“Cosa c’è di strano in quella ricevuta?” Parla Paolo, il titolare del famoso Ristorante di Soverato

“Ci hanno messo ko, da anni cerchiamo di andare avanti facendo i salti mortali, tra mille sacrifici, con la passione che nutriamo per questo mestiere, ma ora è veramente dura riprenderci.”

ricevuta-ristoranteInizia così lo sfogo di Paolo Vetrano, il titolare del Ristorante “Riviera” di Soverato, finito nell’occhio del ciclone per una ricevuta di 210€ che ha fatto il giro del web.
Volevamo sentire anche la sua versione dei fatti dopo il “massacro” mediatico che ha subito il suo ristorante. Così l’ho contattato e abbiamo fatto una bella chiacchierata.

In molti, a vedere quella ricevuta si sono indignati per un conto giudicato “salatissimo”, ma in quanti si sono chiesti se quel prezzo era effettivamente eccessivo?

A sentire Paolo, scopro infatti che ogni antipasto prevedeva circa 8 portate ciascuno, tutte a base di pesce fresco: gamberoni, gamberetti, calamari gratinati, involtini di spigola con mozzarella di bufala, fichi, salmone;

I secondi piatti
invece consistevano in 3 fritture di pesce, abbondanti, composte da  scampi, calamari, gamberoni, filetto di triglia e crostacei.

Non solo, alle 3 ragazze sarebbero stati offerti un antipasto (fichi, mozzarella di bufala, salmone scozzese), tre pezzi di torta e tre amari. Questo sulla ricevuta però non era riportato. Quando glielo faccio notare mi risponde:

“Erano offerti da me, per questo non ci sono sulla ricevuta. Forse è stato un errore, avremmo dovuto scriverlo…”

Paolo continua: “Cosa c’è di tanto strano in quella ricevuta? Io invito chiunque a portarmi in un ristorante dove si mangia pesce fresco, si beve vino d’annata e si paga meno di 50€.”

Ed in effetti, non mi sono sentito di dargli torto. Ho pensato: se voglio spendere 20€ vado in pizzeria, non in un ristorante, a Soverato per giunta, dove si mangia pesce fresco.

“Esatto – mi risponde – ogni giorno, mattina e pomeriggio, giro la Calabria per andare a prendere il pesce fresco. Vado a Le Castella, a Briatico, Siderno, Gioia Tauro. Capita che un chilo di gamberoni lo pago 50€, a Ferragosto ho pagato 80€ per un chilo di scampi. Un’aragosta mi costa circa 100€.

Come posso far pagare meno di 30€ un antipasto con 8 portate di pesce freschissimo? Senza considerare quanto mi costa spostarmi su e giù per la Calabria e i 1600€ di affitto che pago ogni mese.

Abbiamo sempre offerto prodotti di altissima qualità, come è certificato dalla Guida Michelin, dal Touring Club, dall’Espresso, i cui ispettori vengono ogni anno.”

Il discorso effettivamente non fa una piega. Gli esperti lo giudicano in maniera estremamente positiva, basta guardare sui siti Touring Club Italiano e Via Michelin, dove tra l’altro sono anche riportati i prezzi medi del locale.

A proposito di questo, mi sorge un dubbio: sul menu erano riportati i prezzi dei piatti?

Sul menu è scritto tutto, nonostante ciò che si dice in giro. Anzi, riportiamo anche i prezzi dei dolci, cosa che non fa quasi nessuno.” 

Poi gli chiedo di raccontarmi di più sulla giornata dell’ormai famoso pranzo:

“Sono venute queste tre ragazze, hanno ordinato gli antipasti, una bottiglia d’acqua in vetro
(non ricorda quale), una bottiglia di vino Imyr (dell’azienda agricola Ceraudo) e i secondi. Un ulteriore antipasto, dolci e amari sono stati offerti da me, come ti dicevo.”

E a giudicare dal suo racconto, le tre ragazze sarebbero rimaste anche molto soddisfatte: “Sì, mi hanno detto che sulla qualità e sulla quantità non avevano nulla da dire, anzi hanno mangiato benissimo. E allora io ribadisco che alta qualità, quantità e prezzi stracciati non vanno a braccetto.”

