Provincialismo gioachimita

 Persino a S. Giovanni in Fiore, dove pure c’è un Centro studi, tutto quello che hanno saputo dire su Gioacchino e Dante è che Dante cita Gioacchino. È vero, Par. XII, ma l’Alighieri cita centinaia, forse migliaia di persone vive e morte (nel 1300), e non minor numero di luoghi di tutto il mondo che conosce… e, che, come Inf. XXVI, immagina. Nomina marginalmente Cosenza (Purg. III), e Catona/Crotona (Par. VIII). Se bastasse una citazione, ce ne sono a iosa di Toscana, Romagna, Lombardia… E la gran parte dei citati sarebbero per noi illustrissimi (o dannatissimi) sconosciuti, senza i commentatori del XIV secolo. C’è poco da essere provinciali!

 E lasciamo stare che Gioacchino viene interpretato come la pelle del collo: sono, per l’appunto, interpretazioni, opinioni; e spesso forzature, che nessuno è minimamente obbligato a prendere sul serio. E quando un ateo impartisce lezioni di teologia, beh, Timeo Danaos et dona ferentes.

 Quello che non dice nessuno, è che Dante dipende direttamente da Gioacchino in buona parte del suo pensiero, e anche dello schema stesso del Poema. Per non farla qui lunga – ma spero di pubblicare un libro – è sufficiente la struttura triadica, che non è affatto, come volle il Croce, una cornice della poesia, ma l’essenza del messaggio dantesco. Secondo Gioacchino, ci fu l’età del Padre, severa; c’è l’età del Figlio, misericordiosa; ci sarà l’età dello Spirito, con l’Apocalisse e la fine dei tempi. Ed ecco l’Inferno, il Purgatorio, il Paradiso; e i 33 canti più uno; il multiplo perfetto del nove; le terzine… E molte immagini sono gioachimite: le tre belve, le figure apocalittiche di Inf. XIX e dei canti del Paradiso Terrestre, la ripetizione 33 volte del nome di Virgilio…

 In questo senso, e non in quello banale di indovino del futuro, Dante dice che Gioacchino è “di spirito profetico dotato”, per aver lanciato l’occhio sull’immenso divenire della storia; e non possiamo scordare le future filosofie triadiche di G. B. Vico e di Hegel… Quanto ai profeti, detto in generale, pochissimi furono ispirati da Dio; i profeti laici, non ci azzeccano mai: basta ricordare gli economisti dell’euro e gli esperti di covid!

 Giudicato errato, anche se non eretico, e vietato, Gioacchino venne letto in blanda clandestinità, soprattutto nell’ambito del misticismo francescano, cui Dante fu vicino; ma fu vicino anche al razionalismo tomistico dei Domenicani, e cerca di conciliare i due momenti teologici, e proprio nei canti XI e XII del Paradiso. È anche questo un messaggio.

 Almeno, però, a S. Giovanni hanno fatto qualcosa; e così l’Adol di Daniele Mellace, ricordando l’ispirazione dantesca di alcune opere liriche; e, doverosamente, fa qualche rara scuola, o almeno appare il suo comunicato stampa. E io, faccio la mia parte, e la faccio davvero, e lo sapete.

 La Regione Calabria e la Facoltà di lettere dell’UNICAL, invece, se ne fregano di Dante e Gioacchino messi assieme. Lo stesso per gli intellettuali piagnoni a pagamento.

Ulderico Nisticò