Considerazioni volanti su Trump e le destre


 La prima è che i meccanismi costituzionali degli Usa, risalenti al 1776 con qualche variante, sono assai funzionali; tra questi, delle elezioni a metà di ogni mandato presidenziale di quattro anni. Si tratta di una sorta di verifica delle azioni del presidente, e della politica Usa in generale.

In questo caso, Trump rimane presidente, quindi con tutti i poteri che gli riserva la suddetta costituzione, tra cui quello più importante, il comando supremo delle forze armate, con o senza i parlamentari. Vero, però si troverà di fronte a due camere numericamente maggioritarie di segno politico contrario. Cosa succederà, non è da facili e frettolose profezie, e staremo a vedere.

L’altra considerazione è che Trump paga non di aver fatto la guerra (se fosse così, gli Americani avrebbero votato contro TUTTI i presidenti, a cominciare da Giorgio Washington; e così il 95% dei popoli della storia mondiale), ma di non averla vinta.

Facciamo l’esempio di Napoleone, che di guerre ne scatenò a decine; però ebbe il consenso dei Francesi, e non solo, finché vinse, e lo perse da Mosca a Lipsia a Waterloo. Altri esempi, li sottintendo ma non troppo.

Nessuno ha capito, manco io, che ha fatto Trump contro o pro l’Iran; mentre non ha fatto niente in Terra Santa tranne lasciare le briglie sciolte allo Stato d’Israele. E lo stesso per il Don. Per non parlare della Groenlandia né conquistata né rinunciata. E per i dazi un giorno sì e uno no.

L’argomento più spinoso e delicato è che Trump vorrebbe in qualche modo presentarsi come gli antichi “wasp”: bianco anglosassone protestante. Ma il wasp non esiste più, almeno in quanto protestante, in un mondo ormai laicizzato; quanto a bianco, arrivano notizie sorprendenti di elezioni di un musulmano praticante, una pellerossa (“nativa americana” è buffa contraddizione), un ispanoamericano, una afroamericana… e c’è anche un Talerico: dal cognome forse annovera avi calabresi? Insomma, non so quanto wasp resti, da quelle parti.

Infine, ma forse determinante, le difficoltà economiche di quei luoghi che ancora, nell’immaginario, sono ancora dove uno “trova l’America”, e invece pare che le cose vadano male per tantissimi, evidentemente anche per quelli tendenzialmente repubblicani. Ci sono i miliardari, ma non bastano a coprire le difficoltà delle masse.

E per dire cosa interna alle destre (detto molto, molto in generale), il trumpismo non è divenuto una cultura; e non c’è in Usa una cultura che possa definirsi di destra. Dove sono, per fare esempi hollywoodiani, John Wayne, Schwarzenegger, Bruce Willis, Clark Glabe… interpreti del mito americano? Né Trump ha fatto qualcosa per una cultura vagamente di destra.

A proposito, non è che sia tanto meglio la cultura di destra in Italia: tutt’altro. Io, al posto della Meloni, mi darei una regolata.

Ulderico Nisticò