Funerali laici


 Se uno è “ateo, scismatico, eretico, scomunicato… ”, come si leggeva nel Catechismo, è “fuori dalla Chiesa”, quindi non c’è alcun motivo per cui debba o possa o voglia ricevere onori funebri in una chiesa. E sarebbe ora di ricordarsi dell’evangelico “sì, sì; no, no; il resto viene dal demonio”. Se uno lascia detto di non volere esequie religiose, padronissimo.

 Lezioncina di teologia. Nell’elenco di cui sopra, come vedete, non sono compresi i peccatori, i quali sono peccatori, ma non “fuori dalla Chiesa”; tranne non siano morti in evidente e ostinato peccato. Nel caso più ovvio, un peccatore che, morente, si penta e riceva quella che una volta si chiamava “estrema unzione”, ottiene i funerali e andrà in Purgatorio.

 Purgatorio? È un bel po’ che non lo si sente nominare. E invece leggete i primi dieci canti del Purgatorio di Dante, l’Antipurgatorio, dove attendono le anime che, pentite all’ultimo momento, “all’orlo della vita”, comunque si salvano. Di nessuno, infatti, nemmeno di Giuda, si può essere certi sia morto dannato, anche se non ha dato segni pubblici di ravvedimento.

 Le cronache antiche raccontano alcune vicende, più o meno credibili, di conversione in extremis: Voltaire, Leopardi, Cavour, Carducci… Il Napoleone manzoniano non “si convertì” perché, a parte qualche frequentazione massonica e due papi arrestati, non era mai stato ateo.

 Però, torno a dire, e salvo ciò che potrebbe avvenire all’interno di un’anima, se qualcuno lascia detto di voler essere sepolto al cimitero senza passare da una chiesa, sono semplicemente affari suoi. E neppure bisogna presentare la cosa per quello che non è.

 Vattimo, pur di originaria formazione cattolica, era approdato a posizioni contrarie non solo alla Fede, ma al concetto stesso di fede: sosteneva, infatti, il “pensiero debole”, che è l’opposto di ogni credere a qualsiasi cosa.

 Napolitano era di cultura marxiana, oltre che di prassi marxista; nel marxismo non c’è spazio per la religione, detta poco elegantemente “oppio dei popoli”. Quello di Marx è “materialismo dialettico”, però sempre materialismo è, quindi nessuna credenza nell’esistenza dell’anima.

 Sento, nel mio piccolo, un bel ritorno alle identità, quindi la fine della frasetta equivoca “in fondo in fondo diciamo la stessa cosa”, il che non è quasi mai vero. In religione, la fine del sincretismo e del relativismo, cioè la tendenza a mettere ogni opinione sullo stesso piano, e anche ogni rito. Piano piano, sta succedendo anche in politica.

 Sì, sì; no, no.

Ulderico Nisticò