Breve storia del clima

Premessa per gli amici che, quando accennano alla mia qualità di uomo di cultura (sed non ego credulus illis, Virg.), vogliono dire che, essendo di cultura, la devo pensare come vogliono loro. E invece io, portatore sano di cultura e non portato da essa, la penso come mi pare. E mi scuso se, nelle righe seguenti, darò più retta a Tacito che a Greta.

Quasi tutte le fonti antiche segnalano come molto freddo, umido, nebbioso il clima dell’Europa Occidentale: così Ippocrate (“gli occidentali sono più combattivi perché vivono nel freddo, gli orientali in un clima temperato”), e Cesare, Tacito… Questi afferma che la Germania non conosce l’autunno, e passa da estati continentali all’inverno. Ma tutta la letteratura greca e romana è ambientata su quattro stagioni.

Tutti sanno – spero – che non molti millenni fa l‘attuale Sahara era una pianura con alberi, elefanti etc. Poi si desertificò (e non c’erano molte industrie, all’epoca!), e le popolazioni europoidi o salirono a nord come gli Egiziani, o scesero a sud come gli abissini. L’Africa Settentrionale produceva grano ed era densa di città e colonie in epoca romana.
Una qualche eccezione è attestata, con le cautele delle battute di spirito, per i mollaccioni di Sibari (nell’attuale Calabria Settentrionale), che avrebbe inventato i portici per ripararsi dal sole.

L’Impero Romano disboscò e antropizzò molte aree, tra cui l’attuale Calabria, che tornarono selvatiche nell’Alto Medioevo. Ed ecco che, quando i Vichinghi raggiunsero le coste dell’attuale America, dissero di essere nell’Isola Verde (Groenlandia) e nella Terra del vino. Ma la Groenlandia fu definitamente abbandonata nel XV secolo, per recrudescenza del clima; ed è tuttora quasi disabitata. Una curiosità: i quasi non abitanti fanno parte del Regno di Danimarca, ma non della Comunità Europea.
La Francia e la Valle del Reno, nuovamente molto antropizzate nel Basso Medioevo, produssero uve; ma gli inverni erano molto freddi. Freddo e neve respingeranno Napoleone e Hitler dalla Russia.

Il Meridione d’Italia venne considerato, spesso esageratamente, di clima ideale. Era più una leggenda letteraria; e la nostra Calabria mostra escursioni pesanti sia nel corso dell’anno, sia per effetto dell’orografia. Un celebre proverbio avverte “aprili, né cacciari né mettiri; a maju, non cangiara saju; a giugnu, mutanti ‘n tundu”, un avvertimento che si può seguire solo nei paesi sui 400 mt., non certo a Soverato.
Una nota di storia calabrese. Ci sono, come tutti sanno, alcuni centri molto importanti posti sugli 800, 900 mt.: Serra S. Bruno, S. Giovanni in Fiore, i laboriosi paesi del Reventino e le loro colonie di Sersale etc.: ebbene, sono insediamenti nati, nelle forme attuali, tra la fine del XVI e i primi del XVII secolo, evidentemente in un momento in cui il clima di montagna era tale da attirare abitanti.
Ecco a che serve la cultura storica, ogni tanto. Quanto alla scienza, leggo e sento pareri contrastanti, e mi piacerebbe che gli scienziati facessero gli scienziati, senza lasciarsi condizionare da ideologie e mode. E, utilizzando le fonti, e gli strumenti di misurazione, ci dicano come stanno le cose. E qui mi taccio.

E l’inquinamento? Uh, a parte che Ercole dovette pulire in modo drastico le stalle sozze del re Augia, a Roma si raccoglievano tanti cocci rotti che ne fecero la collina del Testaccio (da testa, coccio). Nella Londra del primo sviluppo industriale, era tutto grigio di fumo, e morirono tutte le farfalle colorate a favore di quelle nere; oggi a Londra si respira una bella aria pulita, e le farfalle sono tornate policrome. Come hanno fatto, a Londra? Con interventi umani, non tornando ai tempi di Robin Hood, quando cacciavano i frodo i cervi del re, e se li beccavano finivano impiccati con una corda d’oro come Jeordie di de Andrè.

Ulderico Nisticò