Coronavirus, il virologo Ricciardi ammonisce: “Bisogna raccontare la verità agli italiani”

In una interessante intervista rilasciata al quotidiano ‘La Repubblica’ il noto virologo Walter Ricciardi ha fatto un po’ di chiarezza su quelli che potrebbero essere i tempi della fine del lockdown. Secondo l’esperto medico, il nostro paese si trova ancora nel bel mezzo dell’epidemia e per questo motivo, pensare ad una riapertura immediata, sarà molto difficile.

“La verità è che siamo ancora nel pieno dell’epidemia” di coronavirus, ha esordito il professor Walter Ricciardi, membro del comitato tecnico scientifico, stroncando tutte le speranze di coloro che pensavano di ritornare a breve alla normalità. In questi giorni si è discusso molto sull’eventualità di un alleggerimento delle restrizioni che evidentemente appare adesso molto lontana.

Secondo il dottor Ricciardi, riaprire adesso potrebbe portare ad un vero e proprio ‘disastro’ e il rischio di una seconda ondata di contagi sarebbe molto realistico. Infatti in queste ore, l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte, sta meditando l’estensione dei termini del lockdown per i cittadini fino al 3 maggio anche se, immediatamente dopo la Pasqua, alcune aziende potrebbero riprendere le attività.

“Bisogna dire bene la verità agli italiani. Non è ancora finito niente, dobbiamo avere pazienza. Il rischio è la seconda ondata, che in genere è sempre più violenta della prima”. Con queste parole, il dottor Ricciardi ha chiarito in modo netto che occorrerà attendere ancora diverse settimane prima di un ritorno alla normalità.

Trovandoci ancora la centro dell’emergenza Coronavirus, ogni ipotesi di riapertura appare dunque irrealistica. Il dottor Ricciardi, nell’intervista a Repubblica, ha chiaramente ammesso che l’epidemia è ancora al centro della sua fase di sviluppo. Il calo dei contagi è sicuramente confortante ma non deve indurci ad abbassare la guardia.

E’ vero che in questo momento è in atto una diminuzione dell’aumento del numero dei contagi ma una discesa netta della curva non si è ancora verificata, ragion per cui ogni ottimismo è infondato. Riaprire tutte le attività significherebbe aumentare in modo esponenziale il rischio di contatto tra i cittadini e quindi una seconda ondata di contagi inevitabile che farebbe rimpiombare l’Italia nella situazione drammatica di marzo.