Un intenditore di musica e le sue lodi

Il dottor Antonio Anzani, per molti anni apprezzato provveditore agli Studi di Catanzaro, ma anche uomo di musica e teatro e cultura umanistica, ha ritenuto di scrivere queste righe di ponderata critica al lavoro del 22 febbraio della compagnia La chiave su De Andrè. La compagnia, nel ringraziare del lusinghiero e incoraggiante giudizio, vuole portarlo a conoscenza dei lettori.

“DE ANDRE’ A SOVERATO VENT’ANNI DOPO
di Antonio Anzani

Per una persona della mia età la presenza ad uno spettacolo commemorativo di Fabrizio De Andrè nell’anno ventennale della sua morte si prestava ad essere interpretato come un dovere di fronte al personale invito dell’autore della pièce professor Ulderico Nisticò e del Maestro Alfredo Battaglia a nome del cast, tutto petrizzese, di nascita o di adozione: Marisa Pantisano (attrice e cantante), Pasquale Mosca (voce recitante) Clarissa Soluri (ballerina), Silvia Battaglia (cantante), il bravo Basilio Becugna (voce fuori campo) e, naturalmente, Alfredo Battaglia musicista e uomo di teatro, protagonista e regista dello spettacolo, al quale debbo un particolare ringraziamento per aver inserito fra le musiche di scena l’introduzione di “Cavalleria rusticana” dedicandomelo.

Fra lo spettacolo serale e quello mattutino per gli studenti ho optato per quest’ultimo anche per desiderio di fare un bagno di gioventù oltre che per la curiosità di vedere l’effetto che musiche e testi bellissimi come quelli di De Andrè, purtroppo mancato da vent’anni, facesse su ragazzi quindici-sedicenni che gremivano il teatro comunale di Soverato.

Ho avuto la conferma che quei ragazzi avevano recepito il messaggio: merito del lavoro “intelligenza del cuore”, della valenza duratura dell’arte e dell’umanità di De Andrè, della bravura degli artisti sul palcoscenico, nel contesto dotto ma assai comunicativo del professor Nisticò che ha accompagnato tutto lo spettacolo.
È difficile e sarebbe ingeneroso stabilire la graduatoria di bravura fra i sei artisti sul palcoscenico. Per me la canzone ai tempi di Claudio Villa e Nilla Pizzi erano i leader di Schubert cantati da Elisabeth Schwarzkopf e da Dietrich Fischer-Dieskau.

Dirò, quindi, che aver coinvolto un uomo come me, che non ha mai in vita sua assistito ad un concerto di cosiddetta musica leggera perché fin dall’adolescenza coinvolto dalla musica classica, significa veramente essere bravi, saper recitare, cantare, danzare.
Spero di rivedere questi bravi artisti sul palcoscenico e questi bravi ragazzi in platea: non potrò che riportarne un accrescimento spirituale che è poi il fine ultimo del teatro”.

La compagnia La chiave

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