I tesori nascosti che non ci sono

La grande e civilissima manifestazione di Torino per la TAV e per il lavoro, induce a qualche radicale riflessione. La pigliamo alla lontana.
Un bel giorno, l’eroe Sigfrido scoprì un immenso tesoro, noto poi come l’Oro del Reno. Beato lui, o chi per lui. Tutti vorremmo trovare un tesoro, e diventare ricchi, ponendoci, da allora, solo il problema di come spendere quella fortuna.

Un altro bel giorno, alcuni navigatori francesi, arrivati in Polinesia, videro che gli indigeni, tutti belli e sani, mangiavano noci di cocco e pesce a tutto spiano, senza quasi prestazione d’opera. Tornati a casa, raccontarono a tutti che si può vivere da nababbi con poca o nessuna fatica; e, tra un nulla e l’altro, amoreggiando a tutto spiano.
Era il XVIII secolo, l’illuminismo, e parecchi dotti si convinsero davvero che il mondo fosse una gigantesca tavola imbandita a costo zero; e che, se una parte dell’umanità non mangia, è solo per colpa dei cattivi che mangiano anche la parte dei poveri.
Il Vico – quel filosofo che tanti miei colleghi “saltano” – derideva “gli sformati racconti di viaggiatori per dare smaltimento ai loro libri”; ma la favola delle noci di cocco gratuite piacque tanto che, tramite Rousseau, giunge persino al ben poco sognante Carlo Marx; e, cosa incredibile, penetrò pure in un certo cristianesimo utopistico e poco cattolico. E invece basterebbe leggere la Genesi, con l’intimazione del Padreterno ad Adamo: “Ti guadagnerai il pane con il sudore della fronte”; che implicitamente avverte anche che, senza sudore, non se ne mangia, di pane!

Ma nella Polinesia… Che Polinesia? Quei selvaggi che vennero spacciati per buoni e felici e pacifici, erano, banalmente, quelli che non erano morti per la prima sciocchezza di malattia; e quando arrivavano quelli dell’isola vicina, cannibali, o imparavano d’urgenza a fare la guerra e vincerla, o finivano allo spiedo.
Del resto, ora che ci penso, anche Sigfrido, per mettere mano sull’oro suddetto, dovette uccidere un drago, il che non è esattamente una ginnastica alla portata di tutti!

Insomma, non esistono i tesori nascosti, scoprendo e dividendo i quali diventeremmo tutti ricchi senza affannarci. Non esistono, e la ricchezza esiste solo se la si produce.
Esistono, i draghi, cioè quelli che vorrebbero tenere i tesori tutti per sé; ma dura poco, e in qualche modo si deve provvedere alla distribuzione. In che parti e proporzioni, è un fatto di politica: certo, in parti uguali no, e nemmeno gli impegni in parti uguali; unicuique suum, a ciascuno il suo.

C’è un onesta terza via tra l’utopia di dividere in parti uguali il nulla (così cadde l’Unione Sovietica), e la spietata Favola delle api del Mandeville, per cui l’ingiustizia più atroce è inevitabile. E invece la si evita, eccome: non con i sogni, non con parole: con un buon governo, e massicce dosi di senso del reale.
Quello che è certo, è che sta per finire la fantasia che si possa mangiare a sbafo. E sarebbe ora di ricordarlo a parecchi Meridionali, e Calabresi in specie, che, con la scusa della “società di servizi”, se ne sono andati direttamente in pensione senza mai aver seriamente lavorato. Ci sarà un motivo, perché la Calabria sia, come è, la terzultima su 360 regioni dell’intera Europa!

Ulderico Nisticò

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