Freddie Mercury, un genio defraudato

N.B. L’articolo contiene spoiler

Ieri sera sono andato al cinema a vedere Bohemian Rhapsody, film ispirato alla storia artistica di Freddie Mercury. Obiettivamente un bel film, ben girato, ottima fotografia e attori molto rassomiglianti e bravi. Ma c’è un ma! Fanno discutere le numerose “licenze poetiche” sulla vita dell’artista angloafricano (ricordo che Farrokh Bulsara è nato in Tanzania, a Zanzibar) dovute, probabilmente, all’intervento di Brian May e Roger Taylor, entrambi produttori esecutivi e musicali del film, per far esaltare la grandezza della band più che la vita di Freddie. E’ vero che molti di queste inesattezze potrebbero essere dovute ad esigenze cinematografiche, ma non rendono piena giustizia alla personalità di un genio della musica pop/rock.

Innanzi tutto il primo contatto tra Mercury e i suoi futuri colleghi non è avvenuto nelle modalità che ci mostra il lungometraggio. Nel film sembra un evento casuale dove Freddie, dopo aver ascoltato in un locale un gruppo chiamato Smile, al termine dell’esibizione si offre come cantate dopo aver saputo da May e Taylor che il loro performer, Tim Staffell, li aveva appena abbandonati. In realtà Mercury era già attivo come musicista, in una band nota come Ibex, e conosceva bene i membri degli Smile poiché lui e Staffell frequentavano lo stesso istituto d’arte nel 1969 (un anno prima della scena mostrata sullo schermo) e i quattro furono coinquilini prima della defezione di Staffell. Inoltre, Freddie non aspettò l’addio dell’amico per tentate di entrare a far parte della band, ma importunò May e Taylor per mesi. Fino a quando non furono proprio May e Taylor a chiedere a Freddie di entrare nella band.

Un’altra défaillance abbastanza pacchiana riguarda la figura di Mary Austin. Sembra che quest’ultima, secondo il film, fosse una fan degli Smile e che il giorno stesso che Freddie fece la sua proposta di candidatura al ruolo di cantante del gruppo, incontra quella che diverrà la sua compagna, migliore amica e confidente. In realtà i due si conobbero molto tempo dopo, e Mercury trovò il coraggio di chiederle di uscire solo dopo essersi assicurato che fosse definitivamente finita tra lei e il ragazzo che frequentava allora: Brian May. Inoltre, Mary iniziò a seguire la band solo dopo che i due cominciarono a frequentarsi, e il loro rapporto d’amicizia non attraversò mai il periodo di crisi mostrato nella seconda parte del film, quando l’edonismo di Mercury (anche questo esaltato oltre il reale) prende il sopravvento.

John Deacon, bassista della band, seguendo le dinamiche cinematografiche, sembra fosse membro dei Queen fin dal primo concerto nel 1970. In realtà nella vita artistica reale arrivò in formazione solo dopo altri tre diversi bassisti che lo precedettero. Nel film Deacon ha una presenza molto ridotta, da alcuni interpretata come una ripicca di May e Taylor nei suoi confronti per aver abbandonato la band dopo la morte di Mercury: a differenza dei due colleghi, John Deacon ha sempre candidamente ammesso che per lui i Queen sono morti insieme a Freddie Mercury, ed è uno dei motivi per cui ha definitivamente abbandonato la musica nel 1997. Inoltre, bisogna segnalare la strana vicenda della canzone Another One Bites The Dust (scritta da Deacon e pubblicata nell’album Tha game del 1980) che nel film viene prodotta e suonata prima di We will rock you (pubblicata nell’album News of the world nel 1977), quando evidentemente è vero il contrario ed è, quindi, cronologicamente successiva. Appena parte il rif di basso di Deacon, anche May sembra affascinato dalla canzone, quando nella realtà Brian stesso e Roger Taylor la osteggiarono fin quando non fu proprio Freddie a volerla a tutti costi suonarla e inciderla.

