​Caso Lido El Sombrero Soverato, parla Arturo Abruzzo: “Sono caduto nella trappola di un provocatore, chiedo scusa ma pretendo rispetto”


Dopo le polemiche che hanno infiammato i social nelle ultime ore, arriva la replica e il chiarimento di Arturo Abruzzo, titolare dello storico lido “El Sombrero” di Soverato.

Attraverso una nota diffusa sui canali di Soverato Web, l’imprenditore ha voluto chiarire la propria posizione, ammettendo l’errore ma rimandando al mittente le accuse più gravi.
​”Sono caduto nella trappola di un provocatore, il signor Polimeni, che ha ingigantito i fatti per provocarmi”, esordisce Abruzzo.

​”Ammetto le mie responsabilità”
​L’imprenditore non nega quanto accaduto, ma tiene a precisare il contesto in cui si sono svolti i fatti, definendo la controparte un “provocatore seriale”:
​La responsabilità: “Mi assumo le mie responsabilità per non aver saputo gestire la situazione ed essermi comportato male in quel momento”, dichiara Abruzzo, ammettendo il momento di debolezza di fronte alla provocazione.

Il ruolo di Soverato: L’imprenditore smentisce categoricamente di aver voluto denigrare la comunità locale: “Non ho mai offeso Soverato, né i soveratani, né i soveratesi. Soverato è la mia città, dove sono nato e dove lavoro con tanta onestà e dedizione”.
​”Chiedo rispetto per la mia famiglia e la mia attività”

Nel suo intervento, Abruzzo si rivolge direttamente anche alle istituzioni cittadine, chiamando in causa il primo cittadino: “Signor Sindaco, sono una persona perbene e lo sarò sempre, io e la mia famiglia”.

​Il titolare dell’El Sombrero sottolinea come da un episodio circoscritto si sia creata una cassa di risonanza sproporzionata: “Da un fatto semplice, che può capitare a chiunque, è stata architettata una tragedia. Mi chiedo chi ci sia dietro questa regia”.

​Abruzzo rivendica infine la qualità del lavoro svolto negli anni sul litorale soveratese:
​Trasparenza e professionalità: “Sono un professionista serio e un vero soveratano. Il mio lido rappresenta un’eccellenza per la città e non permetto a nessuno di infangare la mia persona, la mia attività, la mia famiglia e il mio cognome, che meritano rispetto”.

​Il legame con la clientela: L’imprenditore conclude ricordando il rapporto di fiducia costruito nel tempo: “Lavoro con onestà e bravura, e questo mi viene riconosciuto ogni giorno dai miei clienti, che mi vogliono bene e continuano a premiarci”.