Gli impresentabili alle elezioni

 I nostri padri Romani, i quali nel diritto superarono e superano tutti di mille lunghezze, appena fatta la repubblica (510 a.C.), si accorsero che le elezioni non sono mai un fatto neutro e tecnico, ma sono esse stesse un fatto politico soggetto a deviazioni; e vararono la Lex de ambitu, che regolava le candidature e le campagne elettorali, reprimendo brogli e trucchi vari.

 Lezioncina di latino: ambitus, da amb-eo: andare in giro a chiedere voti. Ciò avveniva presentando le imagines degli avi illustri con le loro guerre e imprese; e mostrando le ferite riportare in battaglia. Siccome di andava in giro, amb-itus, ecco cos’è l’amb-itio, donde, più genericamente, la nostra ambizione.

 Ovviamente, l’ambizioso doveva essere incensurato, se no, niente candidatura e voto.

 In Calabria abbiamo anche noi una lex de ambitu, però la fanno i giornali e le dicerie varie. La fa una commissione antimafia, la quale, assurdamente, ci comunica sì che Pinco è un presunto amico della ‘ndrangheta, ma però ce lo dice a due giorni dalle elezioni, quando tutti i giochi sono fatti. A che serve, una simile commissione, Morra in testa? A buscarsi un titolo sulla stampa.

 Ma se uno è amico dei mafiosi, non solo non deve candidarsi, ma deve stare in gattabuia. Ci vuole una bella legge elettorale che escluda sì i delinquenti in atto o potenziali, ma anche gli avventurieri, e quelli che si candidano per soldi…

 Come si fa una legge del genere contro i personaggi dubbi? Semplicissimo: basta non votarli. Come sconsigliare le candidature? Ancora più semplice: basta una legge di un solo articolo, “Ogni reato commesso da qualsiasi persona ricoprente una pubblica carica è punito con il doppio della pena ordinariamente prevista”. Ogni, anche divieto di sosta e omissione di pagare il bollo!

 Che ne dite?

Ulderico Nisticò