Soverato – Il filosofo Salvatore Mongiardo ricorda la compianta sorella Anna

L’Università delle Generazioni (che nel 2015 ha commemorato la scrittrice Anna Mongiardo con una nota biografico-editoriale) , adesso intende proporre la seguente lettura di un simpatico ed emozionante ricordo del fratello filosofo Salvatore Mongiardo, a 80 anni dalla nascita della donna e della scrittrice che ha sconvolto i salotti letterari romani negli anni 60-70 contribuendo così alla nascita del primo femminismo. La compianta Anna Mongiardo (1939-2014), infatti avrebbe compiuto 80 anni l’imminente 6 maggio 2019 essendo nata a Sant’Andrea Apostolo dello Jonio (Catanzaro) nel 1939.

“Tantum ergo” per la sorella Anna Mongiardo

Il “Tantum ergo” è l’inno liturgico che si eseguiva prima della benedizione serale nelle chiese cattoliche, ed è costituito dalle ultime due strofe del “Pange lingua”, il quale fa parte dell’Ufficio del Corpus Domini, composto da san Tommaso D’Aquino nel 1264 a Orvieto. La richiesta era giunta a san Tommaso dal Papa Urbano IV che, dopo il clamore suscitato dal miracolo dell’ostia a Bolsena, istituì la festa del Corpus Domini per tutta la Chiesa. In quell’anno 1264 le forze misteriose dell’universo riversavano sul centro Italia fiumi di alta poesia lirica, tanto che San Tommaso scrisse inni stupendi come il “Pange lingua” e il “Lauda Sion”, e a Firenze era concepito Dante Alighieri.

Il “Tantum ergo” è stato musicato da un numero pressoché infinito di compositori: solo Bellini ne compose nove versioni, a riprova delle forti emozioni che il rito serale riusciva a provocare, anche e, forse, soprattutto quando era cantato con le semplici note del gregoriano. Quelle emozioni erano suscitate pure dalle sublimi parole del testo latino che è: “Tantum ergo sacramentum/veneremur cernui “ (cioè: Un così grande sacramento/veneriamo a capo chino). Nel canto, arrivati a quel punto, i fedeli abbassavano, com’era prescritto, il capo in segno di rispetto, mentre le tre note del gregoriano sulla i di “cèrnui” facevano suonare la parola come “cernuì”.

Avevamo una zia, Maria Antonia (detta “la germana”), quella che durante la campagna elettorale andava in chiesa con la corona del rosario nella tasca sinistra della sottana e il revolver nella destra per sfidare i comunisti. Lei era critica verso mia sorella Anna, che già da giovanissima mostrava un carattere ribelle. Un giorno, prendendo spunto dal “Tantum ergo”, mi disse a proposito di Anna: “Tua sorella vuole che le facciamo sempre , cioè che tutti abbassiamo il capo obbedienti al suo volere”.

Fra pochi giorni, il 6 di maggio, ricorre l’ottantesimo anniversario della nascita di Anna, e mi piace immaginare che ora in cielo assista alla benedizione serale assieme alla zia Maria Antonia. L’incensiere di oro purissimo manda volute d’incenso che si spandono come nuvole bianche. L’ostensorio di diamante è attorniato da cherubini, serafini, angeli e arcangeli riverenti. Anche Anna e la zia assistono alla funzione celeste, alla quale partecipano tutti gli angeli e i santi col volto trasfigurato dalla gloria.

Tuttavia un ricordo sfiora la zia, che tocca Anna con un leggero colpo di gomito e le sussurra: “Anninè, non credere che qui puoi fare di testa tua come quando eri sulla terra… Devi chinare la testa quando arriviamo al veneremur cernuì ”.

Salvatore Mongiardo

 

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