Solidarietà per Mimmo Lucano sindaco umanitario di Riace ma anche per la Magistratura di Locri

Caro Tito, la vicenda degli arresti domiciliari sofferti proprio in queste settimane da Domenico Lucano (detto Mimmo), per tre volte sindaco di Riace (RC), che tanto clamore ha sollevato anche all’estero, non può e non deve passare inosservata nemmeno in tale nostra “rubrica” che ha appena concluso, proprio il 04 ottobre 2018, i suoi (spero, “primi”) sei anni di presenza continua (2012-2018) per entrare così nel settimo anno di attività sul tuo sito www.costajonicaweb.it con questa lettera n. 224 (una media di 37 lettere all’anno su molteplici temi e personaggi di attualità).

Essendo soltanto uno “smarrito e dolorante umanista” (e, quindi, né politico, né partitico, né settario o ideologico, ma dichiaratamente equidistante ed equivicino “universalista”), per mia natura e vocazione, cultura, stile e lungimiranza non partecipo alle tifoserie. Guardo principalmente alla sofferenza umana, che è quella che vorrei si evitasse indistintamente per tutti, in modo completo ed assoluto!… “Non lo auguro nemmeno alle formiche” (si diceva in paese per manifestare la propria “compassione” con chi soffriva in vario modo, anche minimamente). E immagino che in questo momento Mimmo Lucano stia soffrendo assai. Così come immagino che qualche sofferenza (benché professionale e certo anche umana) possano provare gli inquirenti. Infatti, se non si ha il cuore di pietra, non è per niente agevole destreggiarsi in questo particolare ambiente giudiziario che presenta veramente infinite sfumature di dolore.

Qualsiasi vicenda giudiziaria porta, comunque, tormento per chi è indagato ma pure per chi deve indagare onestamente, secondo la Legge. Non è affatto facile per nessuno. A volte toglie il sonno e arreca mille inquietudini, nonostante si possa essere innocenti o estranei. Poi, lo sai bene, dalle nostre parti si è sempre raccomandato a tutti noi di “non avere a che fare affatto con la Giustizia, nemmeno come testimone” poiché il non avere a che fare minimamente con la Giustizia era il maggior vanto per le persone, per le famiglie ed intere parentele. Il migliore onore sociale. La più preziosa dote nel curriculum di chiunque!

Perciò e “a prescindere”, è necessario mostrare solidarietà a Mimmo Lucano (come persona e come sindaco), però pure a Coloro che ne stanno esaminando la posizione giudiziaria. Tutto il resto appartiene alle situazioni storiche contingenti che, pur esulando dalle più autentiche espressioni di solidarietà, è bene accennare, anche per tentare di capire in che mondo viviamo.

CIO’ CHE E’ LEGALE E’ SEMPRE GIUSTO ?

Caro Tito, sai bene che mi sono sempre chiesto (e continuo a chiedermi) se è sempre e comunque giusto tutto ciò che è legale ed è scritto nelle Leggi. Tale antichissimo interrogativo è giustificato pure da frequenti episodi, fatti e personaggi i quali, nel corso della storia umana e sociale, lasciano intravedere il lato debole delle Leggi che è quello semplicemente “culturale”. Infatti, le Leggi sono frutto della cultura al momento più diffusa (oltre che della politica dominante). Inoltre, spesso le Leggi non sono in armonia con la Natura e con i diritti-doveri delle persone. La casistica sembra essere infinita e, in fondo, fa parte della condizione umana e sociale. Sempre più perfettibile, però, come del resto lo è l’Uomo. L’umiltà e l’elasticità potrebbero essere un presupposto indispensabile per valutarne la sacralità universale ma anche i limiti geografici e temporali. Legalità e Giustizia, ecco, rappresentano per tutti noi, volenti o nolenti, un binomio importante e strategico da sempre e da sempre in evoluzione, come attesta la Letteratura giuridica, compresi gli interrogativi già presenti nella più inquieta antichità come nella tragedia greca e fino ai nostri giorni.

IL CASO DI PAUL GRUNINGER (1938-39)

un-paese-di-calabria-filmPrima di darmi a qualche considerazione sul “caso Mimmo Lucano” mi sembra utile fare riferimento, tra i tantissimi quasi uguali, al “caso Paul Gruninger” che potrebbe essere assai simile, in linea generale o sostanziale, con i dovuti distinguo e con le ovvie proporzioni, alla vicenda di Riace. Traggo questa riflessione da un recente film-documentario di natura storica. Infatti, appena ne ho la possibilità, sono solito seguire i programmi di “Rai Storia” (canale televisivo tematico assai interessante). Qualche giorno fa (dalle ore 16,40 alle 17,02 circa di venerdì 05 ottobre 2018) è stato trasmesso un “reportage” (realizzato dalla ARGO, sigla costantemente in sovraimpressione sullo schermo) su Paul Gruninger il capitano comandante la Polizia del Cantone di San Gallo, in Svizzera, al confine con l’Austria proprio nel periodo in cui gli ebrei venivano “perseguitati” da Hitler dopo le leggi razziali e, in particolare, dopo la “Aunchluss” (l’annessione) per fare la “Grande Germania”. Gruninger (nonostante la chiusura delle frontiere imposte dal governo di Berna) ha cercato in tutti i modi di fare entrare in Svizzera innumerevoli ebrei in fuga che, altrimenti, in Austria avrebbero rischiato l’arresto, la confisca dei beni, il conseguente internamento nei campi di concentramento e, quindi, atroci sofferenze e sicura morte.

PAUL GRUNINGER – DISUBBIDIENTE O TRADITORE ?

st_gallen_gruningerplatz_strassenschildPaul Gruninger (San Gallo 1891 – 1972). Figlio di un modesto tappezziere, in gioventù, giocando nel ruolo di centrocampista, ha vinto con la sua squadra un campionato nazionale svizzero. Ha insegnato nelle scuole elementari e poi in quelle superiori dal 1911 al 1919 quando è entrato nella polizia elvetica con il grado di tenente. Lo stesso anno ha sposato Alice Federer (1897-1984) che gli ha dato due figlie, Ruth e Sonja. Dal 1938 al 1939, falsificando documenti, ha permesso a molte centinaia di ebrei perseguitati di entrare in Svizzera contro gli ordini del governo federale. Scoperto, è stato immediatamente sospeso dalle sue funzioni, radiato dalla polizia, condannato ad un’ammenda, subendo poi la “morte civile”.

Dopo la condanna ha dichiarato: ““Non mi vergogno del verdetto della corte. Al contrario, sono orgoglioso di aver salvato centinaia di persone oppresse. L’aiuto agli ebrei era radicato nella mia concezione di cristiano (…) la ragione di salvare vite umane minacciate con la morte è stata ritenuta da me fondamentale. Come avrei potuto, quindi, prendere in seria considerazione “calcoli” e schemi burocratici? Certo, ho consapevolmente superato i limiti della mia autorità, e spesso con la mie stesse mani ho falsificato documenti e certificati, ma l’ho fatto al solo scopo di permettere ai perseguitati di accedere al Paese. Il mio personale benessere, commisurato al crudele destino di quelle migliaia di perseguitati, era così insignificante e così poco importante che non l’ho mai preso in considerazione””. Non a caso, nel 1962 è stato accolto come membro onorario nella “Lega per i diritti dell’uomo” e molto tempo dopo, nel 1995, è stato pienamente “riabilitato” dallo stesso Governo svizzero.

LA RIABILITAZIONE NEL 1995

Nella pur civilissima Svizzera, Gruninger, considerato un traditore, per il resto dell’esistenza e fino alla morte avvenuta nel 1972, non ha avuto alcuna attenzione né pubblica né privata, versando in condizioni di povertà e sopravvivendo grazie a qualche lavoro informale e saltuario, sacrificando così pure la sua famiglia. Infatti, nemmeno Ruth (in quanto figlia di un “traditore”) è riuscita a trovare un lavoro decente, fino a quando non lo ebbe da un imprenditore tessile ebreo. E il Governo cantonale di San Gallo ha respinto ben sei tentativi di riabilitazione (nel 1968, 1969, 1970, 1984, 1989, 1991) promossi da vari personaggi e da associazioni. Finalmente, nel 1995 (a 23 anni dalla sua morte) Paul Gruninger è stato completamente e definitivamente riabilitato. La famiglia non ha accettato, però, la considerevole somma che il tribunale ha riconosciuto per l’ammontare degli stipendi persi, da capitano comandante, dopo il licenziamento. Comunque, grazie ai sostenitori, con questo denaro, è stata finanziata la “Fondazione Paul Gruninger”.

UN GIUSTO TRA LE NAZIONI

Nel 1972, pochi mesi della sua morte, Gruninger è stato riconosciuto “Giusto tra le nazioni”. E tante le città (come ad esempio San Gallo, Gerusalemme, Zurigo, Stoccarda, ecc.) gli hanno intitolato strade o piazze. Sono seguiti altri importanti riconoscimenti, post mortem: intitolazioni di scuole, ponti, uno stadio di calcio, mentre non si contano le targhe commemorative del personaggio e dei suoi gesti eroici. Su tale vicenda sono stati girati film e documentari, scritti libri e fatte conferenze. E ancora se ne parla. Gruninger è entrato a pieno titolo nella Storia, i suoi detrattori no (se non negativamente per suo riflesso)! E noi lo possiamo annoverare tra coloro che hanno contribuito “per un mondo migliore”!… Così come possiamo annoverare (comunque la pensiamo, ma guardando ai fatti e non ai mezzi) Mimmo Lucano (e i suoi simili) almeno tra coloro che vogliono e cercano di realizzare un “mondo migliore” (nonostante infinite difficoltà).

UN PARALLELO CON MIMMO LUCANO ?

Caro Tito, a questo punto, mi chiedo e ti chiedo se ci possa essere una qualche attinenza tra Paul Gruninger e Mimmo Lucano. Entrambi “pubblici ufficiali” appartenenti alle Istituzioni, per il modo ritenuto poco ortodosso di aiutare gli altri sono stati messi sotto processo. Per vocazione e per educazione rispettiamo fino in fondo le Istituzioni, in particolare la Magistratura. Tralascio il fatto che alcuni hanno evocato il detto “Si guarda solo al dito che invece indica la luna”. Certo, gli arresti domiciliari al sindaco di Riace e le accuse rivoltegli (sebbene non così gravi come sembravano all’inizio) lasciano increduli ed allibiti specialmente chi, come me, ha seguìto fin dall’inizio l’Opera filantropica ed umanitaria di questa persona che sta dedicando (con immensi e dolorosi sacrifici anche personali che non è opportuno citare, ma chi vuole approfondisca) anni preziosi della sua esistenza a chi ha più bisogno, spesso dimenticando se stesso e la propria famiglia.

