Sospetto silenzio sulle regionali

“Il silenzio era vivo”, cantò il d’Annunzio. Vivissimo è quello sulle regionali calabresi, segno di piccole ma tenaci furbizie: meno se ne parla, più facile sarà cogliere di sorpresa gli elettori, e candidare sempre le stesse facce. Gli elettori, polli che si credono furbi, abboccheranno, eccome.

Nel centro(destra) corre… no, arranca, sotterranea, una voce su Occhiuto; ma scalpita, sotterraneo, anche Abramo. Stando agli accordi, la Lega dovrebbe allearsi con FI: peggio per Salvini, che non avrà il mio voto. Però, non si può mai dire, potrebbe anche cambiare idea. Lui, non io.

La sinistra annaspa tra liti congressuali, guai di Oliverio e ricerca di nomi magici. Stando al 4 marzo ‘18 e ai sondaggi attuali, è perdente sul piano politico e sul piano dei numeri. Però, non si sa mai.
Queste sono le scarne notizie che trapelano dai segreti salotti. Francamente, dopo anni di Giunte di sinistra e di Giunte di centro(destra), io so solo questo: che la Calabria è la terzultima d’Europa in mezzo a 360 regioni; e aggiungo che, dice la Corte dei conti, nel 2017 la Giunta di sinistra ha rimandato indietro il 91.6% dei fondi europei; e ricordo che le Giunte di centro(destra) Nisticò, Caligiuri, Chiaravalloti, Scopelliti-Stasi hanno fatto ugualmente pena.

Mentre dunque la politica politicante tace ad arte, che fa la cosiddetta pubblica opinione? Ebbene:

– i giornali e le tv danno a mezza bocca qualche vaga notizia;
– le università non esprimono una qualsiasi opinione, nemmeno tecnica;
– gli intellettuali dei prodotti tipici, quelli che dovevano iniziare una nuova narrazione della Calabria, e non ne narrano né una nuova né una vecchia;
– la cultura ufficiale dorme, quella autonoma è oppiata: vedi assenza da Matera 2019;
– gli imprenditori, quei pochi che ci sono, bussano a soldi;
– gli operatori turistici aspettano il 15 luglio per lavorare fino al 31 agosto e mettersi in ferie;
– la gente comune, che poi sarebbero anche elettori, non batte ciglio.

Ai politicanti, tutto questo sta bene, benissimo: se ne staranno muti fino a 25 giorni prima delle elezioni, pronti a compiere il supremo sacrificio di candidarsi una volta ancora. Eh, cosa non si fa, per la patria!
Per quanto mi riguarda, tutti da me in campagna, quel giorno.

Ulderico Nisticò

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