Se la Calabria avesse una politica culturale… e la Le Pen

Marion Maréchal Le Pen ha per nonno Jean Marie e per zia materna Marine; ed è esponente del Front National. La sua visita in Calabria non ha però alcuna valenza politica, ma finalità di pellegrinaggio e ricerca di radici storiche.

Andrà a Paola, in memoria di san Francesco, che, calabrese per nascita (1416) e vocazione, visse però metà della sua vita in Francia, e lì morì nel 1507. Nel 1519 venne proclamato santo; e, senza impegno, a Paola lo stanno ricordando. Se ne è impipata rotondamente la Calabria sia nel 2007 sia nel 2016. Siccome ci sarà subito lo scemo del villaggio che chiederà cosa ho fatto io, ebbene: convegno a Catanzaro son S.E. Bertolone e il prof. Pino Caridi, presidente della Deputazione di Storia Patria; numerosi articoli; spettacolo teatrale per l’Università della Terza Età di Soverato; recupero delle quasi sconosciute figure di Nicolò Picardo e del Cadurio… e partacce a tutti gli smemorati calabri.

La Maréchal Le Pen visiterà devotamente Paola, pellegrinaggio per san Francesco. Andrà poi a Guardia Piemontese, la cui popolazione è di origine occitanica, quindi dell’attuale Francia Meridionale. Visiterà Altomonte, che ha fama di gotico.

Ha iniziato però da S. Marco Argentano. E fino a Paola, più o meno ci arrivano tutti; vagamente, anche a Guardia e Altomonte. Ma di fronte a S. Marco A., mostrano la più cupa ignoranza.

E invece sapete che mondo corre? Che quando il giovanissimo Roberto d’Altavilla, dalla natia Normandia (gli avi erano norvegesi, ma dai tempi di Rollone vivevano in Francia) venne a raggiungere i fratelli, gli venne assegnata una torre a S. Marco [A.]. Qui gli nacque il figlio di Alverada, Marco detto poi Boemondo, che si illustrerà nella Prima Crociata e nelle leggende. Da qui con audacia e tracotanza, e con quell’astuzia che gli varrà l’epiteto di Guiscardo, guadagnò bottino e seguaci calabresi, che saranno decisivi nella grande vittoria di Civitate (1053) su papa Leone IX, inizio della potenza normanna e del Regno. Roberto, proclamato duca di Puglia, morirà nel 1085 in Grecia mentre combatteva contro i Bizantini. Mica poco! La Le Pen lo sa, i dotti calabresi no.

Nessuno ha invitato questa ospite; nessuno ha pensato di farle sapere quanti altri infiniti legami di amicizia e inimicizia ci sono tra la Calabria e la Francia. Posso farvi un elenco quanto un lenzuolo… ma non lo farò, perché mi sono stufato che quando è gratis chiamano solo me, e quando invece c’è da pagare chiamano sempre qualcun altro: “de amicitia”, direbbe Cicerone, ovvero, “ci vorrebbe un amico”.

Come mai la Regione non ha mandato (a pagamento, ovvio) uno dei tanti intellettuali di Africo che, tra un prodotto tipico e l’altro, dovevano “iniziare una nuova narrazione della Calabria”, e finora non hanno narrato manco la favoletta di Cappuccetto Rosso?

Come mai una francese viene in Calabria di sua iniziativa, e nessuno le ha detto niente? Perché non esiste una politica culturale in Calabria, se non, qualche volta, per isolate iniziative personali. Meno che meno è solida una conoscenza della storia, che, detto in generale, è ridotta a:

– Magna Grecia con sbarchi di Ulisse… e basta;
– Monaci basiliani, sei secoli di tutti monaci basiliani;
– Fucilazione di Murat, chi era costui e non si sa perché.
– Piagnistei di qualsiasi epoca e natura, e antimafia segue cena.

A proposito, Murat era francese: ne ha parlato qualcuno con Marion? Ma no, ovvio. O le hanno detto che in alcuni dialetti calabresi si dice “maddamma” e “mamma randi” e “scofferru… ” etc? Figurati!
Insomma, la Calabria, con un immane patrimonio storico e monumentale, è del tutto priva di una cultura popolare e diffusa e amata, e perciò anche capace di dare una mano al turismo; mentre altrove campano alla grande tutto l’anno con un buco medioevale palesemente rifatto. Colpa nostra, no?
Quante centinaia di volte ho ripetuto: la Germania per san Bruno, la Spagna per ogni dove, la Francia… vedi sopra, la Gran Bretagna per i commerci settecenteschi e le guerre napoleoniche. Ma è che la storia bisogna saperla, e saperla presentare in maniera umana e non con la faccia da funerale dei nostri dotti gufi.

Ulderico Nisticò