Diffidate delle solenni parole segue cena

“Non chi grida Signore Signore entrerà nel Regno dei cieli”, si legge nel Vangelo, in bocca a Gesù che, essendo Dio è Verità infinita, ma essendo uomo conosceva bene con quali uomini aveva a che fare.
Più terra terra, nel lontano anno 1965 il mio compagno di banco Salvatore così m’insegnò in dialetto: “Chi ti dinni dinni, tu tira sempi la radici quatrata”; traduco per i forestieri, Qualunque cosa senti, traine la radice quadrata. E io mi sono sempre attenuto a tale aureo precetto, ottenendone lusinghieri risultati teoretici e pratici.

Premesso tuttavia che tutti, proprio tutti sono innocentissimi fino a sentenza definitiva. Contenti?
Ciò premesso, l’ultima santa persona finita in gattabuia virtuale è una certa Rizzo, funzionario della Regione, che, quando commetteva [presunti] reati di corruzione era la responsabile… ahahahahahah, dell’anticorruzione e della trasparenza. Non conosco tale Rizzo, ma mi svago a immaginarla, magari, in una scuola a predicare onestà, legalità e tante altre solenni parole.

Dalle intercettazioni (compiute dalla Magistratura e non da occasionali curiosi) appare che la santa donna andava in vacanza a vini pregiati, eccetera, ottenendo tutto ciò grazie ad evidente corruzione. Ahahahahah!

La vicenda di Lucano a Riace è su tutti i giornali; io aggiungo solo quello che, secondo me, è il peggio: l’enorme deficit del Comune, che pare sia di quattro (04) milioni, ovvero 2.220 € a testa per ogni cittadino di Riace. E vai!

Procedendo a ritroso, impattiamo in una che, quanto a parole solenni, è da primato planetario, la Musella, un tempo onnipresente nella lotta alla mafia, poi [presunta] sgamata a comprarsi balocchi e profumi.

E come dimenticare Isola di Capo Rizzuto, dove due famosissimi benefattori, uno dei quali parroco, sono a [non presunti] arresti per via di [presunto] mangia mangia sui migranti; l’altro rappresentava la Misericordia [presunta automisericordia]. E non finisce qui: su don Scordio girarono un film antimafia… segue cena, oh, se segue [presunta] cena! Ahahahahah!

È indagato, tra un tesoro di Alarico e l’altro, il sindaco di Cosenza. Ma mi fa ridere che con lui ci sia tale Clini, ministro di quel governo Monti di professoroni e onestissimi, i quali, per rispettare le regole europee, hanno messo sul lastrico (anche loro) cinque milioni di poveri assoluti. Ligi alle regole, anche Clini?
Mi scuso con tutti i [presunti] mascalzoni la cui vicenda eventualmente mi sfugga. Appena me li ricordo, ne farò il nome.

Mi diletto infine a ricordare ai lettori come siano spariti improvvisamente tutti i cortei antimafia delle scuole, non appena sono finiti i soldi per i “progetti” appositi. Pura coincidenza, s’intende!
Dove voglio arrivare, in conclusione?

1. Invitare i lettori a diffidare delle meravigliose parole, un’arte in cui i calabresi eccellono: Mio nonno era barone… Quello sì che un uomo di cultura… Gradissimo poeta… Mio cugino ha un posto, a Varese… Qui sbarcò Ulisse…
2. Ammonire a giudicare le persone da quello che fanno e non da quello che dicono.

Se le parole fossero cose vere, la Calabria sarebbe la prima d’Europa, e non, com’è, la terzultima grazie a Melilla e a un buco sperduto dei Balcani. E la mafia sarebbe interamente o convertita alla bontà, o tutta quanta al penitenziario. E invece…

Ulderico Nisticò

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