Non sto qui a decantare quanto realizzato a Riace dal sindaco Lucano e dai suoi più convinti collaboratori, ma pure da parecchi illustri sostenitori (singole persone e associazioni, anche estere). Né voglio elencare i tanti e splendidi riconoscimenti giuntigli da ogni parte del mondo. E, altresì, non voglio evidenziare più di tanto il fatto, consolidato, che l’esperienza di Riace sia diventata un simbolo di umanità e di speranza in questa epoca in cui la cattiva globalizzazione permette (o addirittura provoca) l’esistenza dei “popoli-spazzatura”.

NON CONDIVIDO IL MODELLO RIACE MA LO RISPETTO

E’ risaputo (per averlo più volte detto e scritto) che io non ho mai condiviso, per quanto esaltante, il cosiddetto “Modello Riace” (esistente dal 1998) però lo rispetto addirittura con devozione, perché il suo agire è attinente al “sacro”. Così come ho rispettato profondamente e rispetto ma senza approvare quello che è stato il promettente e poi deludente “Modello Badolato” (1997-2002) riguardo non soltanto l’accoglienza-migranti ma anche inteso come sedicente “ripopolamento e rivitalizzazione dei borghi” di cui avevo dato diversa, più utile e attinente dimostrazione con l’operazione di “Badolato paese in vendita” clamorosamente sabotata dalle istituzioni regionali, producendo tra l’altro il mio esilio. I fatti sembrano darmi ragione.

In tutta onestà, ho persino apprezzato alcuni simboli, momenti ed iniziative, sia di Riace che di Badolato, così come di altri luoghi dediti (più che all’accoglienza) alla semplice “gestione-migranti”. Però, nonostante l’esultanza, trovo che le attuali migrazioni siano una tristissima “trappola” per africani ed europei. Un tragico inganno storico di cui ancora non immaginiamo le vere conseguenze. Ma sarà bene indagarlo!…

E capisco che il momento storico che viviamo non possa al momento offrire alternative, a fatto avvenuto e dolosamente non voluto prevedere, nonostante le avvisaglie. Infatti era prevedibile che l’Africa e dintorni sarebbero “franati” prima o poi sull’Europa. (A proposito di frane, la stessa Italia convive da troppo tempo con l’aumento continuo delle frane collinari e montane e non riesce o non vuole porre utile rimedio!). Tuttavia, ritengo che adesso poco o niente si faccia (specialmente come Unione Europea) per tamponare, rimediare e risolvere alla radice, all’origine il dramma dei disperati economici e dei rifugiati. Perché di un immane dramma si tratta, come ben sappiamo, e, spesso, anche di tragedie, con i frequenti e raccapriccianti naufragi (come ho evidenziato solidarizzando, già a fine secolo, con i cosiddetti “Morti senza nome” pure alle pagine 311-314 del quarto volume del “Libro-Monumento per i miei Genitori” (2005).

NIENTE ARMI MA DIGNITA’ AI POPOLI

Si stima che, negli ultimi 15 anni, siano morti nella traversata mediterranea oltre 30mila migranti (una bomba atomica caduta su una città!). Però, quanti sono quelli morti lungo il percorso di avvicinamento alla costa, specialmente nei deserti e nei lager libici?… Nessuno vuole accertare né numero né qualità delle vittime (quanti neonati, bambini, giovani, donne, uomini, anziani) perché ne sarebbe inorridito. Nessuna vergogna né per l’Africa né per l’Europa questa ecatombe di cui nessuno sembra responsabile!… Eppure, dopo la immane macelleria della seconda guerra mondiale e i campi di concentramento, questo massacro potrebbe essere il più grave e, sempre e comunque, ascrivibile alle Potenze che detengono il potere del mondo tanto che, senza il loro assenso, niente e nessuno si può muovere nelle rispettive aree di influenza.

Certo, è assai benemerito chi agisce come accogliente consolatore, però mi sembra logico che è necessario impegnarsi per tamponare (finché si è in tempo) l’emorragia, altrimenti non avremo praticamente più forze per soccorrere ed sostenere un flusso così grande che rischia di destabilizzarci e sommergerci. Urge da tempo utilizzare risorse politiche, economiche e socio-culturali per impedire che le tante emorragie “africana e asiatica”, “latino-americana” ed “estremorientale” sommergano i cosiddetti “Paesi ricchi”, destabilizzandoli. Passato l’entusiasmo umanitario, potremmo rischiare nuove guerre o massacri e la disgregazione della stessa Europa, fermo restando che la condanna geografica renderà l’Italia ancora più fragile e pericolosamente esplodente (spero non si giunga ad una qualche “guerra civile” come si sta profilando). Ma c’è pure da chiedersi che è giunto il momento per i Paesi ricchi di riconoscere la pari dignità agli altri Popoli, aiutandoli ad elevarsi ad un ruolo di riequilibrio socio-economico e possibilmente fraterno.

LE MIGRAZIONI SOSTENIBILI

Si parla spesso di “sostenibilità” ma non si calcola, almeno in prospettiva, la gravità della situazione. Sarebbe utile sapere da chi e perché provocata. Un giorno sapremo come sono andate le cose, ma forse sarà troppo tardi. Ecco pure perché bisogna dare dignità all’Africa e alle altre Periferie del mondo, risollevandole ed aiutandole “a casa loro”, dedicando loro le risorse utilizzate per i micidiali armamenti. Le maggiori Potenze (che spesso pensano di difendere il mondo da guerre nucleari ma tollerano quelle regionali ma enormemente devastanti) dovrebbero almeno capire che sarebbe un vantaggio pure per loro avere i Popoli più periferici almeno con un minimo di dignità autosufficiente e tale che non siano costretti ad emigrare e ad invaderli. Ma preferiscono costruire “muri” invece di utilizzare tutte queste risorse per costruire “ponti” e opere di benessere individuale e collettivo. Rimanendo ognuno a gestirsi a casa sua.

Le migrazioni ci sono sempre state e sempre ci saranno, ma non devono essere un tristissimo fenomeno collaterale della attuale cattiva globalizzazione che arricchisce i più ricchi ed immiserisce i già poveri, tanto da farli rivoltare. Ricordi, Tito, quando tempo fa ti scrivevo ipotizzando quale fosse la maggiore “rivoluzione” del 21° secolo. Ecco, pare già che le “migrazioni” siano la vera rivoluzione di questo inizio terzo millennio. Che rivoluzione sarà, poi, alla fine e che effetti produrrà?… La gente è intimorita da come va il mondo. Non ci sono più le stagioni di una volta, così come non c’è più rispetto per nessuno e così via. Troppe trasformazioni improvvise e veloci e quasi tutte tendenti al negativo per l’uomo comune. Non ci sono nemmeno più le migrazioni di una volta, quando era più facile accogliere ed integrare.

SONO MIGRANTI PURE I PATRONI DI RIACE

Pochi cronisti e commentatori hanno evidenziato il fatto che gran parte dei “Patroni” dei nostri paesi italiani, specialmente meridionali, siano stati “migranti”… quasi tutti provenienti (vivi o in reliquia) dal vicino Oriente con le comunità che approdavano sulle nostre coste. Da San Nicola di Bari a Santa Caterina di Alessandria (venerata un po’ ovunque), da San Teodoro d’Amasea (a Brindisi) ai Santi Pietro e Paolo (a Roma), tanto per citare i più famosi. Quindi, pure i Santi e gli Eroi confermano (tipo l’approdo di Enea e di altri rifugiati orientali) come e quanto l’Europa e specialmente il nostro meridione siano stati mete di continue migrazioni.

santi-cosimo-damiano-riaceRicordiamo che Enea (vedi statua del Bernini) portava sulle sue spalle il padre Anchise il quale a sua volta portava il simulacro delle proprie divinità durante la fuga da Troia, mentre attaccato ai suoi abiti aveva il figlio Ascanio. Sarebbe interessante conoscere tutti i Santi migranti, pagani e cristiani. E, forse, non è un caso che pure i Patroni di Riace, Cosimo e Damiano, siano stati loro stessi migranti … nel senso che le loro reliquie dalla Siria (Antochia, dove sono stati martirizzati) sono state portate in Italia e poi suddivise per i santuari dove si esercita il loro culto (a Riace almeno dal 1669 con una grande festa di più giorni). Se vedi su internet, pare che pure il nome stesso di “Riace” derivi dall’Oriente. Destino segnato! DNA imprescindibile.

LA VITA COME DONO

riace-e-mimmo-lucanoE, forse, non è un caso che (come tradizione vuole) questi due fratelli medici non prendessero denaro per i loro servizi terapeutici … e che in TV Mimmo Lucano abbia dichiarato che non ha accettato mai denaro da nessuno per sé stesso, nemmeno dalla Rai per la fiction sulla sua persona e sul “Modello Riace” poiché – ha detto – non si deve ragionare o fare tutto e sempre attraverso il denaro e l’economia ma bisogna dare pure espressione al cuore e alla generosità. Ci troviamo, quindi, di fronte ad un linguaggio e ad una concezione della vita non facilmente comprensibile a tutti (specialmente in questa società globale di profitto a tutti i costi, di competizione e di arrivismo). E’ tutto un altro modo di pensare e di agire … ed ha profonde radici calabresi. “Il dono” e la “dedizione” quasi religiosa (che, in genere, caratterizza tutto il sud Italia) è stato il segno distintivo pure dei suoi collaboratori nel “Modello Riace”. Anche per questo ha stupìto il mondo.

Infatti, Mimmo Lucano ha dichiarato più volte (e lo ha confermato ai media pure l’ultranovantenne padre) che sente come una “missione” quella dell’accoglienza ai migranti. Missione, infatti, fa rima con religione e dedizione, per cui sarà difficile scalfire la fede di questo uomo del sud e per di più tenace calabrese. Sicuramente sarà studiato pure per questo. A parte tutto, stimo Mimmo Lucano pure perché è rimasto umile e non si è montato la testa in così tanti anni continuamente sotto i riflettori internazionali, ma ha spostato ogni volta i riflettori sui migranti ed ha utilizzato i media per predicare quella “civiltà dell’Amore” così cara al mondo cattolico, ma anche a tutti coloro che credono e si battono per i Diritti Umani e la sacralità delle persone. Perché sì, a ben vedere, Riace resta pur sempre un luogo di culto profondo e il “sacro” gioca da sempre la sua parte preponderante.

