“Dopo la prova” al Teatro del Grillo di Soverato tra applausi intensi e standing ovation

Il regista Henrik Vogler sta lavorando alla messa in scena del testo IL SOGNO DI STRINDBERG.

Dopo la prova l’anziano regista (Ugo Pagliai) rimane un po’ da solo sul palco per riposare, riflettere. E’ anziano, ma non ancora troppo vecchio per fare bilanci definitivi. Gli oggetti di scena sono sparsi dappertutto, la prova si è conclusa da poco e mentre è seduto ad un tavolo entra la giovane attrice Anna (Arianna Di Stefano), alla quale è stata affidata una parte importante nel Sogno. La ragazza, con un pretesto, è tornata a teatro (per cercare un braccialetto) pur di avere un contatto con il regista, per parlare della propria parte, ma anche per sedurlo. I due cominciano un dialogo che si muove tra presente e futuro, nel silenzio di uno spazio fuori dal tempo, come l’orologio senza lancette che sovrasta la scena sul lato sinistro del palco. Anna, però, non è solo l’attrice del suo spettacolo, ma è anche la figlia di Rakel (Manuela Kustermann) un’attrice ormai morta da cinque anni di alcolismo, amore passato di Henrik, la quale gli riapparirà per un momento, proprio come in un sogno.

Da questa dimensione onirica, la donna ormai in età matura, esce per affrontare il suo ex amante, mentre Anna rimane immobile, quasi impietrita dietro le quinte, con un orsacchiotto sulle gambe ad assistere alle scenate della madre, disposta a tutto pur di affermare la propria celebrità e rifuggire dal suo aspetto fisico consumato dal tempo le rughe del volto su cui ormai anche il trucco non vuole sapere di rimanere.

Comincia un dialogo con il regista fatto di rivendicazioni e pretese. Una morta che parla, che rivendica una vitalità, vorrebbe ancora esistere sul palcoscenico. Ma è anche assetata d’amore, di vita. “E’ un ruolo concentrato” – dichiara Kustermann – “perché Rakel arriva a metà spettacolo. E’ un piccolo condensato di tutte le possibilità che un’attrice può inserire nel personaggio: piange, ride, si dispera, è allegra, è dolente, è ubriaca e non lo è. Felice d’averlo interpretato perché dà una grande libertà di espressione in scena”.

La pièce si chiude con Vogler e Anna in una scena personale e serrata, molto compromettente, in cui le dichiara il suo amore e che non potrà mai realizzare il sogno di avere una relazione con questa ragazza così giovane. E decide di “liberarla” e mandarla alle prove per una registrazione radiofonica.

Sono i tre personaggi che si confrontano con il teatro, la sua essenza, il valore, le sue trappole e i suoi inganni, in un intreccio costante con la vita, le passioni, i tradimenti, l’abbandono. E’ il dramma del teatrante, quello di vedere tutta la vita attraverso la mente del teatro senza uscire mai dalla rappresentazione.

La regia di Daniele Salvo descrive così questa versione teatrale dell’opera intima di Bergman, nata inizialmente per la televisione e poi trasformata per il grande schermo nel 1984. Un omaggio al grande regista svedese, alle ultime parole che ha scritto dove c’è tutta la fragilità e il rammarico di una vitalità perduta.

Un testo che affascina e commuove in cui sono presenti tutti gli elementi che riguardano Bergman; egli mette in scena se stesso. Un lavoro – ha dichiarato uno straordinario Ugo Pagliai – che mi ha permesso di scandagliare il genio-personaggio di Ingmar Bergman, maestro nello scavare le coscienze e le debolezze dei suoi protagonisti. Bravissima Arianna Di Stefano che si deve confrontare con due grandi attori nel non facile ruolo di Anna Egerman. “E’ stata un’esperienza importante proprio perché mi sono confrontata con due mondi lontani dal mio. Credo molto nello scambio tra generazioni fatta anche di punti di vista diversi, ma che si possono conciliare all’interno dello stesso spettacolo”.

Applausi calorosi e decisi al termine e standing ovation (alla fine del primo turno) da parte del Teatro del Grillo di Soverato, che conferma ancora una volta la proposta di qualità attraverso l’apprezzamento dei suoi attenti e fedeli spettatori.