Radon: sicure le centrali elettriche calabresi di A2A

Si è conclusa nei giorni scorsi, con l’invio del report finale, l’esperienza consulenziale che il Laboratorio Fisico del Dipartimento provinciale di Catanzaro dell’Arpacal ha svolto per il colosso internazionale dell’energia A2A, maggiore multiutility italiana nata nel 2008 dalla fusione delle municipalizzate lombarde ASM, AMSA e AEM.

Esattamente un anno fa, infatti, A2A chiese al Laboratorio Arpacal di procedere alla misurazione della presenza di gas radon nelle proprie centrali elettriche situate in Calabria, al punto da diventare un caso di studio nell’ultimo congresso della Società Italiana di Medicina del Lavoro (SIML).

Il sistema idroelettrico della Calabria posseduto da A2A raggruppa ben nove centrali idroelettriche, cioè che utilizzano l’acqua, la fonte rinnovabile per eccellenza, per produrre energia elettrica. Il sistema è localizzato lungo i fiumi Neto, Passante, Simeri, Vasì, Crocchio, Ancinale e Savuto, che attraversano le province di Catanzaro, Crotone, Cosenza e Reggio Calabria.

Nello specifico, gli impianti misurati sono stati: Timpagrande (Cotronei  – KR), Albi (CZ), Magisano (CZ), Orichella (San Giovanni in Fiore – CS) , Calusia Nuova (Caccuri – KR) (in foto), Satriano (CZ).

Pur avendo adempiuto a quanto previsto dalla normativa di settore, avendo all’interno della propria organizzazione un servizio audit per tali adempimenti, la A2A, infatti, ha voluto confrontare i propri dati acquisiti con i valori che i tecnici del Laboratorio fisico “Ettore Majorana” del Dipartimento di Catanzaro dell’Arpacal hanno monitorato nelle proprie centrali calabresi.

Rapporto inviato, dunque, con la conclusione che i locali delle centrali calabresi di A2A sono ampiamente sicuri per i lavoratori che vi accedono e vi stazionano, sia nel rispetto della normativa e sia di quella di prossima entrata in vigore nel giugno 2019.