Se mi lasci non vale

Quando Minniti aveva annunciato la sua candidatura alle primarie del PD, tutto lasciava presagire fosse il famoso agente all’Avana di Matteo Renzi. Oggi che l’ex Ministro degli interni ha deciso di fare retromarcia, la pentola piena di salamoia viene rimestata e fatta passare per acqua e zucchero. Ovvio che a berla, produce una smorfia del viso che non è esattamente di soddisfazione. Perché è salamoia e non acqua e zucchero. Il PD delle primarie che hanno da venire è esattamente come la soluzione concentrata di sale utilizzata per la conservazione di sostanze alimentari fatta passare per qualcosa di gustoso da bere.

La dinamica degli eventi è surreale. Minniti fa un passo indietro per il bene del partito. Meglio, per salvarlo! Cioè, per salvarlo lo lascia nelle mani di Zingaretti, Martina, Boccia, Damiano, Saladino e Corallo. Insomma, Minniti è come quel Capitano che, saputo che la nave sta affondando, prende una scialuppa, se ne va e dice che lo fa per evitare alla nave di affondare. Ci sta, Capitan Schettino ha fatto scuola. Stavolta, però, nessuno gli grida “Torna a bordo, cazzo!”. Nemmeno Renzi. La motivazione ufficiale è che troppe candidature porterebbero all’eventualità che per la prima volta nessuno riesca a raggiungere il 50% più uno dei voti e diventare segretario con cognizione di causa e col sostegno della maggioranza del partito. Dimostrando, se ce ne fosse ancora bisogno, che il Partito Deceduto non esiste più ma esistono solo correnti passeggere. In sostanza Minniti si era illuso che la sua candidatura avrebbe potuto unire il partito per costruire una valida alternativa al governo nazionalpopulista. Si è accorto che un partito da unire non c’è e opportunamente, va via.

Il gesto d’amore di Minniti nei confronti del PD, però, stride con la voglia dell’armatore Renzi di lasciare che la nave affondi, raccogliendo il premio dell’assicurazione e costruendosi una nuova nave che riparta da porti più tranquilli, senza iceberg o scogli del Giglio lungo la rotta. Renzi vuole la scissione e seppure i giornaloni dicano che Minniti non sia d’accordo col suo capo, lasciare in questo modo le primarie ha dimostrato solo, a mio avviso, che il PD come è strutturato ora, è un fantasma di se stesso, in mano a gente improvvisata, che fallirà clamorosamente portando acqua al mulino della nuova coalizione che Matteo Renzi vuole mettere in piedi come alternativa al governo nazionalpopulista… esattamente come vuole Minniti. Il documento anti scissione con scritto “Il Pd è e sarà sempre casa nostra” preparato da Minniti, e volutamente non firmato da Renzi, mi sembra il classico specchietto per le allodole. Sono pronto a scommettere che i due solo per le tv ed i giornali sono in contrapposizione. Serve a saggiare il terreno per il nuovo che verrà. Fantapolitica?

Forse, ma personalmente penso che se Renzi dovesse lasciare il PD, la gente onesta ha un’occasione imperdibile per tornare a votare PD e dare una reale opposizione al governo gialloverde. Se non fosse così, l’unica opposizione alla coalizione pentastellata-leghista verrebbe da Berlusconi e Meloni che, attenzione, non hanno mai veramente tagliato il filo con Salvini. Meditate gente, meditate.

Gianni Ianni Palarchio (Blog)

 

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