Femminicidio? No, omicidio

 Il Vico (quel filosofo che tanti colleghi miei saltano perché è italiano, napoletano addirittura!) ci lascia, tra le altre, questa acuta Degnità: “Il vulgo per ogni particulare vuole una legge, non sapendo intendere gli universali”. Ovvero, le leggi particolari sono sempre fuorvianti, e, in mano agli avvocati, facilmente aggirabili.

 L’espressione “femminicidio”, cara alle pochissime superstiti femministe e ai giornalisti di bocca buona, e fin qui passi, ha fatto il suo ingresso nei tribunali, e qui non ci siamo. Uccidere una donna non è minimamente né più né meno grave che uccidere una persona, ovvero commettere omicidio: in latino, “homo” è una parola di genere comune, non maschile, e vuol dire essere umano.

 Il solo affermare che uccidere una donna è una fattispecie giuridica sui generis, è fonte di due seri pericoli:

  1. Quando una donna si rivolge alle forze dell’ordine dichiarando di essere minacciata, il pensiero automatico dell’agente è che si tratti di una storia sentimentale, con tutte le sfumature che detta la fantasia, e con tutti i rischi di banalizzazione e sottovalutazione che comportano le storie sentimentali del tipo lascia e prendi. E invece bisogna che la sua denunzia sia presa sul serio esattamente come se io denunziassi di essere minacciato da uno qualsiasi per un motivo qualsiasi. Ovvio che, se la denunzia è seria, la donna deve soppesarla; e se la sua denunzia è un capriccio momentaneo alla Medea di paese, la deve pagare per reato di calunnia.
  2. Quando, purtroppo, il delitto è compiuto, se lo chiamo omicidio, è omicidio; se passa per femminicidio, ogni bravo avvocato se la cava a colpi di psicologia, psicoanalisi, sociologia, antropologia (tutte della domenica!), e abbiamo visto degli assassini cavarsela con pochi anni e meno.

 Proporrei dunque ai legislatori e giudici di lasciare l’espressione femminicidio ai giornali e alle conferenze e alle professoresse a corto di tracce, e tornare a punire la violenza come violenza, e l’omicidio come omicidio. La legge, alla fine, la devono fare i giurisperiti, non gli opinionisti e i chiacchieroni generici.

Ulderico Nisticò