La scena nello studio di Ray Foster, impresario della casa discografica EMI, dove la band si impunta per fare uscire come singolo proprio Bohemian Rahpsody contro le invettive di Ray che la ritiene troppo lunga per le radio, è totalmente inventata. In realtà il personaggio di Foster è un amalgama di diversi veri executives che non andarono del tutto d’accordo con la band, ma nessuno di loro arrivò a un litigio tale da annullare il sodalizio con il gruppo. Quella parte del film, però, ha una valenza metacinematografica in quanto la parte di Ray Foster è interpretata dal cameo di Mike Myers, interprete principale di Fusi di testa, film nel quale c’è una scena dove lo stesso Myers, mentre guida, scuote la testa proprio sulle note di Bohemian Rhapsody. L’attore canadese allude alla scena cult di quel film quando dice a Freddie che “nessuno scuoterà la testa in macchina ascoltando questa roba.”

Nel tentativo di esaltare la band, il film si inventa una serie di conflitti interni ed esterni tra i membri del gruppo. Nella versione vista sullo schermo, Paul Prenter riesce nell’intento di far licenziare il manager John Reid all’inizio degli anni Ottanta nel momento in cui Freddie riceve proposte di contratto da solista e che porterà alla rottura con la band. Una licenza poetica alquanto azzardata. Innanzitutto Reid se ne andò di sua spontanea volontà, e senza rancore, nel 1977 (ben prima di quanto mostra il film); il gruppo non si sciolse mai ufficialmente e soprattutto non furono May e Taylor ad imporre a Freddie di dividere in parti uguali le royalties, ma bensì il contrario; Taylor e May produssero degli album da solisti tra il 1981 e il 1984, mentre il disco di Mercury uscì solo nel 1985, pochi mesi prima del Live Aid; Prenter fu licenziato un anno dopo il Live Aid e quindi sicuramente non per aver volutamente mancato di comunicare a Freddie l’invito al concerto di beneficenza.

Come è facile intuire, tutto ciò cambia anche la natura artefatta della partecipazione dei Queen al Live Aid, che il film mostra come una reunion della band dopo lo scioglimento. In realtà, dopo la fase individuale tranquillamente concordata tra i vari membri, i Queen erano tornati insieme per incidere e promuovere il disco The Works. Inoltre, due mesi prima del Live Aid avevano fatto un tour internazionale in Giappone. Il Live Aid, impostato come filo conduttore empatico del film, è ricreato con grande attenzione ed è davvero spettacolare nella sua ricostruzione cinematografica, ma anche in quella sequenza c’è una notevole deviazione dai fatti storici realmente accaduti: diversamente da quanto visto al cinema, il Live Aid non era affatto a corto di donazioni prima che i Queen salissero sul palco. È vero che la loro performance è generalmente considerata il punto più alto del concerto, ma visti i numerosi partecipanti che hanno preceduto la band (tra cui Sting, Phil Collins, U2, Dire Straits) è difficile credere che poche persone avessero deciso di donare prima dell’entrata in scena di Freddie.

Le vere perle di approssimazione, però, si hanno nel momento in cui il film cerca di delineare la vita privata di Freddie Mercury. Prima di tutto Freddie non conobbe Jim Hutton ad una festa da lui organizzata, bensì in un locale. Non comunicò ai membri della band di averel’AIDS prima del Live Aid, ma molti anni dopo, anche e soprattutto perché la diagnosi dell’HIV gli fu fatta due anni dopo il Live Aid. Sempre in occasione del Live Aid, secondo il film, Freddie passa prima da casa dei genitori per dichiarare la propria omosessualità e presentare il suo nuovo compagno Jim Hutton, con cui ebbe una relazione dal 1985 al 1991. Il coming out è completamente fittizio, dato che Freddie non si pronunciò mai apertamente sulle proprie preferenze sessuali e agli occhi della famiglia del cantante, Hutton era ufficialmente il giardiniere di Mercury. Inoltre, per concludere, sebbene il film mostri Freddie solo ed esclusivamente a letto con uomini dopo la falsa rottura con Mary, è stato appurato che invece lui avesse almeno un’amante donna in quel periodo, a sostegno della sua bisessualità autodichiarata.

Molti altri sono i particolari del film che stridono con la vita, sicuramente eccentrica, di Freddie. Il volerlo far diventare artista maledetto, drogato, gay, presuntuoso e arrogante, pone il film, e i soggetti che hanno partecipato alla sua realizzazione, nella posizione di aver voluto creare un mito al di là delle motivazioni per le quali Freddie Mercury è già una leggenda: la sua musica e il suo genio.

Gianni Ianni Palarchio (Blog)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.