RIACE UN FATTO RELIGIOSO

Considerato tutto questo, possiamo affermare che il fenomeno umanitario di Riace (quindi di Mimmo Lucano e del suo fedele popolo) non può che essere considerato (antropologicamente e sociologicamente) un fatto tipicamente religioso (laico o cristiano che sia). Ma sicuramente religioso. Non soltanto nel senso di “sacro” ma anche di essere “legato” (dal latino “religo” – legare) alla propria terra, alla propria missione, al senso (persino escatologico) della propria vita. C’è chi teme il mito del sindaco di Riace e c’è chi teme possa essere “glorificato” o addirittura “santificato” (leggi, a tale proposito, la seconda “lettura parallela”). E, infatti, non mi meraviglierei se Mimmo Lucano verrà fatto “santo”.

LETTERA DI MIMMO LUCANO

restiamo-umani-corteoCaro Tito, domenica scorsa 07 ottobre 2018, il sindaco di Riace si è affacciato dalla sua casa, dove è relegato agli arresti da martedì 2 ottobre, per salutare il corteo di solidarietà che sfilava con slogan e bandiere in suo onore e della comune missione umanitaria. Mimmo Lucano ha poi preso carta e penna ed ha scritto una “lettera aperta” a questi suoi sostenitori. Non so il testo che riporto qui di seguito sia preciso e integrale, ma ti ripropongo quello che è stato pubblicato (alle ore 19,40 della stessa domenica 07 ottobre) dal sito web https://www.telemia.it/2018/10/riace-il-sindaco-lucano-dai-domiciliari-rifarei-tutto-non-ho-nulla-di-cui-vergognarmi/. Telemia, che io sappia, è un’emittente assai attiva e dovrebbe avere una sede a Roccella Jonica e una a Soverato. Mi ha sostenuto durante la “Marcia per Badolato e tutti i borghi spopolati” svoltasi da Badolato Marina a Badolato Superiore nel pomeriggio del 07 ottobre 2011 (con intervista della giornalista Rosy Urso). Ecco il testo della lettera:

“Non ho rancori o rivendicazioni contro nessuno. Non ho niente di cui vergognarmi. Niente da nascondere. Rifarei sempre le stesse cose che hanno dato un senso alla mia vita … Della mia situazione personale non ho tanto da aggiungere rispetto a ciò che è stato ampiamente raccontato in merito alle vicende giudiziarie … Non dobbiamo tirarci indietro. Se siamo uniti e restiamo umani, potremmo accarezzare il sogno dell’utopia sociale. Vi auguro di potere avere il coraggio di essere soli, e l’ardimento di stare insieme sotto gli stessi ideali. Di poter essere disubbidienti ogniqualvolta si ricevano ordini che umiliano la nostra coscienza. Di meritare che ci chiamino ribelli, come quelli che rifiutano di dimenticare nei tempi delle amnesie obbligatorie di essere così ostinati da continuare a credere contro ogni evidenza che vale la pena di essere uomini e donne, di continuare a camminare per i cammini del vento, nonostante le cadute, nonostante i tradimenti, le sconfitte, perché la storia continua anche dopo di noi, e quando lei dice addio, sta dicendo arrivederci … Ci dobbiamo augurare di mantenere viva la certezza che è possibile essere contemporanei di tutti coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia e dalla volontà di bellezza. Ovunque siamo e ovunque viviamo perché le cartine dell’anima e del tempo non hanno frontiere. Non dimenticherò questo travolgente fiume di solidarietà. Vi porterò per tanto tempo nel cuore. …. Hasta siempre”.

CALABRIA UTOPICA E RIBELLE

Questa lettera del sindaco di Riace Domenico Lucano è una testimonianza palpitante ed una dimostrazione storica di come e quanto la Calabria sia la terra delle Utopie (e delle Ribellioni universali). Sono sicuro che tale toccante messaggio verrà studiato un domani sui libri di scuola, come noi eravamo soliti leggere in aula le lettere e i messaggi degli eroi del Risorgimento italiano.

MIMMO LUCANO ALLE EUROPEE 2019

Ritengo che, giunti a questo punto, il sindaco di Riace debba essere candidato da qualche partito, il più sensibile, alle Elezioni Europee del maggio 2019. Quasi sicuramente, a Strasburgo Mimmo Lucano potrà essere ancora più utile alla sua missione e ai migranti, lavorando per un mondo migliore. Spero tanto che avvenga, pure per l’intera Calabria. Tempo al tempo, per tutto e per tutti. Ma, torniamo a noi, chi è responsabile delle migrazioni?…

CHI E’ RESPONSABILE DELLE MIGRAZIONI?…

Come si sa, la pace e le guerre partono da lontano. E da molto lontano partono pure i massicci fenomeni migratori attuali. Se guardiamo alla Storia (che colpevolmente non ci viene insegna bene, per non capire), i responsabili di queste migrazioni bibliche non possono che essere quegli Stati che da secoli continuano (in vario modo) a sfruttare e a spremere all’inverosimile (spesso anche a trucidare) i Popoli dotati quasi sempre di immense risorse ma poverìti di tutto, come in Africa, in America Latina, in Asia. Ma ci sono pure Popoli i cui territori sono stati desertificati dal quel cambiamento climatico che, in maggior parte, è colpa nostra, dei Paesi super-industrializzati e super-spreconi.

Sono e mi sento responsabile anch’io, caro Tito, quando ho utilizzato il consumismo e non la frugalità. In gioventù sono stato ingannato pure io dalle multinazionali e da quella cultura pubblicitaria che favorisce il superfluo, lo spreco e chi lo vende. Ma, provenendo da una famiglia e da una cultura povera ed essenziale, fortunatamente me ne sono accorto sùbito e posso dire che ho continuato e continuo ancora a vivere nel modo il più frugale possibile, quasi indispensabile, cosciente di ciò che significa per me, per il mio ambiente, per il mondo intero persino ogni mio piccolo abuso, ogni decisione sopra le righe. Con il consumismo e con l’uso sconsiderato del superfluo ognuno di noi, singolarmente e collettivamente, contribuisce ad impoverire risorse e popoli. Perché non governare insieme i territori del mondo mangiando gli stessi frutti?…

IL NUOVO BIG-BANG

E, mentre il clima impazzisce e le risorse scarseggiano, i Paesi ricchi continuano a gozzovigliare in tutti i modi visibili ed invisibili. Ed invece di ricorrere ai ripari, di riequilibrare, di placare il dolore del mondo, spegnendo prima di tutto le guerre ed i conflitti, i Governi (maggiori responsabili del pianeta) insistono a litigare tra loro e non vogliono unirsi per affrontare le emergenze, le urgenze, le priorità per salvare la Terra e, quindi, salvare le future generazioni. E l’ONU (così come tante altre presenze equilibratrici) lancia continuamente un allarme dopo l’altro, documentando una drammaticità sempre più grave in una situazione che più sfuggirci di mano e diventare “senza ritorno”. Tutto ciò viene ignorato poiché la “grande abbuffata” di pochi e la povertà dei più devono continuare, imperterriti … fino al nuovo “Big Bang”.

Ecco, in questo contesto di anarchia totale globale (dove tutti corrono unicamente all’arricchimento, al piacere e al potere), in questo non-governo dei fenomeni umani e sociali, ambientali e lungimiranti, posso ben capire cosa spinge un uomo sensibile come Mimmo Lucano e tutti gli altri ad impegnarsi ad accogliere i “naugurafi della poverà e della violenza” globale. Una goccia nell’oceano, potremmo dire, ma una goccia santa. Tuttavia, sono del parere che, accanto all’accoglienza e all’integrazione, è doveroso stare dentro la realtà e cercare di sensibilizzarsi pure e soprattutto al riequilibrio del mondo. Altrimenti, tutto diventerà insostenibile, persino la generosità e l’accoglienza. Non dimentichiamo che le persone e i governi hanno una propria “psicologia” e possono incepparsi da un momento all’altro, persino i più buoni e generosi.

ITALIA SCHIAVA D’EUROPA

mimmo-libero-riaceCaro Tito, posso persino non essere d’accordo con quanto sta facendo Mimmo Lucano, in questi ultimi decenni, pur apprezzandolo molto se visto in un ben determinato contesto. E non voglio qui entrare di più nel merito della questione. Però, bisogna riconoscere che, per il senso comune della gente, ha dato tanto onore e addirittura “riscatto morale” all’intera Italia e, in particolare, ad un’Europa che sembra infischiarsi dell’epocale dramma dei popoli poveri, specialmente dei nostri vicini africani e mediorientali. Quei popoli, specialmente, che (come ti ho detto più volte e ribadisco ancora) sono stati sfruttati e spremuti fino all’ultima goccia per secoli proprio da tanti Stati europei che hanno nome e cognome e che imperterriti continuano in modo permanente a sfruttare a costo di immani guerre, immensi lutti e atroci sofferenze.

Conseguenza di questo ignobile sfruttamento fino all’osso (che, colonialismi a parte, continua ancora persino con altri attori finora estranei alla geografia) è proprio la disperazione di un intero continente. Il paradosso è che a pagare questa immigrazione incontrollata (o addirittura provocata per vari motivi e finalità) è essenzialmente l’Italia che dal “suo” breve colonialismo pare abbia tratto più guai che benefici, mentre si sono arricchiti proprio quegli stessi Stati europei che adesso respingono i migranti!!! … L’Italia … prima schiava di Roma è adesso schiava d’Europa! Lo afferma la Storia, purtroppo!… Rendiamocene conto, ma pienamente e definitivamente, anche per prendere i più adeguati provvedimenti.

AIUTIAMOLI A CASA LORO

Seguo in vario modo (ma sempre con grande apprensione) le vicende turbolente dell’Africa fin dall’età di 6 anni, da chierichetto. E più volte, in conferenze specialistiche, è emersa la necessità di aiutare a casa loro i cosiddetti “Paesi in via di sviluppo”. Ricordo che già 50 anni fa si ragionava molto in prospettiva sull’esplosione demografica del continente africano e sul decremento delle nascite in Europa e negli altri Paesi industrializzati. Da allora era chiaro che prima o poi ci sarebbe stato un tentativo di “travaso” Africa-Europa! … Eppure nulla è stato fatto per evitare i drammi e le morti che constatiamo adesso, da qualche decennio. Possiamo immaginare che tali drammi, purtroppo, continueranno ancora per molto … almeno finché un’immigrazione sostenibile e regolamentata non prenderà il posto dell’attuale irragionevole caos.

