I Codici oggi in vigore… e Giustiniano

Un bravo ragazzo che, nel 2018, ha conseguito la maturità con 100/100 e lode, è uscito dal Liceo avendo studiato tutto il peggio possibile del periodo fascista (1922-43/5); poi si iscrive a Giurisprudenza, e, comprando i Codici, fa questa curiosa scoperta:

– Il Penale è firmato da: Alfredo Rocco, Benito Mussolini e Vittorio Emanuele III re d’Italia; e porta la data del 1930;
– Il Civile, firmato da Dino Grandi, Benito Mussolini e Vittorio Emanuele III re d’Italia e d’Albania, imperatore d’Etiopia, porta la data del 1942.

Il ragazzo, che è intelligente, dubita dell’intelligenza e onestà intellettuale del suo professore di storia del Liceo; e, alla prima lezione universitaria, domanda lumi al docente; e quello, se è onesto intellettualmente e intelligente, gli spiega che sì, sono sopravvenute delle modifiche, però tant’è, i Codici sono quelli, e i nomi pure.

Il ragazzo si chiede come mai la Repubblica antifascista, in tutti questi anni, non sia riuscita ad emanare Codici repubblicani. E arriva da solo alla conclusione che i Rocco e i Grandi non si trovano proprio in mezzo alla strada; e se non ci sono, non se li possono inventare.
Si chiede altresì come sia possibile che un Codice Penale conti 86 anni; e quello Civile 70 e rotti. E siccome è intelligente, pensa che, se nel 2019 fosse al potere il fascismo, sicuramente avrebbe rifatto i Codici, come fece con la Scuola, che, dopo la riforma Gentile del 1923, fece quella Bottai del 1939, tuttora vigente. Ragazzi, i tempi cambiano, e anche le leggi si adeguano. O si dovrebbero adeguare.

Esempio: i famosi giudici di Catania (qui non affaccio sospetti), quelli del sequestro di persona, hanno letto con la mentalità del 2019 una norma del 1930, quando non solo a Rocco, ma a nessuno al mondo poteva venire a mente che la “persona” fosse un africano intenzionato a traferirsi in Italia e in Europa; tanto meno migliaia e migliaia. Né gli Africani lo avrebbero mai neppure immaginato. La “ratio” della norma del 1930 è chiarissima, e riferita a italiani o stranieri legittimamente presenti.

Soddisfatta la mia evidente voglia di ironia, pongo un problema serio. Il mondo contemporaneo, che è profondamente cambiato sotto gli occhi di tutti, viene retto sostanzialmente da leggi e norme pensate per tutt’altro mondo, quello, per dirla in breve, pretecnologico. Sono intervenuti provvedimenti, ma tutti estemporanei, a rattoppo, in risposta ad esigenze immediate quando non a spinte giornalistiche, con il solito ritornello “ci vuole una legge”. Il primo esempio che mi ricordo: la legge fallimentare è del 1942; un qualcosa fu cambiata nel 2006… e subito si accorsero che non andava bene, ed ecco un’altra toppa nel 2007; dopo di che se ne persero le tracce.

Non va bene: occorre un impianto giuridico per il 2019.
E non è che gli altri stanno meglio. La Gran Bretagna è retta da istituzioni consuetudinarie di robusta evidenza medievale; la Francia, più moderna, è napoleonica; gli USA hanno una costituzione del 1776. E se andassimo a scavare, troveremmo in Germania un poco di leggi di Bismarck e di Hitler.

Nessuna di queste legislazioni è stata pensata per il mondo contemporaneo, con i suoi rapporti sociali e umani, e con le innovazioni tecnologiche ed economiche. Perciò ci si trascina a tentoni, donde la confusione giuridica; e le interpretazioni personali, spesso casuali, di ogni singolo giudice in primo grado, contraddette dal secondo grado, dalla Cassazione, dalla Corte Costituzionale… e, quando tutto manca, dal TAR del Lazio.
Serve, d’urgenza, un imperatore Giustiniano che codifichi per l’oggi.

Ulderico Nisticò

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