Cultura e socialità a San Vito

 Assieme al parroco don Roberto Ghamo e al priore Fernando Bilotta, ho parlato della storia e della realtà attuale delle Confraternite. Troverete presto l’intera relazione in internet, e qui solo velocemente riassumo:

  • La vivacità della partecipazione popolare è presente fin dalle origini del Cristianesimo, e negli stessi Vangeli. “Kleros”, prima che clero, significava popolo dei credenti.
  • Nel Medioevo le popolazioni si riunirono attorno alle pievi (“plebem”) e, in genere, alle chiese.
  • Gli Ordini più moderni, i Domenicani e i Francescani, si dotarono di organizzazioni di terziari laici, collaboratori dei conventi.
  • Grande sviluppo ebbero le Confraternite del Rosario dopo la battaglia vittoriosa di Lepanto e per volontà di papa san Pio V, un domenicano. Da questo l’iconografia ben nota: la Madonna consegna il Rosario a san Domenico e a santa Caterina da Siena, una terziaria domenicana.
  • Nel XVIII secolo, i Borbone, sul trono dal 1734, organizzarono le Confraternite, anche in funzione di autonomia dalla Chiesa e controllo dello Stato. Ecco l’origine della comune dicitura “Regia Confraternita”.
  • Le Confraternite furono sempre una palestra di partecipazione, con precise regole elettorali; e di socialità, che giungeva anche alla sorveglianza della vita privata dei confratelli e delle loro famiglie.
  • Le attuali Confraternite hanno superato, seguendo i tempi, la distinzione tra organizzazioni maschili e femminili.
  • Ci sarà un avvenire, per le millenarie Confraternite? Sì, se sapranno essere protagoniste dell’evoluzione dei tempi, avvicinando i giovani con il loro linguaggio, anche quello internet. È una sfida religiosa, sociale e culturale.

 A proposito di cultura, io mi convinco, dando il mio teatro improvvisato di successo, mettendo in scena Normanni e canzoni esistenziali, che sta tornando potentemente il bisogno di cultura vera, quindi senza piagnistei in pubblico e risate in privato (sapeste quanti ne ho visti!), senza politicamente corretto (qualche poeta malinconico che so io, avrebbe rappresentato pacifisti e malaticci sia Giuditta sia Ruggero!!!), ma di cultura nel senso più alto e più nobile e più variegato.

 Me ne convinco, quando parlo e la gente non sbadiglia e non se ne va, e se avessi parlato due ore e venti invece di un’ora e dieci restava lo stesso! Certo, bisogna anche saper parlare.

 E c’è un disperato bisogno di forti e alte e travolgenti emozioni e sensazioni, invece di grigia e polverosa ragione… ragionassero, almeno, fossero ragionevoli!

 In chiesa, c’è bisogno di Dio e dell’anima; altri argomenti, pure importanti, sono solo corollari, e da lasciare ad altri più competenti. Oggi troppo spesso i preti dissertano di anidride carbonica e l’ateo Scalfari pontifica di teologia e duofisismo; e, ovviamente, il popolo non piglia sul serio né lui né gli altri.

 Coraggio, serve una sana e tracotante reazione; e ognuno l’arte sua.

Ulderico Nisticò