Fin dal periodo universitario ho poi avuto amici africani, magrebini e del vicino Oriente arabo-israeliano. Quindi, posso dire che ho potuto vedere dal di dentro le problematiche di questi Paesi. Molto è valso, nel suo piccolo, pure il viaggio in Tunisia nel settembre 1991. Ricordo fin dagli anni sessanta-settanta i frequenti ed aspri dibattiti contro quei Papi (specialmente Paolo VI) che non autorizzavano l’uso degli anticoncezionali in Africa e in altri Paesi dove c’erano malattie trasmissibili (come l’AIDS) e la necessità di regolamentare le procreazioni. “E tanti ne uccide la fame” cantava Fabrizio De André ne “Il testamento di Tito” (1970). L’Europa (con l’Africa e l’Oriente) e gli USA (con l’America Latina) hanno creato dei “mostri” planetari (se così possiamo dire per far capire, paradossalmente, le dimensioni del discorso) e questi “mostri” si stanno già ribellando e tenteranno di divorare prima o poi queste “perfide Potenze” mondiali che pretendono di condizionare i continenti in malo modo, spesso annientando i popoli.

Personalmente, resto nella convinzione di aiutare i potenziali migranti a casa loro, pure per la mia grande personale sofferenza (ancora presente) dell’essere stato costretto a lasciare il mio paese natìo, la mia Terra per il cui progresso mi ero ampiamente preparato. Capisco che ci sono le cosiddette situazioni di guerra, di carestie e di tanti altri problemi che costringono milioni di persone a lasciare il proprio Paese. Ma c’è sempre da chiedersi se le ingenti somme spese nella pseudo accoglienza ed integrazione non sarebbero state meglio impiegate a far stare meglio queste persone divenute migranti dolorosi. Spesso un solo euro, in queste parti molto povere dell’Africa, vale spesso la giornata di un lavoratore. Perciò, quanto si sarebbe potuto fare con tutti i tantissimi miliardi di euro a casa di questi disperati?… Perché non si è fatto?…. Cosa c’è dietro?…

IL MIO GRANDE AMORE PER L’AFRICA

Caro Tito, in questi sei anni di corrispondenza (ben 223 lettere tra ottobre 2012 e settembre 2018) frequentemente ti ho detto dell’Africa, cui ho dedicato ampio e affettuoso spazio nella mia vita così come nei sette volumi del “Libro-Monumento per i miei Genitori”. Fin da quando facevo il chierichetto nella chiesa di Badolato Marina, da bambino (come ti ho appena accennato). E da bambino ero solito (proprio in ottobre, durante la “Giornata Missionaria Mondiale” giunta alla sua 92ma edizione) girare per le case per raccogliere le offerte per i sacerdoti e i laici impegnati nelle missioni tra i diseredati di ogni parte del pianeta. Spesso, mi ritrovavo solo (passato l’entusiasmo per gli altri) a girare e bussare a tutte le porte (meno che a quelle in lutto o dei protestanti). Sono sempre stato tenace nella solidarietà, a volte persino al di sopra delle mie possibilità. Ma ringrazio ancora e sempre la mia famiglia e la mia parrocchia per avermi dato le basi di questa solidarietà e, in particolare, per aver rafforzato la mia innata sensibilità umanistica ed umanitaria.

Convinto di ciò, ho proposto a sacerdoti e vescovi di mandare tutti i seminaristi a “formarsi” meglio in terra di missione almeno per qualche mese. Sicuramente la loro visione delle cose e del mondo sarebbe più concreta e reale!… Ma, addirittura, renderei “istituzionalmente” obbligatorio per tutti gli studenti dei Paesi ricchi effettuare (però veramente, senza scorciatoie) un periodo di formazione da trascorrere proprio dove campare è un problema assai arduo e penoso (tipo l’Africa o l’America più difficile). Non bastano, infatti, i documentari visti in TV … bisogna sperimentare in prima persona (e non basta la vita “scouts”). Conosco diversi sacerdoti che, dopo tanti anni di Africa, sono stati destinati a fare i parroci nelle nostre realtà italiane. Sono letteralmente scappati (quasi inorriditi dalle nostre beghe e situazioni anti-cristiane), tornando alla loro Africa (senza le comodità ed il “lusso” che abbiamo noi e di cui spesso ci lamentiamo).

Ma l’esperienza migliore è stata ed è ancora il continuo parlare con i missionari religiosi. Tantissimi finora. Cui si aggiungono pure quei laici che, attraverso loro fondazioni e associazioni, sono impegnati in prima persona specialmente in Africa. Per l’Africa il mio amore è stato continuo e profondo, tanto che mi rammarico ancora di non essere potuto diventare io stesso “missionario laico” proprio per essere e sentirmi più utile. Purtroppo il mio destino mi ha dirottato altrove (quasi armi alla mano). Però non ho mai cessato di interessarmi ai cosiddetti “ultimi” e a coloro che, comunque, non godono di dignità, libertà e giustizia pari alle nostre. Non sono parole fatte o inutili utopie, specie quando ti scontri con la realtà dei massacri pure di miei amici negli scontri tra le etnie “hutu” e “tutsi” in centro Africa (Burundi, Ruanda e dintorni) nel 1994. Un immane genocidio alla vigilia del terzo millennio!… E, si sa, i genocidi e le guerre in Africa (come in medio oriente e altrove) diventano poi un “boomerang” per l’Occidente (in particolare per l’Europa), che non sa o non vuole pacificare (forse perché addirittura fomenta e dirige i massacri a fine di dominio) persino per egoismo, poiché il benessere degli altri è pur sempre una garanzia per la nostra sicurezza. Ma il “dominio” può trasformarsi in “autodistruzione” nonostante il delirio occidentale di onnipotenza.

Ecco pure perché insisto che bisogna assolutamente aiutare (pure nel senso di “riequilibrare” e “pacificare”) chi deve essere aiutato a casa sua, poiché la prima dignità dell’uomo è la casa (che a mio parere è sacra ed inattaccabile). La casa (il proprio ambiente) riveste l’uomo della prima dignità!… Fuori dalla sua casa (anche se dotato di spirito di avventura) l’uomo, con le migrazioni imposte, non sarà mai sereno e si sentirà sempre poco sereno (nonostante possa definirsi “cittadino del mondo” che finora è pura retorica o solo teoria). Pure per questo ho sofferto molto quando sentivo di corruzioni e scandali inerenti i fondi per la Cooperazione spesi male o non arrivati ai “Paesi in via di sviluppo” (proprio come per il nostro Sud Italia, specie con la Cassa per il Mezzogiorno). Meridione italiano ed Africa hanno avuto il medesimo drammatico sfruttamento! Un destino simile se non uguale. La Storia lo afferma!

IL FALLIMENTO DELLA COOPERAZIONE

Caro Tito, quelli della nostra età ricorderanno come e quanto si sia parlato di “cooperazione allo sviluppo” dei Paesi poveri in ogni continente. Quanti miliardi di dollari si sbandieravano all’opinione pubblica! … Per poi capire che gran parte di questa “cooperazione” serviva per arricchimenti privati e per corrompere i governanti locali (il più delle volte dittatori e tiranni sanguinari, burattini dell’Occidente ricco e padrone). L’Europa e altre potenze continuano da sempre a fare e disfare i governi africani. Quindi, si capisce che, se vuole, l’Europa potrebbe ben governare fin dall’origine i flussi migratori, evitando i campi di concentramento e le atrocità nella Libia e in altri punti di impatto e raccolta dei migranti. Non solo, ma con un po’ di buona volontà ed organizzazione l’Europa potrebbe eliminare gli schiavisti che lucrano con i barconi e i gommoni e con l’intero traffico di esseri umani.

IL NUOVO SCHIAVISMO

Pur con le dovute proporzioni, ritengo che ciò che sta accadendo adesso ai migranti (per sofferenze ed iniquità) possa ricordare altri tipi di persecuzioni, non ultime quelle naziste, razziste e similari. E probabilmente il “caso Gruninger” ( e altri eroi simili) può essere affiancato al “caso Lucano” (sempre con le dovute cautele e proporzioni, ma il senso non può essere che quello di aiutare gente in forte difficoltà e spesso pure pericolo di vita). Ma l’Europa, nonostante il suo dirsi altamente civile e cattolica-cristiana, sembra non essere cambiata affatto dai tempi dello schiavismo che portava gli africani nelle Americhe per essere sfruttati nei lavori pesanti!

Inoltre, mi sembra che si sarebbe potuto intervenire anche politicamente con i governi locali. Ma già, avevo dimenticato che sono proprio gli Stati europei neo-colonialisti a sostenere i dittatori africani!!!… Quindi, sembra esserci un circolo chiuso e vizioso da cui non si esce, se non si adottano politiche adatte a rendere sostenibile a sé stessa l’Africa e tutti quei continenti o sub-continenti che hanno il medesimo problema!… Inoltre, adesso come adesso, non è nemmeno chiaro cosa stia facendo la Cina e quale ruolo abbia nelle migrazioni verso l’Europa, avendo intrapreso da tempo, silenziosamente (come è suo stile), la “colonizzazione” di gran parte dell’Africa orientale. Un altro incomodo, la Cina, o elemento di aiuto?… Penso che possiamo darci la risposta da soli, visto e considerato come vanno le cose in questa cattivissima globalizzazione!…

BADOLATO 1987

Caro Tito, ti ho già detto di quando a Catanzaro (all’età di 9-10 anni) partecipavo con la mia sorella maggiore alle conferenze dell’Istituto Italiano per l’Africa. Poi, da universitario, ho frequentato per un po’ l’Istituto italo-latinoamericano (allora nella sede dell’Eur a Roma, oggi in Via Paisiello 24) e ricordo, in particolare, una conferenza dell’on. Amintore Fanfani (statista e governante democristiano), il quale sosteneva proprio la tesi che non bisognava sradicare le persone e i popoli dai loro Paesi ma bisognava aiutarli a sviluppare essi stessi il proprio di Paese. Ecco ancora la Cooperazione ai Paesi in via di sviluppo!… Metodo giusto con gestione sbagliata!

