Vanità o Superbia? Ne supra crepidam sutor iudicaret…

articoliutenti1Io non intendevo dare lezioni a nessuno, tanto meno a un insegnante di latino e greco. Ho solo scritto che 50 anni fa il latino e greco si studiavano alla grande e che occorre avere rispetto per i lettori, acculturati o no. Ma, giacché siamo in tema, non è vero che “(…) quello che noi chiamiamo futuro anteriore, o, quasi uguale, perfetto congiuntivo, è in origine un ottativo…”. Il futuro anteriore era in origine il congiuntivo dell’aoristo in s, mentre il perfetto congiuntivo ne era l’ottativo; entrambi avevano il suffisso is con rotacismo. Il futuro anteriore, inoltre, aveva tutte le desinenze in vocale breve, mentre il perfetto congiuntivo presentava la desinenza con vocale i lunga. Ho fatto un “giro” su Soverato Web e ho “visto” del risentimento nei suoi confronti…. Vanità o superbia? Per Arthur Schopenhauer (Aforismi per una vita saggia), la differenza consiste originariamente in una diversa convinzione delle proprie capacità. La differenza tra questi ultimi due (vanità e superbia) sta soprattutto nel fatto che la superbia è la convinzione, già esistente, della propria superiorità in un senso o nell’altro; la vanità è, invece, il desiderio di suscitare quella convinzione negli altri, accompagnato, per lo più, dalla segreta speranza di poterla poi fare anche propria. Così, la superbia è una grande stima di se stessi che procede dal proprio interno, ed è quindi diretta, mentre la vanità è un’aspirazione a ottenerla dal di fuori, cioè indirettamente. In conformità con ciò, la vanità rende loquaci, e la superbia rende taciturni (…) A rendere veramente superbi è il convincimento saldo, intimo, incrollabile di possedere doti eccezionali e di valere più degli altri. Superbo era anche Tarquinio, ultimo dei sette re di Roma che un tempo dovevamo imparare ben a memoria ed in perfetto ordine cronologico. Chissà mai perché gli antichi Romani gli hanno affibbiato questo nome…Tito Livio così racconta: “Huic orationi Servius cum intervenisset trepido nuntio excitatus, extemplo a vestibul”

Adriano V. Pirillo

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