Nonno Libero non è più libero

Vi ricordate nonno Libero? Certo che ve lo ricordate! Una sit com di successo come “Un medico in famiglia” non può che essere conosciuta da tutti. Perché – vuoi o non vuoi -, almeno una puntata l’abbiamo vista tutti. E lì c’era quel personaggio interpretato da Pasquale Zagaria, in arte Lino Banfi, diventato un’icona del perbenismo nostrano oltre che della pseudo-saggezza familistica un po’ cattolica e un po’ comunista. Con buona pace per Oronzo Canà o per il Commissario Lo Gatto, l’opinione pubblica si era affezionata alla bontà bigotta del personaggio e una certa sinistra (seppur, per sua stessa ammissione, Banfi disse di essere un liberal-centrodestra), lo aveva assurto a baluardo di una magnificenza artistica che oggi, capiamo, è un po’ esagerata per la carriera del Zagaria.

Lo abbiamo inteso solo oggi perché Lino è stato nominato “membro della commissione Unesco” dal Mise, Ministero dello sviluppo economico, amministrato dal grillino Gigino Di Maio. Oggi, infatti, per l’opinione pubblica forgiata simil-banderuola, Banfi non è più nonno Libero, ma è tornato ad essere il giullare un po’ volgare dei filmetti di serie B trash, erotici, grotteschi e demenziali. Ahimè, la carriera ti si appiccica addosso e diventa oggetto del giudizio di chi non fa altro che vituperare il prossimo per uso personale e con cadenza opportunistica… neanche fosse una dose di cocaina da assumere a giorni alterni per dimenticare, senza riuscirci, di essere un coglione.

Precisiamo subito che Lino Banfi (che era già stato ambasciatore ufficiale della Puglia per conto della Regione presieduta dal PD Michele Emiliano e aveva avuto non pochi screzi con i cinquestelle), all’Unesco sarà il referente per la comunicazione, ruolo già ricoperto da Ettore Scola… che non avrà diretto Cornetti alla Crema o Vieni avanti cretino, ma certamente non stiamo parlando di un genio del patrimonio artistico mondiale.

Una sorta di testimonial dell’Italia e degli eventi culturali organizzati e patrocinati dall’Unesco. Quindi, con buona pace dei sostenitori di Nonno Libero quando conveniva esaltare il liberismo progressista di Lino, che oggi sono i suoi stessi accusatori perché ben voluto dai pentastellati, Banfi merita di stare lì così come lo meritava Scola e come lo meriterebbero tanti artisti italiani che per anni hanno manifestato con la propria arte l’attaccamento alla propria terra e l’amore per gli stereotipi un po’ geniali e un po’ bislacchi dell’italiano medio.

Ora, se qualcuno è a conoscenza del fatto che il patrimonio intellettuale di Pasquale Zagaria, in arte Lino Banfi, non è all’altezza di ricoprire quel ruolo e di rappresentare la nostra arte, la nostra cultura, la nostra scienza nel mondo, allora tiri fuori argomenti veri, sostanziosi e senza possibilità di appello. Altrimenti taccia ora e taccia per sempre.

Gianni Ianni Palarchio (Blog)

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