Poi un retroscena: “La sera stessa, la madre di una delle tre ragazze è venuta nel ristorante, aggredendoci verbalmente e urlandoci contro, accusandoci di non aver riportato i prezzi sul menu. La mia risposta, spontanea, è stata: “Signora, sul menu c’era scritto tutto, ma anche ammesso che le cose siano andate come dice lei, perché sua figlia non se n’è andata?”

Sembra che almeno una delle tre fosse originaria del Piemonte, ma secondo loro in Piemonte i prezzi non sono così alti.

“Questo non è vero, ho lavorato a Milano, a Roma…prova ad andare a mangiare in un ristorante del nord, anche a Como o a Bologna. Si arriva a pagare fino a 150€ a persona, dipende da ciò che mangi, da ciò che bevi…”

E allora perché tutto questo clamore intorno al suo ristorante?

“Non lo so, qualcuno me lo dica. Perché in Calabria non si possono spendere 70€ per un pranzo abbondante, a base di pesce fresco? Perché a Milano posso pagare anche 5€ per una bottiglietta d’acqua, e poi un milanese che viene qui ed ordina un’aragosta di primissima scelta e una bottiglia di champagne Ferrari si lamenta del prezzo? Che è comunque inferiore rispetto a quanto pagherebbe al nord…

“Ci sono anche posti in cui una frittura di pesce si paga 7€, compresa la bevanda. Da noi costa 24€, ma questo perché a me un chilo di calamari mi costa 28€. E non si tratta di calamari congelati, intendiamoci, sono calamari freschi che vado a prendere personalmente, a Briatico.

Quando entri nel mio ristorante, sai già che troverai pesce fresco di alta qualità, vini pregiati e champagne costosi. Sai già che se vieni a mangiare qui non spenderai meno di 50€. Non nascondiamo niente a nessuno, è tutto scritto sul menu, che tra l’altro spesso varia dal pranzo alla cena, perché il pomeriggio vado a prendere il pesce fresco.”

Leggo qualche recensione su TripAdvisor: leggo “Da evitare, ladri, ladri, ladri”, “Location non adeguata perché non vicino al mare” (penso, perché allora ci sei entrato se non ti piaceva il posto?) e ancora: “Assurdo”, “Una rapina”.

Provo ad immedesimarmi e mi rendo di quanto sia grande il danno d’immagine subito:

È un disastro: facevamo una media di 50, 60 coperti ogni sera. Ora ne facciamo 5 o 6. È un danno incalcolabile. È agosto, quello che dovrebbe essere il nostro periodo migliore, e non incassiamo neanche 300€ al giorno.

Ci vuole un sacco di tempo per diventare il fiore all’occhiello di un posto come Soverato. Oggi non lo siamo più, oggi siamo diventati ridicoli. Basta un attimo per distruggere un’azienda.
Qui non emerge nessuno perché tutti vogliono mangiare roba di prima scelta e spendere poco. Ma con queste materie prime è impossibile far pagare 30€ per un pranzo completo.  Sono anni che lavoriamo sodo e che superiamo tutte le difficoltà. Ma questa volta è durissima andare avanti.”

Conclude dicendo:
Noi abbiamo sempre avuto rispetto per chiunque, per chi fa pagare un piatto 5€ e per chi lo fa pagare 150. Ma vorremmo rispetto anche noi, che facciamo i salti mortali per portare avanti questa attività, per offrire la migliore qualità possibile e per pagare il nostro staff. Mi dispiace soprattutto per loro, per le persone che lavorano nel mio ristorante, che non meritano tutto questo.

Mi saluta, e mi invita a recarmi lì personalmente. Ci siamo sentiti per telefono, non mi conosce, per cui mi chiede di andare senza dirgli chi sono, svelando la mia identità solo a fine pasto, perché non vuole che io possa pensare che mi stia trattando meglio rispetto agli altri clienti.

Penso che ci andrò. È stato gentile, nonostante il momento non facile che sta passando. Mi ha detto di essere nervoso e ha ringraziato me e la Redazione per esserci interessati di lui, per avergli dato la possibilità di dire la sua.

Ognuno può pensarla come vuole, io rimango della mia idea, e sono sostanzialmente d’accordo con lui quando dice che in un ristorante sul Lago di Como spendi 100€ senza battere ciglio, in un ristorante di pari livello in Calabria 70€ sono una vergogna. Io e Paolo vorremmo che qualcuno ci spiegasse perché. (Leonardo De Stefanis – Notia.it)

 

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