E per me questo dell’aiuto a casa loro (però fatto bene e onestamente) è anche un principio scientifico-antropologico, acquisito direttamente dalla voce del mio prof. Tullio Tentori (Napoli 1920 – Roma 2003) alla “Sapienza”. Ma anche insigni sociologi come Franco Ferrarotti, che ho conosciuto ed apprezzato in sede universitaria, non potevano che essere del parere di evitare sconvolgimenti sociali con le camuffate “deportazioni” o con lo spostamento di intere comunità e addirittura di popoli con la pulizia etnica (anche a fini industriali). In particolare (durante la Prima Repubblica) c’era un ampio dibattito se fosse più conveniente e più saggio spostare le industrie al Sud e non le genti del Sud dove erano le industrie (cioè al Nord). Valuta tu, caro Tito, che fine ha fatto, poi, nella realtà tale dibattito.

A Badolato, nella primavera 1987 (mentre era in pieno svolgimento la vicenda del “paese in vendita” per salvare il borgo dallo spopolamento) il parroco don Antonio Peronace, pensando di fare bene e di contribuire a questo mio progetto, ha accolto alcune famiglie di migranti africani, nel palazzo del barone Paparo di sua pertinenza. Don Peronace mi chiese cosa ne pensassi. Ovviamente, gli ho detto che non ero favorevole a questo suo tipo di accoglienza, ma non per quei migranti (che avevano diritto ad attenzioni adeguate, non garantite però a Badolato), bensì perché tali famiglie non avevano un’adeguata assistenza psico-antropologica e logistica. Infatti, lasciate sole e non sapendo come agire, hanno finito per incendiare quel bel palazzo nobiliare poiché accendevano il fuoco sul pavimento (come erano abituati in Africa). Tale palazzo (a distanza di oltre 30 anni) è ancora inagibile e con il tetto quasi del tutto inesistente. E’ difficile fare bene il bene eh, Tito?!…

COME GLI INDIANI D’AMERICA

E’ successa la medesima cosa in una riserva indiana alla periferia di Montreal, in Canada, nel villaggio di Kanienkehaka da me visitato nel settembre 1994. Qui il governo canadese, pensando di fare bene, ha costruito delle case in muratura per le famiglie indiane, abituate, però, a stare nelle tende da secoli. Così, accendendo il fuoco sul pavimento, le loro case andavano in fumo. Ciò dimostra che, senza un’adeguata attenzione antropologica e logistica, le comunità si mandano allo sbaraglio oppure ad impattare con difficoltà enormi e spesso insormontabili (sempre premesso che sono sbagliate già di per se stesse le “Riserve indiane” frutto della conquista dei territori appartenenti al popolo indigeno, così depredato).

La mancanza di un’attenzione antropologica e sociologica si è avuta pure nella costruzione delle nostre Marine joniche dopo il terremoto del 1947 e dell’alluvione del 1951. Infatti, i progettisti non hanno calcolato il fatto che le case del borgo avevano tutte il forno e la cantina, indispensabili per il fabbisogno familiare. Così molti senzatetto hanno persino rifiutato quelle case senza le necessarie comodità per le esigenze domestiche. Una seria mancanza di sensibilità antropologica-sociologica è in evidente atto anche nella gestione dei migranti e ciò procura molte distorsioni personali e sociali. Non è facile “governare” i fenomeni garantendo dignità!

Più volte ho pensato che solitamente la gestione dei migranti si svolga come la gestione delle “riserve indiane”. E non è tanto il problema del fuoco acceso dentro le case per cucinare o riscaldarsi … quanto di aver prodotto “categorie” di persone e di comunità che hanno perso tutto (spesso perché in vario modo depredate, come gli Indiani in America) dei propri territori e dei propri beni. Le categorie sociali di “immigrato clandestino”, di “profugo” e via dicendo espongono ad un marchio esistenziale perenne. Persino nella mentalità cattolica è invalso l’uso di usare simili terminologie (che differenzia le persone) al posto di “amico” o “fratello” (che accomuna). La novità che a Riace ha portato l’attenzione del mondo (e prima ancora a Badolato) è stata l’aver dato le case dei nostri emigrati a chi sbarcava sulle nostre coste!!!

Questo delicato segno d’accoglienza è stato assai importante e qualificante anche dal punto di vista psicologico ed umano, assieme ad una costante amicizia che non ha più prodotto l’accensione dei fuochi vivi dentro le case. Il salto di qualità avutosi prima a Badolato e a Riace è stato l’aver trovato un intero paese, tutta una comunità che accoglieva in simpatia, “empatia” ed affetto. Non era soltanto gestione, ma vera accoglienza, vero abbraccio. Non so, poi, perché Badolato si è fermato in questo tipo di missione.

E bisogna dare atto a Riace (con Mimmo Lucano animatore e trainante) di aver continuato l’accoglienza in modo amichevole (e, secondo alcuni, persino in modo fraterno). Cosa non facile: infatti Badolato si è fermato dopo i primi entusiasmi, non riuscendo a mantenere i ritmi. Mimmo Lucano, pur tra tantissime difficoltà e sabotaggi, era riuscito (da vero apostolo e leader quale è) a mantenere questi ritmi di umanità, socialità e di sollecitudine che soltanto un’antica civiltà può garantire. L’ho potuto constatare personalmente ed anche attraverso testimonianze autentiche. E, poi, l’empatia, l’amicizia e la fraternità non si inventano dall’oggi al domani! Mi sembra ovvio. Sono stati dell’essere che in parte ci provengono dalla cultura di antichi Padri e in parte è una conquista personale.

I PROFUGHI BALCANICI

Caro Tito, vorrei qui riferirti di un’altra esperienza di accoglienza vissuta (a latere anche da me) durante le atrocissime guerre nei Balcani (1991-2001), in particolare nel periodo bosniaco (1992-95). Qui in Agnone sono giunte alcune famiglie di profughi conosciute da alcuni cacciatori altomolisani che ogni anno andavano in Bosnia e dintorni a fare la “stagione” dei cinghiali (la cui carne gli abitanti locali non mangiano essendo musulmani). E’ stata una iniziativa privata e non pubblica o istituzionale. L’esperienza è stata utile, bella ma tanto complessa (per non dire di più) … un po’ come, per alcuni versi, lo fu in varie parti d’Italia quella dei “profughi” albanesi (sbarcati in 20 mila a Bari da una stracolma nave Vlora l’8 agosto 1991), un centinaio dei quali furono ospitati e “gestiti” in una colonia estiva della vicina Pescopennataro, a 15 km da Agnone.

Spero che qualche Università italiana o europea istituisca (se non l’ha già fatto) un vero e proprio Istituto o addirittura la Facoltà delle Migrazioni, che produca tra tanto altro pure una Storia delle Migrazioni, evidenziando e studiando in particolare quelle attuali, con tutte le problematiche annesse e connesse, magari riunendo tutti gli studi fatti da altri centri ed associazioni (come ad esempio, il CSER -“Centro Studi Emigrazione” di Roma, Via Dandolo 58 da me più volte consultato). A tale proposito, ho ancora fiducia che venga raccolta in un libro la grande mole di documentazione prodotta dal “Modello Badolato” tra il 1997 e il 2002 per l’accoglienza dei profughi Kurdi, il primo caso che ha avuto l’attenzione dell’Unione Europea.

LA MANIA SUICIDA

E non è un peccato mortale auspicare che una breve storia delle migrazioni venga studiata pure a scuola. Anzi, per i miei gusti, la Storia dovrebbe essere una materia cui appassionarsi fin da bambini … se non altro per capire noi stessi, da dove veniamo, dove andiamo e perché siamo così cattivi ed atroci e come possiamo migliorare la nostra reciproca convivenza in un pianeta che stiamo riducendo all’invivibilità!… La Storia, tra tanto altro, ci dovrebbe insegnare e far capire come evitare l’onnipresente “mentalità suicida” che abbiamo come genere umano, poiché (come ho evidenziato alla pagina 366 del commento a “Spiragli”, 1992) è un atto suicida ogni attività negativa che facciamo, poiché alla lunga si ritorce contro di noi, poiché abbiano infranto l’Armonia: dall’omicidio al semplice oggetto che abbandoniamo nell’ambiente. La connaturata “mentalità suicida” si può superare con un’attenta e costante educazione o autoeducazione all’Armonia e al riequilibrio umano, sociale e ambientale.

ITALIANI AUTOLESIONISTI

Caro Tito, siamo soliti ascoltare che la solarità mediterranea ci spinge all’allegria e che da noi i suicidi sono molto pochi rispetto ad altri Paesi, specie nordici. Non consideriamo, però, gli omicidi e che siamo tra i più litigiosi popoli della Terra e che abbiamo una inguaribile tendenza ad essere “autolesionisti” mentre veramente potremmo essere i più sereni e felici del pianeta! C’è, purtroppo, una vastissima gamma di situazioni che ce lo ricordano e ce lo confermano ogni santo giorno!… Non ultimo uno spropositato di consumo di droghe e di psicofarmaci (segno che tanta serenità e sicurezza non ci sono nel “Bel Paese”).

Qualche lettera fa (la 221 del 18 settembre 2018) raccomandavo al tuo neonato nipote Leonardo di stare attento fin da quando sarà adolescente, poiché in Italia gli sport più praticati in assoluto sono quelli degli “sgambettifici” e dello “scaricabarile”. Insomma, è frequentissimo che ci facciamo male da soli. Pure per questo, solitamente, abbiamo perso tutte le guerre. E, perdere le guerre (quelle con le armi e quelle con le azioni e le parole) significa che dobbiamo poi sottostare alle altrui volontà, a quelli che se la cavano meglio soprattutto perché sono più uniti, decisi e coesi, a tutti i livelli.

Dieci anni fa moriva Marco Pantani, il Pirata è sempre in rosa / SpecialeUn episodio mi ha impressionato enormemente, rimanendomi indelebile e come esempio di una mentalità nazionale: il suicidio di Marco Pantani (1970-2004), il grande ciclista italiano massacrato da una campagna denigratoria mediatica quale non merita nessuno, nemmeno il più grande delinquente. Questo caso ha dimostrato, più di altri, come noi italiani abbiamo una grande maestrìa a demolire e distruggere i nostri grandi campioni, le nostre stelle famose in tutto il mondo, mentre presso altri popoli cercano di valorizzare questi personaggi al massimo possibile e di tenerseli cari. D’altra parte, noi italiani siamo anche soliti ignorare o disconoscere, manipolare male e addirittura distruggere e non valorizzare (o valorizzare molto poco) i gioielli di famiglia (ovvero quanto di più bello e di significante ci hanno lasciato i nostri padri).

