Autobomba nel vibonese, inquirenti: “Il movente è un terreno conteso”

Omicidio aggravato dai motivi abietti e futili e dalle modalità mafiose. Questi i reati contestati dalla Dda di Catanzaro a Rosaria Mancuso, al genero Vito Barbara ed alla moglie Lucia Di Grillo, tutti di Limbadi, accusati di essere stati gli ideatori dell’autobomba costata la vita il 9 aprile scorso a Matteo Vinci con il ferimento del padre Francesco Vinci, tuttora ricoverato a Palermo.

L’attentato sarebbe stato progettato, secondo Dda e Carabinieri, poiche’ la famiglia Vinci-Scarpulla non avrebbe ceduto alle richieste estorsive di cedere i propri terreni ai Mancuso-Di Grillo. A Domenico Di Grillo (marito di Rosaria Mancuso), al genero Vito Barbara, a Lucia Di Grillo, a Rosina Di Grillo, Rosaria Mancuso ed a Salvatore Mancuso viene infatti contestata anche l’accusa di estorsione aggravata dalle modalita’ mafiose.

L’inchiesta avrebbe fatto luce su un’altra aggressione subita da Francesco Vinci il 30 ottobre 2017 quando sarebbe stato ridotto in fin di vita con un’ascia ed un forcone da Domenico Di Grillo e Vito Barbara, sotto l’incitamento di Rosaria Mancuso che avrebbe invitato i congiunti ad uccidere il vicino di terreno. Gli altri reati contestati fanno invece riferimento al rinvenimento di una serie di armi (fra revolver, fucili e munizioni) a Limbadi ritenute nella disponibilita’ dei Mancuso-Di Grillo.

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