Calabria: laureati per conto terzi


 Numeri alla mano, si scopre che dalla Calabria non parte più un’emigrazione di braccia, ma una di lauree, o conseguite altrove, o nella stessa Calabria, e che qui non trovano lavoro, e lo cercano al Nord; e non dimentichiamo l’estero.

 Si tratta, ovviamente, di lauree chiamiamole tecniche. Certo non lavorano né in Calabria né sulla Luna i laureati in “Pedagogia della R-esistenza”: giuro che non invento niente, c’è stata davvero una simile cosa, all’UNICAL! Ma moltissimi giovani calabresi sono ingegneri davvero, e qualcuno li vuole.

 Perché li vogliono? Ma perché la materia prima di ogni materia prima non è il petrolio o l’oro o il ferro, è l’intelligenza umana. Se un ragazzo calabrese vale, lo cercano da Milano o da Londra o da Barcellona… Ho detto vale, non penso se ha o no il “pezzo di carta”, che ormai nessuno considera.

 Perché un ingegnere edile non rimane in Calabria? Perché la Calabria è stata già sufficientemente devastata da ingegneri e architetti che mai in vita loro udirono la parola URBANISTICA, e hanno progettato scatoloni molto meno eleganti delle Costruzioni Lego; e utilizzando ogni centimetro quadrato, legale o più spesso abusivo. Un ingegnere edile potrebbe trovare una sedia nell’Ufficio Tecnico? Eh, i Comuni sono in bolletta, altro che assumere. Insomma, sono passati gli anni in cui uno si laureava in una cosa qualsiasi e, con grande gaudio della mamma, si cercava sotto casa un posto fisso dove dimenticare di aver studiato.

 Ingegnere elettronico? E per quali industrie? Eccetera.

 Che si può fare? Attenzione, non esistono rimedi magici e artificiali; e non si aprono industrie per dare lavoro. Le aziende si aprono per produrre, e se producono hanno bisogno di lavoro, e qualificato. Abbiamo già visto SIR, Saline, Isotta e tante altre truffe a cielo aperto.

 Servono dunque attività produttive reali, e con vero mercato; quindi con alto valore aggiunto; e che quindi hanno bisogno di personale adatto.

 Serve anche una programmazione, che è cosa diversa da un bruto numero chiuso. Basta sapere, con decenni d’anticipo, di cosa il mondo tra vent’anni avrà esigenza, e la Calabria pure.

 Conclusione, si deve lavorare per il 2033 e 2043; preliminarmente, togliersi dalla testa la mentalità del 1953, che è acqua passata, passatissima.

Ulderico Nisticò