Ma l’autolesionismo più atroce è quello di “uccidere” (metaforicamente) i giovani. In questo siamo impareggiabili. C’è chi fa carte false pur di avere una gioventù eccelsa e che dia le proprie energie alla nazione e c’è chi, come noi in Italia, al contrario gioca al massacro, emarginando o “distruggendo moralmente” quei giovani i quali, pur valorosi (spesso valorosissimi, specie all’estero), non essendo figli di papà, sono costretti a trovare dignità altrove, sguarnendo le famiglie di affetti e sostegni generazionali (quindi colpendo due categorie, i giovani e gli anziani). Si può essere più autolesionisti di così?… E ciò mi impone atroci interrogativi: ma siamo veramente un popolo, una nazione, uno Stato?… o piuttosto una galassia, un arcipelago di egoismi?… e vale sempre il detto “Sta bene Rocco, sta bene tutta la rocca!” ricorrente e saggio proverbio popolare?…

Caro Tito, in questi giorni si parla tanto di “spread” e di “default” mentre il debito pubblico italiano è alle stelle. Personalmente non ne capisco quasi bene. Tuttavia, ricordo (e ricorderai pure tu) che negli anni 80 (quelli craxiani, per intenderci, ma anche per quelli precedenti) erano allarmanti le voci degli economisti i quali quotidianamente mettevano in guardia partiti e governi sul fatto che “gli italiani vivevano al di sopra delle proprie possibilità e che il debito pubblico avrebbe schiacciato le generazioni future”. Forse era proprio quello craxiano il primo populismo. Sta di fatto che adesso ci troviamo ancora di più in coda rispetto agli altri Stati membri dell’Europa (che pur ha i suoi demeriti nei nostri confronti). Quindi l’Italia è esposta su due fronti, quello autolesionista interno e quello irriverente del resto d’Europa. E’ lecito, quindi, pensare, come e quanto possiamo essere utili agli altri (6 milioni di famiglie povere e gestione-migranti compresa) se non siamo capaci di badare a noi stessi ???….

CITTADINO ITALIANO CLANDESTINO

Caro Tito, adesso che ci sono ti do pure conto di una sensazione che ho avuto alcune volte, per me e per altri. Mi sono spesso sentito “cittadino clandestino” nella stessa Italia, specialmente quando nel 1963, a 13 anni, sono rimasto quasi tre mesi a Sesto San Giovanni e dintorni. Quei cartelli “Non si affitta a meridionali” mi hanno trafitto il cuore. Che bisogna c’era di affiggere quelle frasi, non bastava dire al “meridionale” (magari pure con un minimo di gentilezza civile) una piccola bugia credibile: “Guardi, stiamo già concludendo con un’altra famiglia. Mi spiace”. Ma con un cartello è più facile allontanare gli scocciatori, senza metterci la faccia e non curandosi del clima sociale e della sottaciuta “guerra civile morale” tra Nord e Sud che in vario modo ci trasciniamo ormai da 158 anni! Eppure le fabbriche del Nord pullulavano ancora di “schiavi” meridionali per garantire ricchezze ad un tessuto sociale che oggi rivendica più autonomia senza però concederla ad altri.

Poi, nel 1965 a quindici anni, in Svizzera, nel cantone di Zurigo (in particolare nelle cittadine di Wetzikon, Uster, Dubendorf) il mio cuore fu trafitto non soltanto da cartelli “Vietato l’ingresso agli italiani ed ai cani” ma anche da come venivano trattati i lavoratori immigrati (non solo italiani). E’ dura la vita per i poveri (e per i depredati dalla Storia), caro Tito! La sensazione di essere clandestino in Italia e in Europa non mi è ancora passata, visto e considerato che effettivamente “è stata fatta l’unità territoriale italiana ma non ancora un popolo italiano”. Una “fusione a freddo” come dimostra la Storia.

E le “fusioni a freddo” procurano rigetti, spesso tragici!… Come vedi, non bisogna soltanto lavorare a Riace per coloro che vengono da altri continenti … urge lavorare pure qui da noi. Le “fusioni a freddo” sono sempre sconsigliate, poiché la gente deve capire e partecipare. Tra l’altro ti ricordo sempre che un disoccupato italiano paga il ticket sanitario e un immigrato no. Ne ho scritto sulla stampa tempo fa. Le diseguaglianze, anche quelle umanitarie, non fanno piacere e non sono giuste, pur nell’emergenza.

SOLIDARIETA’ A MIMMO LUCANO

lucano_domenico_fgComunque la si pensi, Mimmo Lucano ha sempre agito per il meglio e con la migliore e maggiore onestà (anche intellettuale) possibile (per come lo conosco io e per come può testimoniare chi gli è stato più vicino). Poi le brutte sorprese possono sempre giungere addirittura dalle persone che amiamo o che ammiriamo di più. Allo stato dei fatti, ritengo che il sindaco di Riace meriti pure e persino la solidarietà di uno come me che non si trova tanto d’accordo con l’insistenza in un atteggiamento che non sia quello di “AIUTIAMOLI A CASA LORO”. E, ti assicuro, Tito, non ho mai avuto etichette ideologiche, politiche o partitiche. Sono ispirato dalla matematica, dall’antropologia e dalla sociologia. Dalla scienza umana, insomma. Però, Mimmo Lucano afferma che bisogna essere ispirati dal cuore, dall’amore universale. Condivido pure questo tipo di atteggiamento, però non sempre sono sufficienti il cuore e l’amore, specialmente quando si tratta di gestire persone con troppa diversa cultura e addirittura a spese di altri!

Aiutarli a casa loro significa avere rispetto per le persone e per quei Paesi. Pure io avrei preferito esser aiutato a casa mia per contribuire al benessere della mia Calabria. Poi, nulla toglie che ci possano essere (come già ci sono stati e ci saranno) africani venuti in Europa per apprendere, lavorare, specializzarsi e portare la loro nuove conoscenze per dotare i loro Paesi di strutture e condizioni di vita migliori e sostenibili. Ti ho più volte scritto a riguardo, pure per l’esperienza avuta da Padre Celestino Ciricillo negli scorsi decenni sia in Ciad che ad Agnone nel suo centro missionario. Non è affatto facile. Bisogna fare i conti con le realtà di tutti. Il solo desiderio di fare il bene non basta e, a volte, può essere troppo faticoso specie fuori dai contesti propri dei popoli e delle persone. Questo ci fa registrare l’esperienza!…

IL DOLORE DEL NOSTRO SUD

Noi, caro Tito, non dobbiamo mai e poi mai scordarci che abbiamo il dolore in casa, nel nostro Meridione, svuotato e avvilito dalle migrazioni (o deportazioni) industriali dei decenni scorsi. Il Sud Italia è stato conquistato per essere serbatoio di soldati, di braccia e di cervelli per arricchire il Nord, il quale, per ringraziarci di questo epocale sacrificio, ci manda pure rifiuti velenosi che causano altri morti. Che atroce paradosso, caro Tito!… Non c’è proprio limite alla cattiveria umana! Ma un po’ è pure colpa nostra.

Ho poi notato che il nostro Sud abbia uno strano destino. Prima i Savoia, nella loro corsa al colonialismo (il classico “un posto al sole”), si sono dimenticati del meridione. Questi indegni regnanti (che già avevano distrutto e massacrato il Sud) hanno costruito strade, ferrovie ed altre infrastrutture maggiormente nelle colonie di Libia, Etiopia, Eritrea e Somalia mentre avrebbero fatto meglio a dotare il nostro Sud (che pure “colonia” era) di quelle dotazioni minime e necessarie a far vivere dignitosamente un territorio comunque appartenente al regno d’Italia e non ad un labile e vacillante Paese africano destinato ad essere perduto, come poi è sonoramente e vergognosamente avvenuto.

Poi, la cosiddetta Prima Repubblica che, pur cercando di fare qualcosa (è onesto dirlo), ha provocato tanti disastri (cattedrali nel deserto quando non grandi industrie inquinanti e mortali, false riforme agrarie, migrazioni continue, assistenzialismo, giovani senza futuro e quanto altro). La Seconda Repubblica non ha fatto proprio niente per il Sud, anzi. Adesso stiamo a vedere questa iniziale Terza Repubblica cosa riesce veramente a fare. Comunque, da quando è iniziata l’attuale ondata migratoria, l’attenzione dei governi è andata quasi tutta alla “gestione-migranti” cosicché ancora l’Africa (come sotto i Savoia) sta passando sopra il nostro Meridione. O sbaglio?!…

COSI’ SI ESALTA UN MITO

Per pure questioni statistiche, su oltre 8mila sindaci esistenti in Italia, immagino che ci siano “Primi cittadini” nelle condizioni di Mimmo Lucano, cioè imputabili di qualche (inevitabile, involontaria o dolosa) sbavatura nel percorso amministrativo. Perché non vengono convocati in Tribunale?… Perché soltanto Mimmo Lucano e perché proprio adesso?… Il cittadino più semplice si sta ponendo queste domande. Nei nostri piccoli paesi (dove c’è il sistema pubblico o privato di accoglienza) è sotto gli occhi di tutti come e quanto esistano situazioni anomale (probabilmente da codice penale, sicuramente etiche) … eppure quasi nessuno viene richiamato o sanzionato (a meno che il caso non sia gravissimo, clamoroso e ineludibile).

beppe-fiorelloA rafforzare i dubbi, è intervenuta pure la Rai, la quale il 10 settembre scorso ha “sospeso” la messa in onda dell’attesissima fiction “Tutto il mondo è paese” (ispirata proprio all’opera di Mimmo Lucano e al “modello Riace”), interpretata da Beppe Fiorello (già protagonista di altre fiction tormentate per il loro impegno storico e per il loro carattere socio-politico assai forte). Il noto e simpatico attore siciliano si è lamentato di tale improvviso “blocco”, che ha suscitato accese polemiche. Ma la Rai ha inteso così innocentemente precisare: “” La fiction è stata semplicemente sospesa dal palinsesto in quanto, come da tempo è noto, al sindaco Lucano è stato recapitato un avviso di garanzia dalla Procura di Locri per alcuni presunti reati collegati alla gestione del sistema accoglienza. Non appena la magistratura comunicherà le sue decisioni finali in merito all’indagine, il Servizio Pubblico adotterà i provvedimenti conseguenti ””. Caro Tito, ti prego, a riguardo, di leggere attentamente, qui di seguito, la seconda “Lettura parallela” (pure come documento pubblico e ormai storico). Molti si chiedono se questo della Rai non sia un caso di vera “censura” e non soltanto di dichiarata “prudenza”. Valuta tu.

