Vienna 1815 e Dublino oggi, anzi ieri

 Nel 1814-5, le Potenze vincitrici di Napoleone, riunite a Vienna, firmarono tantissimi trattati. In quei secoli XVIII e XIX, ai trattati si teneva tantissimo, e i diplomatici, persone nobili e di squisita cultura, e tra un ballo e l’altro, tra una tresca amorosa e l’altra, si attardavano fino ai minimi particolari. Si stabilì così chi dovesse regnare qui e chi lì, e con quale successione; e con quali confini, eccetera. Lo scopo era la stabilità, e la si ottenne, grosso modo, fino alla Prima guerra mondiale.

 Vero, ma nel frattempo moltissimi dei trattati di Vienna erano semplicemente caduti nel vuoto, e i nipoti dei diplomatici del 1814 non avevano nemmeno perso tempo a modificarli; e ogni nuovo atto era, implicitamente, la cancellazione dei precedenti. Esempio, l’Italia, che, a colpi di mano, si unificò ponendo fine ai possessi diretti austriaci di Milano e poi Venezia, e a Parma, Modena, Toscana, Due Sicilie; e allo stesso Regno di Sardegna… insomma, a tutto l’assetto uscito da Vienna 1815. E l’Austria, dopo un paio d’anni di giochini, lo riconobbe. Lo stesso per la Germania nel 1871. Eccetera.

 Che c’entra tutto questo? C’entra con Dublino. A Dublino, l’Italia firmò un accordo che non so se definire più stupido o più suicida o più criminale: tutti i richiedenti asilo, in Italia! Dovevano essere “richiedenti asilo”, cioè in situazioni di estremo pericolo; ma è ovvio e banale che tutti i forestieri si dichiararono richiedenti asilo e in estremo pericolo; e con la lentezza, certe volte studiata, dei nostri procedimenti giudiziari, ogni richiedente asilo era sicuro di restare in Italia a vita, lui e i suoi eredi e collaterali.

 Gli accordi di Dublino, in più fasi, hanno interessato diversi governi italiani, incluso Berlusconi e inclusa, allora la Lega. Questo per la sacrosanta verità storica. E si dice che i governi di centrosinistra abbiano barattato Dublino con un occhio e mezzo chiusi sullo sforamento di bilancio.

 L’attuale Governo non è caduto nella trappola della revisione di Dublino, che, in un modo o nell’altro, avrebbe comportato qualche cambio di parole e non di sostanza. Ha semplicemente lasciato cadere Dublino, affermando un altro principio: il problema dei migranti deve riguardare tutta Europa.

 Siamo o non siamo, l’Europa Unita? E allora, uniti dobbiamo affrontare i problemi, e non ognuno per conto suo. Come ha ben detto Conte, l’Europa, sulle migrazioni si gioca il suo stesso avvenire.

 La Corte europea di Strasburgo, chiamata in causa sul caso della nave olandese, ha risposto che l’Italia deve aiutare i migranti sulla nave; ma che non ha nessun obbligo di farli sbarcare. Per gli amanti del diritto e del giocare al piccolo avvocato, ecco un atto formale che pone fine a Dublino.

 Attenzione, non è un congresso di razzisti a dirlo, è la Corte europea. Qualcuno può denunziare la Corte europea per razzismo… denunziare non si sa presso chi, magari a un giudice di pace di Siracusa.

 Continuando a giocare, domanda: la nave che batte bandiera olandese, è olandese? Delle due è l’una: se lo è, l’Olanda deve intervenire; se non lo è, e abusivamente batte bandiera olandese, allora è una nave pirata. Vi piace giocare all’avvocaticchio?

 Dovreste ormai aver capito tutti che l’aria è cambiata. Ma di questo, un’altra volta. Concludo con l’ovvio concetto che i problemi dell’Africa vanno risolti in Africa e con il lavoro, e non davanti ai negozi di Soverato con il cappello in mano e cellulare ultimo modello alle orecchie.

Ulderico Nisticò

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