Il federalismo mancato, e la Calabria

Non sono le Regioni, l’errore; non è il federalismo; è la Regione Calabria.
Tutti quelli che, sia pure in modo variegato, pensavano all’unità politica dell’Italia, ne pensavano una confederale o federale, e non certo unitaria.

– Durante il Congresso di Vienna, l’Austria propose una confederazione italiana sul modello di quella germanica; lasciarono cadere l’ipotesi il papa Pio VII, il re di Sardegna e quello di Napoli e Sicilia, poi Due Sicilie.
– Riprese l’idea il duca di Modena, che scrisse anche un opuscolo.
– Vincenzo Gioberti propose una federazione neoguelfa sotto la presidenza della Chiesa.
– Cesare Balbo ne propose una neoghibellina, sotto la presidenza dei Savoia.
– Nel 1848 sembrò si formasse un’alleanza militare, detta Lega, tra Sardegna, Due Sicilie, Toscana e Chiesa contro l’Austria; ma fu di breve e sfortunata vicenda.
– Negli accordi di Plombières del 1858, Cavour e Napoleone III s’intesero su un assetto federale con uno Stato del Nord sotto i Savoia; uno dei Centro con un Buonaparte; e il Meridione ai Borbone, per qualcuno a un Murat, comunque autonomo.
– L’unico a propugnare unità e repubblica, Mazzini, ma in vero senza addentrarsi nei particolari politici e amministrativi.

I fatti del 1859-61 andarono in tutt’altro modo, e il 17 marzo venne proclamato un Regno d’Italia, che risultava dalle annessioni, e cui venne estesa la legislazione del Regno di Sardegna. Eccezione, ma solo fino al 1890, il mantenimento del Codice granducale in Toscana. I liberali del Meridione si sbracarono in politica esattamente come i Borbone non si seppero difendere sui campi di battaglia.

Il Regno d’Italia risultò dunque centralista e unitario, e diviso in province, intese come emanazione dei ministeri romani. Le regioni venivano riconosciute, ma come identità storiche e culturali, senza alcuna personalità giuridica.

Non mancarono opposizioni, ma di natura culturale: il verismo letterario è dichiaratamente regionale; lo stesso classicismo carducciano nega il centralismo linguistico di stampo manzoniano. Ma bisogna aspettare tempi recenti per avere le Regioni a statuto speciale: Sicilia, Sardegna, Aosta, Friuli, province di Trento e Bolzano; il 1970 per le altre Regioni.

Qualche burocrate prese la cartina del 1910, e fece le Regioni. Molte di queste cozzano contro la realtà; la stessa Calabria mostra luoghi che nulla hanno a che vedere tra loro, come Trebisacce e Amantea e Reggio… la Romagna non è Emilia; e il Molise, non essendo Abruzzi, volle e ottenne l’autonomia…
Ma questo è nulla. L’istituzione delle Regioni, sotto la spinta dell’ideologia, non venne minimamente preparata da un lavoro politico e amministrativo, e risultarono una brutta copia dello Stato centrale. Brutta, bruttissima, perché almeno lo Stato aveva assunto i suoi burocrati con il concorso, e invece le Regioni, e la Calabria peggio del peggio, imbarcarono branchi di asini superraccomandati. E si vede!

Alcune Regioni funzionano, anzi vogliono funzionare di più, e pretendono l’autonomia. Attenzione, l’autonomia è prevista dalla riforma costituzionale imposta dalla sinistra. Ah, quanto è spassosa, la memoria storica!

La Calabria, invece, è la terzultima su 360 regioni d’Europa; e ciò sotto i seguenti illustrissimi signori: A. Guarasci, A. Ferrara, P. Perugini, A. Ferrara di nuovo, B. Dominijanni, F. Principe, R. Olivo, G., Rhodio, D. Veraldi, L. Meduri, A. Loiero, M. Oliverio di centrosinistra, e G. Nisticò, B. Caligiuri, G. Chiaravalloti, G. Scopelliti e Stasi di centro(destra). Uno peggio dell’altro, l’altro peggio dell’uno: politicamente parlando, s’intende!
Ma se il Veneto funziona e la Calabria va a rotoli, non è colpa dell’istituto regionalistico, è colpa dei Calabresi che esprimono una pessima classe politica, e la votano, e se la tengono. Quando la Corte dei conti ha detto che, nel 2017, la Calabria ha rimandato indietro il 91.6% dei fondi europei, non ha protestato nessuno, né politici né giornali né opinionisti vari; vi lascio solo pensare cosa sarebbe successo a Parigi!

Morale, bisogna cambiare la classe politica, tutta e senza la minima eccezione, e senza stare a sentire sotto quale etichetta sono sempre gli stessi.
Quanto ai passacarte di Germaneto, io avrei un’ideona: la Quota 100 obbligatoria!
Ve l’immaginate una Calabria autonoma, però in mano a A. Guarasci, A. Ferrara, P. Perugini, A. Ferrara di nuovo, B. Dominijanni, F. Principe, R. Olivo, G., Rhodio, D. Veraldi, L. Meduri, A. Loiero, M. Oliverio di centrosinistra, e G. Nisticò, B. Caligiuri, G. Chiaravalloti, G. Scopelliti e Stasi di centro(destra)?

E agli inettissimi burocrati?
Ragazzi, tra qualche mese si vota, e, come state notando, non ne parla nessuno: così, un mese prima, ci ritroveremo le medesime facce.
Non sarebbe il caso di pensarci prima, molto prima?

Ulderico Nisticò

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