione paga.

Taglia oggi, taglia domani, le oggi ASP sono solo cinque; secondo me, troppe, e ne basterebbe una. Alcuni ospedali sono stati chiusi o riconvertiti non si sa bene come e a fare che. Con tutto questo e con il blocco delle assunzioni e il rifiuto di Sgura (sa lui perché) di pagare i privati, le spese per la sanità sono una voragine senza fondo come il pozzo delle Danaidi nel Tartaro.

Staremo a vedere cosa faranno i due nuovi commissari, e io non concedo credito alla cieca a nessuno. Chiudo ricordando loro che la Calabria non ha bisogno di primari elettorali, ma di medici al passo con il 2018 ormai 19; e non di passacarte, ma di un computer che funzioni, che può essere messo anche in un bar o in rete con quello di casa; che scopo della sanità è la salute, e non alleviare la disoccupazione dei figli di mammà molto raccomandati e molto laureati con CEPU.
A Cotticelli e Schael, buon lavoro: ne hanno, da fare!

Ulderico Nisticò

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