Felicita e la Grande guerra

inconA distanza di un secolo dalla prima guerra mondiale, il mondo rievoca gli avvenimenti che sconvolsero la vita di tanti stati, decidendone il destino. Scuole, giornali e tv ricordano, attraverso iniziative culturali di vario genere, il più grande conflitto della storia, le sue vittime, i suoi crimini, le sue spaventose perdite.
E poi ci sono i libri. Dal Novecento ad oggi, molti scrittori si sono ispirati alla Grande guerra, celebrandone gli eroi e le memorabili battaglie. Altri, invece, ne hanno narrato gli uomini e i sentimenti, ispirandosi ai racconti di chi quel dramma l’ ha vissuto in prima persona.
Alla seconda categoria appartiene la scrittrice lametina Antonietta Vincenzo, autrice di “Felicita” (Fratelli Gigliotti editore), romanzo che ha riscosso grande consenso da parte della critica. Sullo sfondo dei drammatici eventi della prima guerra mondiale, prendono vita personaggi e sentimenti.
Un romanzo definito dalla giornalista Maria Scaramuzzino “un capolavoro letterario, che rievoca vicende vissute da molti di noi attraverso i racconti dei nostri nonni. Felicita è l’ emblema di una realtà che, in passato, ha contraddistinto per lungo tempo l’ essere donna”.
Secondo lo storico Ulderico Nisticò “Felicita può essere letto da diverse angolazioni. E’ un romanzo straordinario sia dal punto di vista storico che letterario, per il modo in cui gli eventi storici si intrecciano con quelli fantastici. Sotto il profilo storico- osserva- descrive un’ accelerazione della storia, cosa molto rara, perché solitamente i secoli passano, ma le cose restano immutate. Ogni tanto, però, si verificano delle impennate. In questo romanzo viene colto, appunto, un momento della nostra storia locale, in cui sono accaduti degli avvenimenti, come la nazionalizzazione delle ferrovie, che hanno improvvisamente e totalmente modificato la visione della vita e del mondo. La vicenda narrata è emblematica dell’ enorme progresso sociale che ha vissuto chi è passato dalla condizione di contadino a quella di impiegato statale. Il lavoro in ferrovia ha trasformato una famiglia, facendola crescere di livello. In questo contesto Felicita acquisisce autorevolezza. Perché- spiegato Nisticò- è con l’ occhio della storia che va vista l’ emancipazione di questa donna, che ha frequentato la seconda elementare, che sa leggere le lettere provenienti dal fronte, che si è guadagnata il titolo di “donna Felicita” grazie al posto di responsabilità ricoperto da suo marito. Un uomo, Gabriele, che sembra cattivo, ma che in realtà è solo sconvolto dal troppo rapido mutamento dei tempi. Questo libro è la macrostoria di un popolo vista attraverso la microstoria di una famiglia”.
“Le vicende descritte sono cartoline d’ epoca- commenta Pasquale Allegro- che ritraggono scene da un matrimonio benedetto da canti e vino e da guerre combattute con il sangue e l’ignoranza. Un’ambientazione temporale figlia del particolare fascino che quell’epoca storica suscita in Antonietta Vincenzo, un periodo molto controverso ma delicato, a cavallo tra le meraviglie della belle époque e la miseria della Grande Guerra che ha devastato l’Europa”.
E poi, sullo sfondo ci sono gli sconvolgimenti personali. “Scenari di inaspettata meraviglia- dice Allegro. In questo viaggio d’inchiostro che esplora l’anima di una donna, moglie, ma prima di tutto donna, accade la vita su diversi piani, tra stati d’animo reali e sogni sospirati, dove il desiderio e l’amore vivono con delicatezza il bisogno di un’esistenza appagante”.

copertina2Di Felicita abbiamo conversato con l’autrice, Antonietta Vincenzo.

Come viene raccontata la guerra in Felicita?
Nella seconda parte del libro, gli orrori della Grande guerra, che sconvolse l’ Europa e il mondo intero, sono vissuti dalla protagonista attraverso le lettere che i suoi figli, impegnati sul fronte, inviano alla madre. Lettere che, in realtà, filtrate dalla censura, non dicono molto. Ma Felicita, attraverso una fredda analisi delle poche criptiche frasi scritte dai suoi ragazzi, riesce, lentamente, dolorosamente a ricostruire la tragica realtà che non viene descritta. Né dalle lettere, né dai giornali dell’ epoca.
Di cosa parla questo romanzo?
Nella società patriarcale del profondo Sud del primo Novecento, germogliano i primi semi del femminismo. Felicita si muove in un ambiente fortemente maschilista, prevaricatore e spesso anche violento. Tuttavia questa eroina d’ altri tempi, pur ancorata per educazione ricevuta ai pregiudizi dell’ epoca, ai suoi pudori e alle sue fragilità, acquista, dopo un percorso esistenziale difficile e doloroso, la consapevolezza della propria dignità di donna e si ribella a quel sistema di società.

Felicita ne è la protagonista?
A questa domanda rispondo facendo mie le considerazioni di molti miei lettori. Tutti i personaggi sono, in modo diverso, protagonisti. Perché intorno alla vicenda interiore di Felicita si sviluppano le altre storie, ognuna importante e decisiva per la maturazione spirituale della protagonista.

Ci può leggere un brano sulla guerra?
Così scriveva Giuseppe a sua madre in una lettera spedita dalla Libia, datata 1911. “Cara mamma, ho visto i miei compagni crocifissi. Trucidati a colpi di machete. E’ una guerra maledetta quella che stiamo combattendo. Ma quel che più d’ ogni cosa mi sconvolge è che, nonostante tutto, io non riesco a dar torto a quella gente. Nei loro occhi ho visto l’ odio verso di noi. Ma non solo quello. E’ soprattutto gente disperata, che difende con la vita il proprio diritto a vivere. Io sono convinto che non riusciremo mai a vincerla questa guerra perché Dio non può permettere certe ingiustizie. A contatto della miseria di questa terra, ho preso coscienza che ogni guerra deve essere necessariamente maledetta da Dio, perché è solo conseguenza di un sopruso da parte del più forte. Altrimenti, non si ricorrerebbe ad essa”. Felicita non capiva molto il senso di quello che andava leggendo. Intuiva, più che altro, che il suo Giuseppe stava dolorosamente maturando”.

 

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