Pandemia e Guerra mondiale

 L’accostamento della pandemia 2020 con la Seconda guerra mondiale è forzato e inesatto, almeno fino alla primavera del 1943.

 Fino a quella data, infatti, le operazioni militari si svolsero in Africa, Grecia, Balcani, Russia, Mediterraneo, Atlantico; e nel territorio nazionale solo per alcuni bombardamenti; e questi divennero distruttivi solo nell’estate di quell’anno

 Lo stesso, del resto, si può dire per Germania e Gran Bretagna; e basti pensare che Malta subì più bombardamenti di Londra; e intendo le istallazioni militari inglesi di Malta, senza colpire gli insediamenti civili.

 Durante l’allarme, le popolazioni delle città sospendevano le attività e raggiungevano i rifugi. Il nemico colpiva i porti, le industrie, e raramente gli abitati. Il bombardamento del quartiere San Lorenzo di Roma, del 19 luglio 1943, ebbe palese intento politico e terroristico, e suscitò tale scalpore da accelerare la crisi dello stesso regime fascista, che cadrà il 25.

 Mentre la guerra era lontana, si continuò a frequentare le scuole, e gli esami di Stato del 1942 si svolsero in modo normale; funzionavano industrie e treni; e le sole ristrettezze, comuni a tutti i Paesi in guerra, furono i razionamenti del pane e altri viveri.

 Quando allo Stato, lavorava in modo consueto, e molti provvedimenti di legge, tuttora in vigore, risalgono al 1942: basti per tutti il Codice Civile, promulgato il 16 marzo con R. D., poi convertito dalla Camera e dal Senato.

 Operava il cinema; e l’EIAR (la poi RAI), mentre assicurava i programmi radio, sperimentò a Milano trasmissioni televisive per 600 ore. Varie manifestazioni sportive continuarono; e così il campionato di calcio: vinse lo scudetto, una volta tanto, la Roma.

 L’economia di guerra stimolò la produzione, con un certo ammodernamento di modalità e tecnologia. Molti partirono per il fronte, o coscritti o volontari, o magari disoccupati; e le famiglie ottennero i sussidi. Per l’una o l’altra ragione, non c’era disoccupazione.

 Fino a metà 1943, dunque, gli anni del conflitto non mostrarono mai lo spettacolo angoscioso dei nostri paesi deserti e silenziosi di oggi.

 Oggi vediamo negozi chiusi; ed è banale far notare che, se ancora arrivano gli stipendi e le pensioni, al contrario gli esercenti dei negozi e gli operai giornalieri si troveranno, a breve, senza denaro. Quello che ieri 27 è accaduto a Palermo, con assalti ai negozi, è un’avvisaglia pericolosa ed evidente.

 Ah, ma si sentono anche notizie poco rassicuranti sulle Poste senza contanti; quando gli uffici non sono del tutto chiusi. Succederà anche alle banche?

A proposito di soldi, ecco un altro paragone che non regge. La lira mantenne il suo valore di prima della guerra. Nel Sud occupato, gli Angloamericani emisero una moneta fasulla, le Amlire, con immensa gioia di mafia, camorra e approfittatori immediati e futuri; ma nel Nord della Repubblica Sociale, mio padre, ufficiale della Muti, percepiva uno stipendio di 400 lire, e si sentiva ricco.

 Siamo dunque messi molto peggio che durante l’ultima guerra, e urgono interventi drastici, per l’immediato e per l’avvenire. Lo Stato stampi moneta; o, in alternativa, BOT circolari. Se l’Europa è d’accordo, bene; se no, come d’accordo non sarà, ce ne andiamo, ed “essi” si fanno un’Europa carolingia con capitale Aquisgrana. Durò poco, quella storica.

Ulderico Nisticò