Degrado della cultura in Calabria

Il triste caso di Cosenza, con tre morti di abbandono e d’incendio, e la perdita di un immenso patrimonio di libri e documenti, è la prova ennesima che la cultura è, in Calabria, l’ultimissimo dei pensieri; e non dico solo della Regione o altri enti inutili, dico della Calabria.

Intanto, sarei curioso di appurare quanti sappiano chi fossero i Parrasio e gli altri i cui libri sono andati in fumo; forse più noto Telesio, ma solo per sentito dire. Non è un’enfatizzazione retorica, questa mia, se il 95% dei Calabresi crede seriamente che Campanella sia quello della congiura, e della “Metafisica” non hanno mai sentito manco parlare! E siccome Telesio fu un tranquillo studioso senza fatti di cronaca, di lui anche la cronaca s’ignora.

Detto in generale, questo è lo stato attuale della cultura in Calabria:
– Ignoranti con laurea;
– Iperspecialisti di qualcosa, isolatissimi e accuratamente autoisolati dentro un’aula universitaria molto simile a laurificio rigorosamente acritico;
– Sognatori di una calabresità astratta e tenuta assieme con gli spilli di ragionamenti volatili. L’esempio peggiore, quella prosa spacciata per poesia che è “Il giorno della Calabria” del Repaci, antologia di luoghi comuni senza fondamento;
– Inventori di Ulissi, Templari, Sangennari e altre favole;
– Piagnoni degli emigranti di grandissimo successo editoriale e di cassetta, e a loro volta emigrati di lusso;
– Antimafia segue cena: e che cena!
– Buonisti generici;
– Vincitori e autovincitori di ricchi premi letterari e in giuria del prossimo;
– Storici di Magna Grecia, Basiliani e fucilazione di Murat e niente altro, e anche di Murat, Basiliani e Magna non sanno quasi niente;
– Ultimamente, storici della domenica che sanno tutto del 1860 per aver letto Pino Aprile e altri spacciatori di ricchezze e genocidi che furono, e ricchezze che saranno.

In questo quadro, figuratevi se a qualcuno importa qualcosa delle cinquecentine! Eppure, la Calabria sarebbe ricchissima di libri antichi e manoscritti e documenti di archivio, ma il tutto giace non solo trascurato, giace sconosciuto.
Molto è andato perduto per terremoti e alluvioni, e soprattutto per incuria; e grazie a Dio che si trova parecchio di Calabria a Napoli, Roma, in Sicilia, in Spagna. Molto, moltissimo altro si trova nelle stesse condizioni di Telesio a Cosenza: in antiche dimore assai più nobili che stabili e garantiti; proprietà di anziani i cui eredi vivono altrove, e quando il nonno muore, o buttano via per fare spazio o si portano il tutto altrove; esposto a ogni vicissitudine.

Servirebbe un piano regionale con tre punti fermi:
a. Ricognizione del patrimonio ignoto di libri e documenti;
b. Acquisizione, per quanto è possibile, al patrimonio pubblico;
c. Digitalizzazione quando non sia possibile ottenere l’originale.
Giusto. Ma a chi glielo vado a raccontare? Alla Regione che alla cultura riserva attenzione zero, e, al massimo, concede contributi a pioggia pro farsi votare?

Ulderico Nisticò