Comunque, forse è il caso di ricordare che, storicamente, simili iniziative inibenti (contro o nei confronti di personaggi internazionali come Mimmo Lucano che agiscono sotto gli occhi di tutti da decenni producendo, sempre e comunque, un’infinità di bene diretto ed indiretto) possono, paradossalmente, aumentarne il “mito”. E, se “martirizzato” (come si rischia di fare), tale personaggio potrà contribuire addirittura affondare proprio coloro i quali cercano di screditarlo e di umiliarlo. E’ successo altre volte. Nel caso del Sindaco di Riace (che ha aiutato amorevolmente numerosissimi disperati) sarebbe un paradosso che (alla fine) dovesse lui “affondare” chi lo vuole “naufrago” (umano, sociale, giudiziario o politico). Credo in questi paradossi. Ciononostante … bisogna tenere presente che “la Legge è uguale per tutti”!… Assolutamente!

LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI

Comunque, considerazioni a parte, LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI e NESSUNO E’ AL DI SOPRA DELLA LEGGE. Pure per questo la mia personale solidarietà va anche ai Magistrati alle prese con il clamoroso “caso Mimmo Lucano”. Va da sé che “fare bene il bene” (senza sbavature esistenziali o forzature legali) è tra le cose più difficili al mondo, nonostante la buona fede. Pure per questo, bisogna augurarsi che si faccia estrema ed immediata chiarezza, anche per fugare dubbi o interrogativi quotidiani e storici su questo o su quello, dal momento che l’attenzione internazionale non fa sconti a nessuno. E’ una questione di dignità nazionale, tra l’altro.

Spero, perciò, che Mimmo Lucano possa uscire pulitissimo da ogni tipo di accusa e possa continuare nella sua vocazione altruistica ed umanitaria (la si condivida o no resta benemerita). Ma qualsiasi sia l’esito giudiziario, Mimmo Lucano è già nel “mito”. E questa vicenda giudiziaria (percepita come “persecuzione”) lo esalterà di più. Chi non lo conosceva, adesso lo conosce. Il mito!… Ed è questa la sua maggiore compensazione a tutte le sofferenze patite (in decenni di passione e missione umanitaria) per contribuire a realizzare, nel suo piccolo, un “mondo migliore” alimentando la speranza che pure i più diseredati possano avere una dignità che almeno si avvicini alla nostra!… Anzi, più che “dignità”, la novità di Mimmo è stata la “familiarità” … considerare di famiglia i fratelli migranti. Niente di meglio, quindi. Ed è già apoteosi!

GIUSTIZIA ED UMANITA’

premi-nobel-per-la-pace-2018Se è vero che “La Legge è uguale per tutti” è pur vero che solitamente le leggi vengono scritte, approvate e promulgate da persone che hanno ben mangiato, sono ben vestite, hanno tutte le comodità (servite e riverite) e persino molti privilegi e spesso non sanno, sulla propria pelle, cosa significhi veramente essere migranti, scappare dalla propria terra, lasciare gli affetti, mettere a rischio la propria vita e per le donne essere sicuramente stuprate. Non a caso il Premio Nobel per la Pace 2018 è andato proprio a due personaggi che hanno agito ed agiscono contro gli abusi e gli stupri di guerra: Denis Mukwege (ginecologo congolese) e Nadia Murad (di etnia “yazida-irachena” ex schiava sessuale dell’ISIS).

PREMIO NOBEL AL MODELLO RIACE

E, a proposito di “Premio Nobel per la Pace”, non è la prima volta che, in questi decenni (specialmente dopo l’approdo jonico della nave profughi curdi Ararat del 27 dicembre 1997), da varie parti e personaggi viene avanzata la proposta di candidare al Premio Nobel per la Pace non soltanto il “Modello Riace” ma anche il “Modello Badolato” o l’intera Calabria per l’accoglienza ai migranti. Personalmente sono stato uno dei primi ad avanzare tale proposta, cosciente e convinto che ci troviamo in una fase storica in cui i più poveri e i più disperati debbano avere la dovuta attenzione. Finora il “Comitato norvegese del Nobel per la Pace” non si è pronunciato a riguardo, però le innumerevoli attestazioni e gli importanti riconoscimenti internazionali valgono già un Premio Nobel per chi, come Riace, cerca di accogliere ed integrare con dignità.

Domenica 07 ottobre 2018, durante la “Marcia per la Pace Perugia-Assisi” uno degli slogan della manifestazione (giunta alla sua 23ma edizione dal 1961) più riportati dai rendiconti giornalistici è stato “Noi siamo con Riace”. Inoltre, Flavio Lotti (responsabile ed animatore dell’evento pacifista) ha riproposto di assegnare il “Premio Nobel per la Pace” proprio al “Modello Riace” come simbolo di tutta l’accoglienza.

CHI E’ SAZIO NON CREDE AL DIGIUNO

paul_gruninger_vermutlich_im_jahr_1939Caro Tito, la nostra generazione è stata educata ed è cresciuta con gli antichi proverbi (frutto di millenarie esperienze umane). Forse è il caso di dire che Mimmo Lucano (che è nostro vicino di paese ed appartiene alla nostra più autentica cultura calabra) ha cercato con tutte le sue forze di venire incontro a chi è in difficoltà. Un reato di altruismo, umanità e di “compassione”, dunque?… E’ lo stesso “reato” contestato nel 1939 a Paul Gruninger (personaggio con cui ho voluto aprire questa accorata lettera). Dare cibo a chi ha fame, dare protezione a chi è in pericolo, condividere le sofferenze, placare dolore ed angoscia, ecc. ecc. non è soltanto un precetto evangelico o di altre religioni, ma è una legge semplicemente “umana” e “naturale” che proviene da quando esiste il genere umano, da quando ancora la nostra cosiddetta “civiltà” (variamente conformata poi a politiche o ideologie di poteri spesso contrastanti tra loro) non esisteva e quasi nulla, comunque, ha appreso dall’essere umano fatto da corpo e anima (con le relative esigenze naturali ed imprescindibili che possano essere o no riconosciute e difese dalle varie istituzioni sociali).

Osservando ciò che sta succedendo in questi decenni di cattiva globalizzazione nel mondo, temo che non siano serviti a nulla schiere di santi e di filosofi, di martiri e di artisti i quali hanno vissuto e testimoniato la fratellanza, la bellezza, l’armonia e, quindi, la necessità di un animo e di una vita migliore di giorno in giorno. Temo che non siano serviti a nulla i fondatori delle religioni (specie quelle più importanti e diffuse). Temo che non sia servita a nulla la “Rivoluzione Francese” e la conseguente “Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino” ripresa e rilanciata dall’ONU – Organizzazione delle Nazioni Unite. Temo che non serva a nulla nemmeno la prospettiva quasi imminente di un pianeta al collasso!

Ecco, viste in questo panorama, quanto insignificanti possano apparire ed essere talune incongruenze nostre quotidiane, quando invece dovremmo tutti, indistintamente tutti, cercare di concentrarci sulle cose più importanti per la salvezza dell’intera Umanità!… “Volare alto” si diceva una volta! Essere educati ad umanizzare, a riequilibrare, ad armonizzare. Invece, sembra essere tutto il contrario. Una forsennata corsa all’autodistruzione.

ITALIA – EUROPA

logo-europarlamentoCaro Tito, abbiamo più volte riflettuto sul fatto che la nostra Calabria (ma pure altre regioni confinanti o vicine sullo stesso “fronte jonico-adriatico” come Sicilia, Puglia, Basilicata, Molise, Abruzzo e anche Campania … tutto il vero Sud) è terra di approdo e di accoglienza da millenni. Ti ricordo ancora il mio articolo “Da Enea a Ochalan” (1998) per significare e attualizzare come e quanto noi calabresi e meridionali siamo impastati con il sangue e la cultura dei popoli (specialmente del vicino Oriente) che hanno trovato rifugio da noi, nel Sud. Piccoli paesi o cittadine conservano ancora le loro identità di provenienza e testimoniano così come e quanto abbiano trovato accoglienza, dignità ed onore tra le nostre braccia.

Pure per tali motivi storico-geografici, è necessario inserire l’opera di Mimmo Lucano e di altri personaggi e comunità accoglienti nel contesto vocazionale delle nostre terre di confine che l’Europa di Bruxelles (cieca, egoista e spesso ignorante) non vuole o non sa riconoscere come suoi i territori continentali estremi ed esposti ad ogni approdo. La gestione dei migranti è risultata un fallimento per l’Unione Europea ed un torto imperdonabile specialmente verso l’Italia, cofondatrice, e la Grecia, che non soltanto devono “sobbarcarsi” lo sforzo maggiore di questa vicenda (dalla durata illimitata) ma vengono pure vilipese ed umiliate. Urge, perciò, un serio ed efficace Progetto non soltanto per regolamentare bene l’immigrazione, ma per iniziare un lavoro di definitivo riequilibrio territoriale, sociale ed umano dei Paesi oppressi. Altrimenti non se ne uscirà mai!

UMANIZIAMOCI !!!

Così, notando le chiusure governative verso i poveri del mondo da parte degli Stati più ricchi (dall’Australia agli USA, dalla Cina all’Europa e al Giappone) mi sto sempre di più convincendo che, in questa cattiva globalizzazione, stiamo perdendo piano piano la nostra umanità, schiacciati dai troppi poteri, dalle burocrazie e dalle merceologie, nonché dalle crescenti ludopatie. Tra i tormenti che sento, uno, in particolare, mi affligge ancora e sempre … è la situazione di perenne conflitto tra Israele e Palestina. E resta sempre atroce l’interrogativo sul perché da millenni questi due popoli non riescano a trovare in “modus vivendi” che garantisca almeno il reciproco rispetto e la coesistenza se non proprio la vera pace. Aveva ragione Vittorio Arrigoni ad esortarci a restare umani, durante la sua esperienza di dialogo in Palestina, dove è stato martirizzato proprio per il suo voler restare umano e fraterno.

