Agitazioni in Calabria: la sommossa può diventare rivoluzione?


 Prima degli anni 1970, bisogna tornare molto indietro per fenomeni politicamente consistenti, persino all’insurrezione borboniana contro Giuseppe e Murat degli anni 1806-12. Non si vedevano altre agitazioni in Calabria dai tempi della rivolta di Reggio, che fu senza dubbio importante e durissima, però non della Calabria ma solo della città.

Oggi la Calabria è in sommossa, anche se non in rivoluzione. Sommossa composta, civile (ed evitiamo uscite estemporanee da convegno antimafia segue cena!), però decisa e frutto di cause profonde, di cui l’occasione è il carburante, ma le ragioni sono da ricercarsi in una crisi radicale. Cerchiamo di cogliere qualche spunto di riflessione.

Dagli anni 1990 sono scomparsi, con quelli minori, i nuclei industriali di Crotone e Vibo. In cambio hanno messo due fallimentari province, e la gente abboccò all’amo delle illusioni di assunzioni di massa.

Infatti, negli anni 1960-90, le assunzioni c’erano state, le enormi “piante organiche” e continuo “ampliamento della pianta organica” di scuole e ospedali, che distribuirono allegramente masse e masse di posti fissi, esplicitamente intesi come posti di non-lavoro; con abbandono di massa di agricoltura e allevamento e artigianato, attività che in qualche modo davano da vivere. Nei piccoli paesi – cioè quasi tutta la Calabria – una famiglia di due bidelli del 1980 era, relativamente al contesto, davvero ricca; e laureava i figli. Dagli anni 1990 le assunzioni cessarono, e i figli laureati andarono a cercarsi sistemazione altrove. Ecco lo spopolamento, e l’invecchiamento della popolazione, di cui Soverato, un tempo attivissima i produzione e lavoro serio, è tristemente l’emblema.

L’altra illusione, il turismo. La Calabria avrebbe tutte le potenzialità, ma riduce il turismo a una caotica balneazione di pochi giorni estivi, con scarsissima attenzione a tutte le varianti del turismo, soprattutto a quello culturale. Le cause sono due: assoluta assenza, dal 1970, di ogni attività culturale della Regione di sinistra centrosinistra centro(destra); e pervasività di int€ll€ttuali ufficiali depressi e deprimenti, e che della Calabria reale non sanno niente; figuratevi se hanno notizia di monumenti e chiese e di chi le costruì!

Manca in Calabria una classe culturale credibile e del 2026 e non dei viaggiatori di passaggio del 1850; e tanto più è grave ciò, quanto più la Calabria pullula di professoroni e avvocati e medici eccetera. Ah, dimenticavo i poeti: circolano più poeti e filosofi in Calabria oggi che ai tempi di Augusto e Mecenate a Roma.

Mancano invece idee non astratte per utilizzare seriamente l’agricoltura di qualità e un turismo non lasciato all’avventura e all’affittanza abusiva di catapecchie. Serve qualcosa che trasformi la sommossa in una rivoluzione delle strutture sociali e culturali della Calabria.

Da notare infine l’assenza di Governo e Regione, per cui la Calabria (me incluso) ha votato. L’opposizione fa scontata campagna elettorale; la destra ha conquistato le urne, però temo stia perdendo la piazza.

Ulderico Nisticò