Messaggio ai pastori Sardi

Cari amici pastori di Sardegna,
Vi scrivo da Sardo a Sardo, voi Sardi per nascita, io per amore della stessa terra. Era la primavera del 1972 quando venni in Sardegna a lavorare a Porto Cervo per il principe Karim Aga Khan e vi rimasi dieci anni. Già a settembre di quell’anno, il carissimo amico Don Raimondo Fresi, parroco di Porto Cervo, mi parlò con tristezza della strage degli innocenti, le decine di pastorelli mandati da soli con le pecore, che non reggevano allo sconforto e s’impiccavano. Don Raimondo mi aprì gli occhi sulla terribile realtà della vita dei pastori, che poi ho approfondito con la lettura di due capolavori come Padre padrone di Gavino Ledda e Il giorno del giudizio di Salvatore Satta.

Il mio interesse per la vita dei pastori si accrebbe con le visite e l’amicizia nata con il signor Piccus e le due sorelle, che avevano lo stazzo dietro il complesso megalitico della Tomba dei Giganti nella campagna di Arzachena. Erano incontri gioiosi con le sorelle affaccendate a fare la ricotta o il formaggio, le storie di pastori raccontate da Piccus e le colossali bevute di vino con formaggio e carni arrostite.

Mezzo secolo è passato da allora e mi ritrovo in Calabria, dove sono nato, a fare il filosofo pitagorico. Il latte di pecora versato per il prezzo troppo basso mi rattrista, perché capisco la durezza della vostra vita e le difficoltà finanziarie che dovete affrontare. Ma anche m’inquieta molto, come se quel versamento facesse saltare equilibri primordiali rimasti immutati per millenni. Secondo me, il bianco di quel latte manda un grave avvertimento all’umanità: Così non si può andare avanti!

Vi parlo adesso da filosofo pitagorico, mentre vi auguro che il prezzo da voi richiesto sia riconosciuto. La mia filosofia individua nell’uccisione dell’animale, simboleggiata nell’agnello, la causa della violenza nell’uomo. E’ un problema sempre sottovalutato, ma che si ritorce sempre contro: Se non osi uccidere l’animale, mai ucciderai l’uomo. E’ il cuore della dottrina di Pitagora, e non solo. Gesù insegna che lui, il Buon Pastore, non vende e non mangia le sue pecore, vive con esse e le pasce. San Giovanni, poi, conclude l’Apocalisse con l’Agnello adorato vivo sul trono di Dio.

Voi direte: Belle parole, ma a noi servono i soldi per andare avanti! E non ho dubbi che sia così, ma non sarà la soluzione definitiva. Sono sempre più convinto che bisogna sperare l’insperabile, altrimenti il grande cambiamento non avverrà mai. L’umanità ha bisogno di uscire dalla violenza, dalla rivalità e dall’inimicizia. Il biancore del latte versato, secondo me, aspira attraverso il vostro gesto a cancellare il rosso di tutto il sangue versato nella storia.
Mi piace immaginare che quel latte si levi dalla terra, salga sulle nuvole e cada poi come quella neve che vedevo d’inverno a Tempio Pausania sulla montagna granitica del Limbara. La neve disegnava arabeschi affascinanti sulle minime rugosità del granito e il sole li impreziosiva con fulgore di diamante.

Salvatore Mongiardo

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