PLACARE IL DOLORE DEL MONDO !!!

Caro Tito, comunque la si pensi, mi sembra assolutamente necessario intervenire, compiutamente e prima possibile, per placare il grande dolore del mondo, altrimenti non avremo vera tranquillità e sicurezza! Va da sé, quindi, che l’immigrazione dai paesi poveri a quelli ricchi debba essere risolta prima che l’Europa e altri Paesi (Australia, USA, ecc.) vengano travolti da chi ha fame di stomaco, di mente, di diritti e di umanità. Se “la Legge è uguale per tutti” dovrebbero essere uguali per tutti anche i diritti a sopravvivere dignitosamente, altrimenti se non c’è equità di base non ci può essere giustizia. E se non c’è giustizia non c’è pace. Ribadisco: a volte ciò che è legale può non essere giusto! Dobbiamo lavorare molto su questo! E risolvere prima possibile!… armoniosamente.

Pure per queste considerazioni è, altresì, necessario lavorare veramente assai affinché sia garantito il minimo indispensabile a tutti. Altrimenti sarà la Natura a ribellarsi prima dei Popoli, poiché stomaco vuoto e mancanza di dignità possono essere armi letali per tutti, indistintamente per tutti! Sai bene che considero il “placare il dolore del mondo” la prima urgenza, la prima missione e il primo obbligo non soltanto dei governi e delle altre istituzioni (come le religioni, le arti, ecc.) ma di ognuno di noi, personalmente!… Al di fuori di questa emergenza-necessità, ci perdiamo in chiacchiere! Pure per questo insisto da decenni con la priorità di formare la “generazione decisiva” per armonizzare il mondo …. a cominciare da Riace!

RIACE COME LABORATORIO

In qualsiasi modo ognuno di noi la possa pensare, resta ormai chiaro che il paese di Riace sia diventato un vero e proprio importante “laboratorio” sui valori e sui diritti umani. Personalmente l’ho seguìto abbastanza fin dall’inizio; ho constatato quanto e come realizzato; sono amico di personaggi e associazioni che sostengono tale esperienza; ho visionato e letto buona parte di ciò che (articoli, libri, film e quanto altro) in varie parti del mondo è stato prodotto su tale “laboratorio” di umanità. Torno a precisare che, in linea generale, non condivido il “modello” di Riace né quello di altri paesi, ma per onestà intellettuale ne riconosco, in mancanza d’altro, il significato e l’utilità. Quando posso (e nel mio piccolo) ne divengo anche io un “sostenitore”. Sono certo che il “Laboratorio Riace” rimarrà nella Storia dell’Occidente (e anche dell’Africa) e sarà studiato un po’ ovunque, così come è stato studiato pure il “Laboratorio Badolato” per quanto realizzato nell’accoglienza dei curdi e di altri profughi e migranti dal 1997 al 2002.

CI SAREBBE TANTO ALTRO DA DIRE

Demonstrators Support Mayor Arrested On Suspicion Of Arranging Marriages For MigrantsCaro Tito, come puoi ben immaginare, ci sarebbe ancora tanto altro da dire e da considerare, ma non è certo questa la sede né il momento. Con tale lettera voglio soltanto essere vicino con affetto ad un “amico del mondo” quale è riuscito a diventare Mimmo Lucano, riconosciuto come tale veramente a livelli planetari. Così come voglio essere vicino alla Magistratura in modo sincero, con profonda considerazione e convinto rispetto. Sono arcisicuro che i Giudici accerteranno la verità e che, comunque, vorranno distinguere o applicare le discriminanti previste dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino che il nostro ordinamento (nazionale ed europeo) riconosce. Riace è uno stato di necessità. L’Italia è da millenni la patria del Diritto. E nel settimo secolo avanti Cristo, proprio a Locri sono state scritte, con Zaleuco, le prime leggi dell’Occidente, avanzate così di secoli persino sulle altre legislazioni e sullo stesso Cristianesimo.

Ricordiamoci, poi, che la zona dove è nato ed agisce il sindaco Domenico Lucano è la stessa che ha ascoltato i primi vagìti del grande filosofo Tommaso Campanella (Stilo 1568 – Parigi 1639), uno dei più importanti paladini dei Diritti Umani e Sociali avuti dall’intera Umanità. Pure per questo Campanella ebbe a patire cinque processi, inaudite torture e ben 27 anni di dura prigionia. Ma poi tutto il mondo ha riconosciuto il suo valore universale ed il suo immenso amore per l’Umanità. E’ entrato nella Storia e nella Filosofia.

La Calabria, inoltre, è da sempre terra di eminentissimi Giuristi. Non ultimo Costantino Mortati (Corigliano Calabro 1891 – Roma 1985) che alla Costituzione italiana ha dato grande linfa: “A questo personaggio così schivo e riservato si devono molti caratteri nella Costituzione agli istituti parlamentari” (Domenico Novacco “L’officina della costituzione italiana 1943-1948” – Feltrinelli 2000, pag. 156). Mortati, tra l’altro, lamentava come la regola scritta possa assumere, nell’interpretazione, caratteri più blandi o rigorosi a seconda dell’influenza politica del tempo in cui si applica. Auspicava, perciò, che i governi dovessero adeguarsi ad una univoca interpretazione della norma astratta e scritta e in tal modo agevolare l’applicazione della stessa (nel libro “La Costituzione in senso materiale” edito da Giuffrè in Milano nel 1940, ristampato inalterato dal medesimo editore nel 1998 con premessa di Gustavo Zagrebelsky, pag. 250). Mortati, ebbe molti e prestigiosi incarichi istituzionali. Oltre ad essere docente e rettore universitario, dal 1960 al 1972 fu anche Giudice (e poi Vice Presidente) della Corte Costituzionale.

RACCOLTA DI SOLIDARIETA’

Per concludere, passiamo dalle parole ai fatti. Coloro che hanno dichiarato, specie pubblicamente, la solidarietà personale al sindaco Mimmo Lucano e quelli che intendono sostenere il “Modello Riace” possono effettuare versamenti sul conto bancario di RECOSOL (Rete dei Comuni Solidali – http://comunisolidali.org/riace/) – IBAN IT92R0501801000000000179515 causale Riace. Altro IBAN di RECOSOL presso Banca Etica di Torino è: IT92R0501801000000000179515 causale Riace.

Egualmente possono utilizzare l’IBAN del conto acceso dal Comune di Riace presso il Monte dei Paschi, agenzia di Roccella Jonica (RC): IT 18E0103081520000000138992 causale “Pro migranti Riace” (Comune di Riace tel. 0964-733002 www.comune.riace.rc.it – segreteriariace2003@libero.it)

Preciso però che le erogazioni sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi soltanto se il versamento avviene verso il seguente IBAN di onlus autorizzata a ciò e legata a RECOSOL: Anthropos Onlus IT43Z0897643530000000003246.

Chi vuole saperne di più può rivolgersi alla sede amministrativa di RECOSOL, Viale delle Rimembranze 160 – 89042 Gioiosa Jonica (RC) tel. 0964-412867. Inoltre, il codice fiscale per la destinazione del 5×1000 nella dichiarazione dei redditi a favore di RECOSOL/Riace è 95003490828. Sede principale di RECOSOL è presso COMUNE DI CARMAGNOLA – Piazza Marconi 10 (cap. 10022 in provincia di Torino), tel. 0122-48934 (coordinamento@comunisolidali.org). Tutti questi dati sono stati presi dal sito www.comunisolidali.org.

DUE LETTURE PARALLELE

Caro Tito, questa volta ci sono due letture parallele, subito dopo i “salutissimi”. La prima consiste nel solo elenco di numerosissime persone (in gran parte operanti nel mondo del cinema e della TV, ma anche scrittori e sportivi) che hanno firmato la propria solidarietà al sindaco di Riace, Domenico Lucano. Tale elenco è riscontrabile al seguenti link (http://comunisolidali.org/progetto-riace/). I nomi che ho ripreso sono aggiornati alle ore 11,03 di lunedì 08 ottobre 2018. Leggerlo potrebbe essere pure una curiosità per vedere chi cerca di sostenere Mimmo Lucano che non è lasciato solo in questa dolorosa vicenda. Anzi. C’è pure Vittorio Sgarbi, la cui firma mi ha sorpreso (ma, in verità, fino a un certo punto, non più di tanto).

La seconda “Lettura parallela” riporta due dichiarazioni (2017 e 2018) in cui il senatore Maurizio Gasparri, Vice Presidente del Senato (già Ministro delle comunicazioni 2001-2005) rivendica (con molto orgoglio) di aver personalmente bloccato la trasmissione del film su Riace “Tutto il mondo è paese”. Ho reperito tali dichiarazioni sul web, dopo aver ascoltato personalmente il senatore Gasparri ribadire tale sua posizione, durante la trasmissione giornalistica “Agorà” di Rai Tre venerdì mattina 05 ottobre 2018. Gasparri ha pure aggiunto che, bloccando la fiction (avente primo protagonista Beppe Fiorello), ha inteso impedire il rischio di … “santificazione” di Mimmo Lucano. Ovviamente presento tali dichiarazioni rilasciate alla stampa nazionale nel 2017 (http://www.ilgiornale.it/news/cronache/gasparri-rai-blocchi-fiction-sul-sindaco-riace-1450151.html) e nel 2018

(https://lacnews24.it/cronaca/arresto-lucano-gasparri-quanti-milioni-buttato-rai-fiction_64465/)

puramente come documenti storici, allegati a questa mia lettera per poter capire meglio il clima creatosi già da tempo non soltanto riguardo la “fiction” Rai ma anche attorno al “Modello Riace”. Ovviamente, tale film, essendo ormai diventato una questione politica (così come la “gestione migranti”), ha i suoi sostenitori così come i suoi detrattori. Sicuramente, tutto questo “polverone” contribuirà ad aumentare gli ascolti, se e quanto verrà trasmesso dalla Rai.

SALUTISSIMI

Caro Tito, nel rinnovare la mia più convinta e sincera solidarietà a Mimmo Lucano e a tutti coloro che gli sono sempre stati accanto, ho fiducia che la Magistratura di Locri lo liberi presto da ogni accusa. Intanto, dandoti appuntamento alla “Lettera n. 225” ti saluto, sempre con grande cordialità e stima!

Domenico Lanciano

 

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