La crisi non è finanziaria ma economica: anche a Soverato

Il bello delle notizie dei giornali sono i sottintesi, i trafiletti, il detto e non detto se no pare brutto, non è politicamente corretto. Giornali e tv infatti vanno gridando che il problema è finanziario, cioè l’euro, cioè il bilancio, cioè i fogli di carta; e invece, ogni tanto, borbottano sussurrano miagolano che c’è una crisi economica, sempre la stessa crisi economica dal 2007, da ormai undici anni.

Dite voi, ma non è la stessa cosa? E no! La finanza sono i soldi, nel nostro caso l’euro ma potrebbero essere anche i soldi del Monopoli, sono fogli di carta. L’economia sono i beni reali: pane case auto vestiti riscaldamenti luce acqua… Insomma, cose che si toccano e si mangiano.

Se mancano i fogli di carta, si stampano; se manca il pane, si chiama carestia, e moriamo di fame perché i fogli di carta non si mangiano, anzi sarebbero pure velenosi.
Tra le righe e tra i borbotti di tv e stampa, apprendiamo dunque che l’economia non va; e mica solo in Italia e nella povera Calabria; non va in Francia, dove la gente è, von violenza, in piazza; va un po’ meglio in Germania, ma nemmeno lì mi pare che sia il Paese del Bengodi.

Se il problema è nell’economia, bisogna trovare nell’economia le soluzioni. L’economia, con buona pace dei sognatori di ogni stirpe e condizione e cultura, è lavoro e distribuzione. Non esistono nascosti tesori, e in mano ai cattivi che non vogliono darli ai buoni; non è vero che il Pianeta fa nascere il grano senza fatica: è un’invenzione dei poeti e della gente di città che mangia comoda. Un campo non lavorato è solo rovi e spine e serpenti!
E se i beni materiali non cadono dal cielo e non spuntano spontanei, ma bisogna produrli, evidentemente ci sono cose che non vengono prodotte e altre che vengono prodotte male e altre che vengono prodotte troppo.
Ma gli economisti con dodici lauree… i Monti Fornero Prodi Junker eccetera… ebbene, con gli economisti a ventiquattro lauree non hanno cavato un ragno dal 2007; e la solo sola ideona è stata aumentare le tasse, soprattutto le peggiori e più ingiuste, cioè le indirette. No, grazie, degli economisti con trentasei lauree abbiamo le tasche piene.

Come disse Clemenceau, “La guerra è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai generali”; lo stesso, anzi peggio, per gli economisti a settantadue lauree e diplomi. A dirigere l’economia non può essere l’economia, dev’essere la politica. La politica, ragazzi, capitemi: mica la burocrazia! L’Unione Sovietica crollò perché un grigio impiegato di Mosca stabiliva cosa produrre a Vladivostok, 4.500 km lontano.

Serve la politica, con grandi programmi di lavori pubblici e servizi di cui siamo carenti, prima di inseguire ninnoli superflui e il “divertimento” infantile come unico ideale di vita. Serve sapere di cosa le comunità hanno bisogno e di cosa no o non tanto.

Servono studi seri, non quei sociologi che prendono sul serio le cifre ufficiali; e secondo loro, Soverato è la più ricca della Calabria. Grazie: pigli stipendi e pensioni e li dividi per gli abitanti nominali… Così le statistiche le sanno fare anche i miei nobilissimi cani.

L’economia genera economia, ma la miseria genera miseria, e, purtroppo, in misura esponenziale. La crescita economica è difficile, la decadenza è facilissima: come si può vedere ogni sera dalle 18.30 alle 20 in Soverato, con il deserto per le strade, e gli esercizi chiusi.

Ulderico Nisticò

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