Stalettì, la grotta e il gatto

Ringrazio Attilio Armone per la bella foto che ha pubblicato su Facebook della Grotta di san Gregorio a Caminia, e mi ha autorizzato a farne uso. Bisogna che ne parliamo.
San Gregorio Taumaturgo (210-73) fu vescovo di Neocesarea nella provincia romana del Ponto, che oggi si chiama Niksar ed è una città turca. Convertì i popoli alla fede, compì miracoli (thaumata), e, morto, venne sepolto nella cattedrale. Lì riposavano anche i santi Acacio, detto poi Agazio, e Luciano e Pupieno; e l’apostolo san Bartolomeo. Neocesarea cade in mano a dei “nemici” (i molti agiografi che ne parlano non dicono quali fossero, se musulmani o iconoclasti…), e questi, per odio, gettano in mare le cinque arche di piombo che custodivano le Reliquie.
Di piombo, ma, quasi fossero navi, prendono la via dell’Occidente. Giunte nello Ionio, si separano: Luciano va a Messina, Pupieno a Milazzo; l’apostolo, a Lipari. Da lì i Longobardi di Salerno lo porteranno a Benevento, e l’imperatore Ottone II, a Roma, dove sorge la chiesa di S. Bartolomeo dell’Isola Tiberina.

Gregorio e Acacio giungono nel Golfo Scilletino. Acacio, detto poi Agazio, sarà patrono della città e diocesi.
L’arca di Gregorio giunge in una grotta, prima di lui sacra al dio Vulcano, e abitata dai diavoli; questi fuggirono; e il popolo di Stalettì, sceso in processione, accolse il santo, e lo rese patrono.
Questa è l’agiografia tradizionale, ammantata di pia leggenda. La storia direbbe che Gregorio e Agazio sono alcuni dei molti santi greci del nostro Ionio, testimonianza di quanto accadde quando l’imperatore Niceforo II Foca (961-9) ordinò il celebre “Ascendant ad montes”, cioè di organizzare militarmente i “kastellia”, i paesi collinari, tutti vicini uno all’altro, tutti ben visibili per creare una linea di comunicazione e difesa organica; e inviò contadini soldati da ogni luogo dell’Impero. Per questo Agazio e Sostene sono raffigurati in corazza da militare; Teodoro, patrono di Satriano, è il patrono dell’esercito imperiale bizantino; Barbara è la patrona dei soldati; la Madonna è raffigurata come Basilissa, in abito da imperatrice. Altri santi greci possono essere stati introdotti da ecclesiastici e monaci.

Il cenobio di San Gregorio Taumaturgo di Stalettì fu uno dei più rilevanti e venerati. Troviamo che, nel 1243, l’igumeno greco Gerasimo e il priore latino della Certosa, Pietro, stipulano a Squillace un atto notarile circa delle proprietà negli attuali agri di Stalettì, Squillace, Palermiti e Montauro. Era ancora attivo nel XV secolo, come attesta la visita apostolica di Atanasio Calceopulo. Oggi, passato ai Minori, è una bella chiesa, sede anche di attività sociali culturali.

Torniamo alla grotta. Si narra che un cunicolo la congiunga addirittura al cenobio; e che un gatto, spinto da là a forza, sia stato trovato vivo proprio sulla spiaggia. Credeteci o meno; la Calabria è zeppa di cunicoli, ma ne parleremo un’altra volta.
Ci sono interessanti pubblicazioni del Voci su Stalettì. Io ho scritto:

• Padre Raimondo Romano, il culto di san Gregorio e le incursioni turche del 1644 e 1645, Vivarium Scyllacense, 1997;
• Squillace 1243, un patto tra monasteri, Vivarium Scyllacense, 2001.

Ma a Stalettì non gliene importa niente a nessuno. Vedete, ragazzi, uno dei problemi della Calabria è la mancanza di curiosità salvo non ci sia un interesse particolare; e l’eccesso di “quello è importante perché è amico mio”, e se non sei amico di qualche gruppo e gruppetto, non conti nulla. Meno male che ci sono quelli come Attilio Armone.

Ulderico Nisticò

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