Italia e musulmani ai tempi delle colonie

Qualcuno ha tirato fuori, capziosamente, notizie sulla politica italiana, nel Ventennio, circa i musulmani, e le colonie in genere. Siccome leggo inesattezze, sarà bene tenere una piccola lezione di storia, che, sotto qualche aspetto, ci riguarda da vicino.
Giunta tardi alle conquiste coloniali, l’Italia comprò la Somalia dal sultano di Zanzibar; e, a fatica, mise mano su quelle terre che, per suggestione classicistica, chiamò Eritrea, cioè sul Mar Rosso. I Somali e gli Eritrei erano in massima parte musulmani.

Nel 1900, all’Italia venne assegnato un quartiere di Tien Tsin in Cina, dove si praticavano culti confuciani.
Nel 1911-2, l’Italia, battendo la Turchia, conquistò la Libia, anch’essa musulmana; ed ebbe, fino al 1930, come nemica la confraternita religiosa e politica dei Senussi.
Intanto, occupò e poi ottenne in possesso Rodi e il Dodecaneso, dove la popolazione era cristiana ortodossa.

Nel 1935-6, conquistò l’Etiopia, dove gli Abissini erano cristiani copti, ma le popolazioni prima sottomesse dai negus erano o musulmane o animiste.
Nel 1939, infine, si annesse di fatto l’Albania, dove quasi tutti erano musulmani.
Quanto agli Italiani, il fascismo aveva stipulato il Concordato con la Chiesa di Roma, cui riservava un trattamento di netto privilegio.
Insomma, un bel groviglio religioso, il nostro impero coloniale.

Cosa accadeva, intanto, nel mondo arabo? Che, sonnacchioso per secoli sotto il blando dominio turco, si stava risvegliando, incoraggiato da Gran Bretagna e Francia durante la Prima guerra mondiale, e subito dopo tradito e deluso: Londra si prese, con la finzione del Mandato, l’Iraq, la Palestina e quella che allora si chiamava Transgiordania, dando inizio all’immigrazione ebraica, e alle continue guerre tuttora in corso. La Francia si prese la Siria e il Libano.
Nacquero movimenti che possiamo definire nazionalpopolari, in arabo ba’ath, formati, in genere, da giovani ufficiali dei vari eserciti, e volti a creare Stati di tipo moderno. Saranno i futuri governi di Egitto, Siria, Iraq, Libia… lo dico molto in breve, pur nella diversità delle situazioni. Negli anni 1930, i baatisti guardavano con simpatia all’Italia fascista, e, in seguito, anche alla Germania. L’Egitto, occupato dagli Inglesi, non dichiarò mai guerra all’Italia che lo invadeva; e si dice che Nasser e Sadat andassero a iscriversi al Fascio clandestino di Alessandria: relata refero.

Nei Diari di Ciano, sebbene questi siano stati in gran parte falsificati in seguito, si legge che Mussolini voleva edificare una moschea a Roma; per le proteste della Chiesa, dirottò l’intenzione su Napoli; ma sopravvenne la guerra. In Libia, aveva brandito, in mezzo alle truppe indigene, la Spada dell’Islam; anche se i maligni sussurrano fosse stata fusa a Firenze!!!

Alle truppe coloniali regolari e irregolari va dedicato un articolo a parte. Basti qui che gli zaptiè erano carabinieri a tutti gli effetti, fino al grado di sciumbasci, cioè maresciallo maggiore.
Se fosse capitato in Italia, uno sciumbasci avrebbe comandato una stazione. Non capitava, però, se non per qualche manifestazione militare, e, a turno, di guardia al Quirinale. Ma ancora negli anni 1960 c’erano, in servizio, tre marescialli dell’Esercito, tre eritrei.

Non c’era alcun razzismo, in questa separazione. La prima cosa che fece l’Italia in Etiopia fu liberare gli schiavi, che erano il 15% della popolazione; e, dovendo loro pagare il salario, aumentò il prezzo del caffè! Alla faccia dello sfruttamento.
La Libia settentrionale nel 1938 venne annessa al Regno, e le sue quattro province erano pari a Catanzaro e Varese; gli indigeni godevano di una particolare “cittadinanza libica”. Opere pubbliche a iosa, a cominciare dalla Via Balbia, la litoranea lungo tutta la costa della Libia. E se ad Addis Abeba, Mogadiscio, Asmara ci sono edifici da gente civile, lo si deve all’Italia. Altissima era la percentuale di indigeni nelle scuole coloniali. Sì, ma ognuno a casa sua.

Avvennero, ovviamente, episodi di guerra e di repressione. L’eroico libico Omar ‘l Muktar, nemico mortale dell’Italia, venne impiccato; ras Destà, che, sconfitto da Graziani a Neghelli, continuava la guerriglia, venne ucciso da un colonnello italiano. Da poema epico tra degni nemici: fattolo prigioniero, “Are you ras Destà Danton?”, chiese, e quello rispose solo “Yes”, morendo in piedi con un colpo in fronte.

È successo in tutte le guerre della storia, combattere e uccidere e morire.
Le truppe coloniali si batterono fino all’ultimo in difesa dell’Impero contro gli Inglesi.
Una bella e variegata storia, quella delle nostre colonie, poi sporcata dalla sedicente “cooperazione” degli anni della Prima repubblica, che fu una truffa internazionale in grande stile; e oggi la Somalia è abbandonata al disastro; e l’Eritrea si arrabatta. La Libia, massacrata da Sarkozy Cameron Obama, è nelle condizioni che tutti sanno. Stavano davvero tutti meglio prima.
La religione musulmana venne rispettata: ma non c’erano in giro assassini fanatici.

Ulderico Nisticò