Mladić e altri assassini


 Ratko Mladić è morto, e si discute se seppellirlo con funerali di Stato, onori militari o no. Che una tale notizia possa interessare a qualcuno del 2026, bisogna prima appurare se e quanti si ricordano dell’esistenza della Iugoslavia fino al 1991; come del resto, in data circa pari, che esistessero una Cecoslovacchia e un’Unione Sovietica.

Io ne dubito, e perciò ritengo utile un riassunto. Sorvoliamo sui secoli, e veniamo al 1914, quando c’erano un Regno di Serbia, un Regno di Montenegro; e Bosnia, Croazia, Slovenia, Dalmazia a vario titolo appartenenti a quello che, per brevità, chiamiamo Impero Austro-Ungarico.

Durante la Prima guerra mondiale, Francia e Usa, con distratta attenzione di G. Bretagna e passività dell’Italia, decisero la formazione di uno Stato degli Slavi del Sud (Iugoslavia). Era una tipica idea sbagliata del razionalismo neoilluministico, che non teneva conto delle stridenti differenze di storia e religione e cultura tra popoli che nulla mai avevano avuto in comune.

Dopo vent’anni di dissidi, nel 1941 Germania e Italia decisero l’occupazione della Iugoslavia sospetta di passaggio all’alleanza inglese. Per quel che ci riguarda, l’Italia si annesse Lubiana e buona parte della Dalmazia; e assunse l’egemonia su Croazia e Montenegro; mentre all’Albania italiana venivano annessi Kossovo e altri territori.

Le truppe tedesche e italiane, mentre avevano facilmente annientato l’esercito, dovettero affrontare sia forze ribelli, in particolare i comunisti di Tito, sia una situazione di tutti contro tutti, tra odio etnico e conflitti ideologici.

Nel 1944-5 avevano su tutti la meglio i titini, tuttavia prendendo le distanze da Stalin e accostandosi agli Occidentali. Rinacque una Iugoslavia, estendendosi, con il soccorso degli Angloamericani e la “libidine di servilismo” italiana, a Zara, Fiume, Istria, Venezia Giulia; e tentando anche Trieste.

Sembrò che il rinnovato Stato potesse vivere, anzi veniva indicato come modello di convivenza tra diversi. Era solo un’apparenza, e, morto Tito (1980) ripresero i conflitti, fino alla dissoluzione della Iugoslavia. Vennero proclamati gli Stati indipendenti di Slovenia, Croazia, Macedonia [detta “del Nord”, se no si offende la Grecia!], mentre restarono, e in parte restano indefinite le situazioni di Erzegovina, Bosnia, Montenegro, Kossovo e della stessa Serbia.

La storia, o piuttosto orrenda sanguinosa cronaca di quegli anni non è stata narrata, anzi si cercò di parlarne il meno possibile. Mladić sarà anche stato un assassino, ma è in numerosissima compagnia di tanti altri massacratori o diretti o per interposta persona. I severissimi tribunali internazionali fecero, come sempre, figli e figliastri.

Per esempio, nel 1999 la Nato, Italia inclusa, con la foglia di fico dell’Onu, attaccò la Serbia con simpatici proiettili di uranio “impoverito”, stretto parente dell’atomica. Era presidente del Consiglio italiano tale Massimo D’Alema, il quale, per ragioni di centrosinistra, aveva anche un vice democristiano. Fate qualcosa anche voi, ragazzi, e cercate di ricordarmi come si chiamava: io ho un Alzheimer che non finisce mai. Tacquero, allora, pacifisti e buonisti, e non abbiamo sentito condannare la guerra, né quella guerra né la guerra in generale.

In quegli eventi, totale fu, come sempre, l’assenza dell’Europa (dis)Unita, che si rivelò, come del resto tuttora con Ucraina e Gaza, una potentissima burocrazia anonima dei tappi di bottiglia e della misura delle ricotte, e del tutto priva di ogni politica estera, anzi di ogni politica.

Ulderico Nisticò