Urge una “Lista Precari Storici Calabresi” alle prossime elezioni regionali

Antonio Trifoli – Neosindaco di Riace

Caro Tito, in questi sette decenni di esistenza mi sembra di aver capito che le classi politiche al potere sono, salvo eccezioni, molto forti e molto sicure di sé (spesso fino all’arroganza e all’ostentazione della loro inattaccabile supremazia). Pur di mantenere il dominio non dimostrano di avere scrupoli. E ormai (come dimostrano pure le cronache attuali) non hanno timori nemmeno della magistratura (lontanissimi i tempi di “Mani Pulite”!), avendola in parte imbrigliata in un sistema burocratico-corruttivo tale da renderla praticamente inoffensiva verso i poteri forti (nonostante i suoi eroi e i suoi martiri).

Forse forse temono di poter essere condizionati (mai scalzati se non con una vera propria rivolta-rivoluzione) da un altro partito o da una lista di liberi cittadini alle elezioni. Capiscono soltanto ed unicamente il linguaggio elettorale. Vanno, quindi, fatti ragionare sul loro stesso campo, senza però cedere alla tentazione di diventare come loro.

1 – ITALIA … IL PAESE DELLE VUOTE PAROLE?

In tale ottica, capisco benissimo come e quanto siano state insensibili le varie Istituzioni di potere e non di servizio alla nazione (come dovrebbero per Costituzione) a ben 23 anni di lotte di decine e decine di migliaia di precari in tutta Italia e, in particolare, in Calabria. Dove quasi cinquemila lavoratori indignati si sono costituiti in un apposito “Comitato Precari Storici Calabresi” guidato da una vera leonessa, Giusy Zelesco di Cosenza.

riace-antonio-trifoli-neosindaco-2019-e-domenico-lucano-exTe ne ho scritto nella “Lettera n. 237” dell’11 febbraio 2019. In occasione del primo maggio (Festa del Lavoro e dei Lavoratori) l’Università delle Generazioni ha conferito a Giusy e ai Precari Storici il Premio GIGANTI DELLA CALABRIA … per esprimere loro solidarietà ed incoraggiamento e per la ultraventennale sopportazione di questo indegno stato di cose in un Paese che si vanta ogni volta di essere altamente civile e di avere il valore del lavoro inserito addirittura al primo articolo della propria Costituzione. Non sarà forse l’Italia il Paese delle vuote parole?…

2 – URGE UNA LISTA DEI PRECARI ALLA PROSSIME ELEZIONI REGIONALI CALABRESI

Non tutti sanno che il neo-sindaco di Riace, Antonio Trìfoli, appartiene proprio a questi Precari Storici Calabresi. E’ stato eletto ad amministrare il dopo-Lucano in un paese che, come migliaia di altri, ha fame di vero lavoro e di vera dignità. Gli auguriamo di riuscirci, senza cadere nelle trappole del Potere che lo ha mantenuto lavoratore “precario” per decenni. L’elezione di Trìfoli, secondo me, potrebbe incoraggiare i suoi colleghi “Precari Storici Calabresi” a costituirsi in Lista elettorale alle prossime consultazioni amministrative regionali che dovrebbero svolgersi in una data ancora da decidere (autunno 2019 o primi mesi del 2020).

3 – UN APPOGGIO TOTALE

Caro Tito, da parte mia avrebbero un totale appoggio Giusy Zelesco e Antonio Trifoli se decidessero di realizzare una LISTA PRECARI STORICI CALABRESI alle prossime Regionali, per discutere dall’interno alle Istituzioni la risoluzione della loro vertenza lunga 23 anni e divenuta ormai troppo insostenibilmente. E, numeri alla mano, ritengo che avrebbero buone possibilità di inviare al Consiglio Regionale (e, chissà, persino in Giunta) loro rappresentanti con cui il prossimo Governo calabrese dovrà fare i conti. Infatti, sono quasi 5000 famiglie che produrrebbero tanti di quei voti (provenienti pure da parenti, amici e altri sostenitori) che impensierirebbero qualsiasi classe dirigente. 4 – SALUTISSIMI Caro Tito, mi spiace immensamente che, in 73 anni di Repubblica, l’Italia non sia riuscita a risolvere almeno minimamente i gravi problemi del lavoro e di quella vasta popolazione che, senza una occupazione, vive sotto la soglia di povertà, mentre i ricchi diventano più ricchi e i poteri forti sempre più forti, spesso persino con la complicità occulta o palese di buona parte della politica nazionale ed europea e, adesso, pure della globalizzazione, di cui ci avviamo a divenire perfetti subalterni se non proprio veri e propri schiavi. Grazie per questa “Lettera n. 253” mentre ti saluto pensando già alla “Lettera n. 254”. Cordialità!

Domenico Lanciano (www.costajonicaweb.it) 

 

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